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Il turismo è finalmente riconosciuto, dopo anni di marginalità, come una priorità strategica per la Nazione e come una componente essenziale della sua politica industriale. In questo percorso, l’azione di Federturismo – che rappresenta 22 Settori e 10 grandi Soci – è stata determinante: ha sostenuto con forza l’istituzione di un Ministero del Turismo dotato di portafoglio e, per la prima volta, Confindustria ha affidato ad un Vicepresidente la piena responsabilità del settore, nella persona di Leopoldo Destro.
“Il turismo non chiede più attenzione. Chiede finalmente visione, decisione, responsabilità”, ha spiegato Massimo Caputi, il nuovo Presidente di Federturismo Confindustria, che intende procedere nella sua attività su due piani di lavoro, uno nel breve periodo – nei prossimi 12 mesi – e uno a medio e lungo termine. “Nel breve periodo, si chiede un Patto di fine legislatura per il turismo, da presentare ai ministri competenti, accompagnato da un decreto di semplificazione ispirato ai modelli europei più avanzati: è una manovra a costo zero per lo Stato, ma di impatto altissimo per la competitività delle imprese. Serve promuovere e monitorare l’attuazione dei Contratti di Filiera, perché sono uno strumento decisivo per orientare gli incentivi futuri, soprattutto dopo la chiusura dello sportello dei Contratti di Sviluppo. Serve garantire l’attuazione piena e rapida delle misure già finanziate, evitando ulteriori definanziamenti e correggendo le criticità emerse in programmi come il FRITUR. Perché le imprese non possono più aspettare. E perché chiedono una cosa semplice: strumenti certi, tempi certi, regole certe. E, infine, sostenere con decisione la norma che favorisce i processi di aggregazione tra imprese, contrastando una frammentazione che ne riduce solidità, innovazione e competitività”.
Lo sviluppo dei nuovi turismi e la destagionalizzazione dei flussi
C’è poi una visione di medio e lungo periodo. “È il momento di avviare, insieme al Governo e a tutti gli stakeholder della filiera, una strategia strutturale che riconosca definitivamente il turismo come grande industria nazionale, al pari degli altri settori strategici dell’economia italiana, introducendo anche strumenti finanziari innovativi come i Fondi IPCEI, sconosciuti al Turismo, e attivando la collaborazione industriale con soggetti come CDP che oggi hanno una presenza molto, molto marginale nel Turismo”, ha dichiarato sempre Caputi. La strategia è fondata su due direttrici fondamentali: lo sviluppo dei nuovi turismi e la destagionalizzazione dei flussi. “Oggi il 90% dei turisti si concentra su appena il 10% del territorio nazionale. La sfida non è togliere valore alle nostre grandi destinazioni simbolo ed iconiche, come Roma, Venezia, Firenze, Milano, Napoli, ma allargare le opportunità, perché l’intero Paese possa partecipare alla crescita del turismo e beneficiarne davvero, visto il trend mondiale di ricerca di esperienze”.
Il turismo nel 2030: destagionalizzato e attivo 365 giorni l’anno
Una riflessione è stata poi dedicata a quello che nel settore del turismo viene considerato il capitale più prezioso, cioè le persone, un tema che è stato ribadito più volte nel corso dell’incontro. “La carenza di personale qualificato è oggi una delle criticità più serie del settore” ha spiegato il Presidente. “Servono più stabilità occupazionale, percorsi professionali attrattivi, formazione efficace e soluzioni concrete per vivere nelle destinazioni turistiche. Anche qui serve un cambio di passo”. Qual è dunque il turismo che immaginiamo nel 2030? “È un turismo destagionalizzato, attivo 365 giorni l’anno, più competitivo, più digitale, più sostenibile. Un turismo che genera valore diffuso, crea occupazione qualificata, attrae investimenti, spinge l’innovazione. Un turismo più forte, perché più moderno. Più moderno, perché più industriale; ma anche un turismo accessibile anche ai redditi più bassi con strumenti di vantaggio e offerte mirate”.
Marina Lalli: Se correttamente gestito, non esiste overtourism
L’assemblea è stato il momento per un passaggio di testimone alla guida di Federturismo. A lasciare il timone è stata la Presidente uscente Marian Lalli, che ha racchiuso il senso del turismo in una frase: “Pensare in grande. Finora siamo sati un po’ provinciali nel modo di guardare al turismo. Dobbiamo passare da una lettura quantitativa ad una qualitativa: non quanti turismi arrivano, ma qual è il valore che lasciano al territorio. Oggi il viaggiatore è diverso, cerca l’esperienza, il benessere individuale. Abbiamo bisogno di avere una percezione di valore generato nei luoghi. Altrimenti l’overtourism diventa una cosa negativa. Ma, se correttamente gestito, non esiste overtourism. Non si può mettere un tetto ai turisti: dobbiamo saperli gestire”. “Il mondo del viaggio sta cambiando in maniera irreversibile” conviene Manfredi Lefebvre D’Ovidio, Presidente del World Travel & Tourism Council. “Il mondo del lusso sta passando dalla dimensione materiale a quella esperienziale. Il nostro lusso non si crea nei laboratori del marketing, ma nella vita quotidiana. E l’Itala ha delle cose che nessun paese può compare o copiare”.
Leopoldo Destro: Il turismo, economia stellare
Come abbiamo detto in apertura, per la prima volta Confindustria ha affidato ad un Vicepresidente la piena responsabilità del settore: è Leopoldo Destro, che si occupa anche di trasporti e logistica. “Il turismo è un’economia stellare” spiega, prendendo spunto dal pay-off dell’incontro. “Lo dicono i numeri: 110 miliardi, ma diventano 275 miliardi di euro con l’indotto. Se aggiungiamo l’economia del beauty ci avviciniamo a 500 miliardi di euro. È un moltiplicatore: 100 diretti del mondo del turismo generano 60 indiretti di diverse economie. 25 nel manifatturiero, 35 nei servizi 5 nell’agricoltura. Ci sono molte economie che accompagnano l’industria del turismo”
Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo
“Ci sono tanti turismi e ogni territorio dorerebbe capire qual è la sua vocazione migliore. A Messina ho chiesto se investono sullo sport del vento. Non vogliono più essere considerati l’attracco della Sicilia, e ho consigliato loro di andare in questa direzione e di iniziare a farlo subito”.
Roma, Gualtieri: Non turisti ma ospiti che tornino e partecipino alla vita della città
In questo viaggio nel turismo del nostro Paese sono state spesso citate le grandi città, le mete classiche. E ieri c’erano anche loro, Roma e Napoli. La questione centrale, per le città di questo tipo, è quella di trovare un equilibrio tra le esigenze del turismo e la qualità della vita dei luoghi che l’attraggono. “Siamo consapevoli dei rischi dell’overtourism” ha dichiarato il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri. “Pensiamo che sia una sfida che si possa vincere in avanti non abbandonando uno dei elementi della dialettica. Che si possa legare il turismo a una qualità della vita più generale della città, pensando a chi arriva non come turisti ma ospiti che tornino e partecipino alla vita della città insieme ai cittadini. Pensiamo a un turismo di qualità, a una de-turisticizzazione dei luoghi”. Gualtieri ha anche annunciato che la prossima sfida sarà far diventare il mare di Roma un luogo per il turismo non solo locale.
Napoli, i grandi eventi e la sostenibilità
Un’altra delle grandi mete turistiche dell’Italia è Napoli, che periodicamente ospita anche grandi eventi. Quello di quest’anno è l’America’s Cup. “I grandi eventi sono una leva importante per attrarre flussi turistici nuovi” ha dichiarato il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. “Oggi abbiamo davanti un visone diversa del grande evento: deve avere sostenibilità e lasciare un’eredità ai cittadini. A Napoli abbiamo un grande evento del mare, la Coppa America, e stiamo lavorando perché migliori il rapporto della città con il mare”. Spesso le grandi città oscillano tra il piacere di avere grandi flussi turistici e la preoccupazione di averli. “Dobbiamo evitare il conflitto tra il residente e il turista” continua. “Il turista è una grande risorse, ma bisogna evitare che questi flussi turistici riducano la vivibilità per i residenti. Serve un patto tra operatori turistici e sindaci e quindi i cittadini. Dobbiamo essere alleati e non contrapporci. Ma i sindaci hanno pochi strumenti regolatori. Regolare i flussi è anche un modo per aiutare il turismo. Se la città è invivibile per i cittadini diventa invivibile anche per i turisti”.
di Mauriio Ermisino