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Brand Cross: un 2022 che brilla per tipologia di progetti, da un format comico per Rai2 alla serie cartoon per Rai Kids. Siamo in grado di dare un servizio tailored made e a tutto tondo. Ai clienti diciamo: abbiate coraggio e se volete una Ferrari, non pensate di investire come fosse una Panda

Emanuela Cavazzini e Roberto Bosatra

Emanuela Cavazzini, Ceo e Executive Producer BRAND-CROSS

Sta finendo il 2022. Che anno è stato per voi?

È stato un anno positivo, in linea, per quanto riguarda il fatturato, con quello precedente. Tuttavia, a differenza dal 2021, il 2022 è stato ricco di progetti diversi e per molti aspetti elettrizzanti dal punto di vista professionale. Abbiamo prodotto un format comico innovativo, Zero, per la terza serata di Rai 2. Un esperimento televisivo con un nuovo approccio produttivo e soprattutto di linguaggio. Abbiamo ideato, realizzato e pianificato tutta la campagna digital e social di lancio di Fragola Matera che, visto il successo, ci ha rinnovato tutto il lavoro strategico, creativo e di pianificazione per la campagna di follow up del 2023. Last but not least, abbiamo prodotto la serie tv cartoon Il mondo di Leo in collaborazione con Rai Kids. Un prodotto unico perché scritto e realizzato per essere fruito da bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico oltre che da bambini in età prescolare. Un progetto inclusivo e di circolarità sociale importantissimo che ha coinvolto nel suo percorso anche l’editoria con la pubblicazione del libro Il mondo di Leo da parte di Edizioni Piemme – Il Battello a Vapore, nonché l’app game educational e le nuove frontiere della tecnologia, con la pubblicazione degli NFT di tutti i personaggi e di tutte le ambientazioni della fantasia originali. Un progetto multi-editoriale complesso e affascinante, ricco di emozioni e soddisfazioni professionali.

Quali gli obiettivi raggiunti di cui andate più fieri e quale il progetto realizzato che diventa benchmark?

Gli obiettivi raggiunti in questo anno, che ci hanno permesso soprattutto di mettere in gioco finalmente la nostra lunga esperienza nell’ambito della produzione, sono certamente quelli relativi ai progetti broadcast. Abbiamo lavorato con tanto impegno, sforzo e dedizione per poter far diventare Brand-Cross un interlocutore affidabile e completo non solo nella produzione di contenuti legati al brand (come spot, film corporate etc) ma soprattutto nell’ideazione e produzione di contenuti seriali, broadcast o digitali. Il progetto multi-editoriale e cross mediale Il mondo di Leo sicuramente possiamo considerarlo il nostro benchmark di riferimento anche per il futuro.

Contingenza a parte, che cosa augurate all’industry per il nuovo anno, insomma quali gli ambiti sistemici su cui lavorare pro tutti?

Difficile augurare qualcosa ad un’industry che non è mai stata regolamentata come si deve. Mi riferisco a quella pubblicitaria naturalmente, così come all’industry in generale, soggetta da sempre a rapporti di ‘amicizia’, di ‘maggior favore’, di ‘lobby’ e via discorrendo. Gli ambiti sistemici sono tanti, troppi, da elencare e comunque già quello più importante, ovvero la coesione totale nel rispetto delle regole e dei principi fondanti dell’industry, non funziona, figuriamoci tutti gli altri. Siamo in Italia, nel bene e nel male, e ho rinunciato ormai da tempo a pensare di poter lavorare in un settore dove esistono regole da seguire, dove esistono il merito, il totale rispetto e soprattutto meno maschilismo. Ciò che è importante invece è che in Brand-Cross vi sia un clima di totale rispetto, condivisione, merito e divertimento, sia tra di noi che verso i nostri collaboratori esterni.

In che direzione va il rapporto con i clienti, su cosa state ragionando per vestire meglio le loro esigenze, a quali ambiti, nuovi servizi, visioni?

Il rapporto con i nostri clienti è un rapporto di fiducia e stima reciproca. Che sia un’agenzia, un brand o un broadcaster non fa differenza. Certo, è più facile fidelizzare un brand o un broadcaster che un’agenzia, dov’è presente maggior turnover, ma sino ad oggi siamo riusciti a costruire degli ottimi rapporti. Non tanti, ma decisamente buoni e solidi. Nel corso degli anni abbiamo investito in competenze specifiche per essere in grado di dare un servizio tailored made e a tutto tondo. Non producer interni (lavoriamo con free lance bravissimi), ma persone fortemente competenti in ambiti diversi: direzione creativa, client management, relazioni istituzionali, autori, sviluppatori tecnologici, strategia digitale e social media management.

Nell’era della proliferazione dei touch point sembra che la quantità vinca. Ma alla fine non è la memorabilità a fare la differenza? Non vi sembra che le belle cose siano sempre meno? La causa è del budget, della creatività o della scarsa attenzione riservata al crafting dai committenti?

Su questo punto potremmo scrivere un’enciclopedia. Provando a sintetizzare, direi che prima di tutto ciò che vince è l’idea. Una forte idea identitaria. Successivamente, è importante il suo sviluppo, la sua declinazione in uno storytelling proprietario e ingaggiante. Infine l’esecuzione, che deve saper sostenere e rafforzare l’idea e la sua narrazione. Tutto questo oggi manca. Nella stragrande maggioranza dei casi i clienti hanno paura di idee forti e tendono ad annacquare il contenuto. Preferiscono parole e cataloghi di vendita come se il consumatore, che invece è ormai abituato ai linguaggi delle serie tv in streaming, fosse ancora da convincere con noiose lezioncine. A questo aggiungiamo che i budget di produzione sono ridotti all’osso e quindi anche l’esecuzione contribuisce a mortificare il già debole messaggio. Senza tralasciare, giustamente, la proliferazione dei touch point, che non sono molto in sinergia tra di loro e quindi non sono pensati strategicamente per amplificare il messaggio e spesso lo disperdono. Anche la comunicazione digital e social molte volte funzionano random rispetto a tutto il resto; sembra quasi che ‘famolo strano’ sia il motto per essere ingaggianti. Non vi sono colpe da attribuire per questo appiattimento della comunicazione se non l’imperativo di spendere sempre meno. E come sappiamo bene, una Panda non costa come una Ferrari. E se vuoi spendere solo i soldi di una Panda, in autostrada andrai a 120km all’ora, senza molti comfort e non si girerà certamente nessuno a guardarti.

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