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Su Twitter prosegue la ‘saga’ delle Spunte Blu o dorate: ora l’abbonamento è necessario anche per fare pubblicità, da parte delle piccole imprese che investono meno di 1000 dollari l’anno

spunte twitter

Il social media guidato dal miliardario Elon Musk continua riservare sorprese, a partire dal drastico taglio dei dipendenti  per arrivare fino alla vicenda delle ‘spunte blu’ a pagamento. Venerdì Twitter ha annunciato che richiederà a tutti i brand di pagare il servizio ‘Twitter Blue‘ o il servizio ‘Verified Organization‘ se desiderano fare pubblicità sulla piattaforma.

La decisione è stato resa immediatamente effettiva, con l’avvertenza che gli account aziendali che già spendono più di 1.000 dollari al mese si qualificheranno automaticamente. Il che lascia il ‘pallino’ nella mani delle sole piccole imprese, quelle che non arriverebbero a qualificarsi in base all’ammontare degli investimenti pubblicitari.

Il cambiamento arriva dopo mesi di calo delle entrate pubblicitarie per la piattaforma, in seguito all’acquisizione del sito da parte di Musk a novembre: molti importanti inserzionisti avrebbero sospeso gli investimenti per timori legati alla safety dei brand. Infatti, secondo i dati della società di ricerche di marketing digitale Pathmatics, a febbraio oltre il 50% dei primi mille inserzionisti di Twitter, presenti prima dell’acquisizione di Musk, avrebbe smesso di fare pubblicità sul sito.

Anche se Musk ha scommesso forte sul rendere gli abbonamenti un pilastro più centrale del modello di business, è più che probabile che abbia ancora bisogno di inserzionisti, soprattutto se si considera che la ricaduta degli abbonamenti sui ricavi non è ancora completa. Secondo i dati di Insider Intelligence, infatti, le entrate pubblicitarie di Twitter dovrebbero calare del 27,9% quest’anno.

Ma i social media strategist e gli analisti sembrano convinti che  la nuova richiesta di abbonamento per gli inserzionisti sia stata fatta troppo frettolosamente e che alla fine si rivelerà un’arma doppio taglio, e costerà a Twitter ben più di quanto apporterà.

“È una scelta assolutamente folle ed è esattamente quello che ci aspettiamo da Elon Musk: un’implementazione mal eseguita, mal programmata e mal giudicata di qualcosa senza alcun preavviso“, ha affermato in una nota Matt Navarra, un importante figura dei social media, consulente di Google, Meta e BBC, per ciatrne solo alcuni. L’annuncio, ha proseguito, “manca di informazioni chiave” e ha portato a una “confusione sulla rimozione dei [segni di verifica] a meno che non si spendano [1.000] dollari in pubblicità”.

E ha ragione: venerdì gli utenti si sono riversati su Twitter per esprimere il loro sconcerto e lo stesso Navarra ha segnalato su Twitter che un certo numero di segni di spunta dorati – che indicano che un account è iscritto al servizio Verified Organisation di Twitter – sono già scomparsi. Tra questi, Google Maps, l’account della BBC per le breaking news e l’account di TikTok per il Regno Unito. Ma non sono questi i ‘clienti’ che Twitter va cercando, visto che, nonostante la loro nomea, non investono neppure il minimo per avere la spunta dorata automatica. La vera sfida sarà scoprire se la ‘coda lunga’ di micro-imprese seguirà le indicazioni ricevute, pagando gli otto dollari mensili, o – più probabilmente – aumentando i loro investimenti fino a superare il limite previsto. Un’altra prova dell’attitudine a scommettere ‘tutto o nulla‘ di Elon Musk, che ha già dato prove di saper affrontare con successo altre sfide apprentemente impossibili’.