È stato distribuito nei giorni scorsi il Report annuale di Voxnest sull’universo Podcast, una pubblicazione anticipata in vista del terremoto che l’emergenza Coronavirus ha provocato al settore, che si va ad aggiungere al tradizionale appuntamento di fine anno, che questa volta sarà molto diverso da quello ipotizzato all’inizio del 2020.
Oltre a mostrare le tendenze in tutti i segmenti di podcast, pubblicità, ascolto e contenuti, non possono mancare nell’analisi sezioni speciali dedicate alla presentazione di dettagli su come il Covid-19 ha influenzato direttamente il mondo dei podcast. La prima osservazione è la trasformazione che sta assumendo il mondo degli editori, in precedenza binario, con piccoli podcast indipendenti e giganti reti di podcast, che sta assistendo a una vera ondata di editori di podcast che si frappongono tra i due estremi. Anche se rimane evidente la ‘guerra’ tra Apple e Spotify per il predominio del settore, con la secoda azienda che ha lottato duramente e negli ultimi 15 mesi, è passata da ‘wannabe’ a ‘competitor’ a pieno titolo, impegnata costantemente nel ‘territorio podcast mese dopo mese.
Spotify è stato in grado di arrivare ad avere successo velocemente, facendo grandi e rischiosi investimenti per arrivare a dominare il mercato. Finora nel 2020, hanno lanciato 78 podcast originali e/o esclusivi, acquisito The Ringer e hanno ottenuto l’esclusività di The Joe Rogan Experience, che è (probabilmente) il più popolare podcast sul pianeta Terra. Queste grandi scommesse sembrano pagare anche nel mondo dominato dalla pandemia, poiché Spotify ha realizzato un profitto inaspettato nel primo trimestre e ha mostrato un aumento degli ascoltatori sulla piattaforma, trimestre su trimestre, passando dal 16 percento al 19 per cento ad aprile.
Di contro, l’attenzione e gli investimenti di Apple sembrano essere indirizzati altrove. Infatti, mentre fino alla fine del 2019 i podcast rimanevano centrali per la Casa della Mela, dall’inizio dell’anno l’azienda sembra focalizzata esclusivamente su Apple TV+ e sulla sua programmazione. Mentre inizialmente sembrava che il loro focus si spostasse solo temporaneamente, a questo punto viene da chiedersi se la minore attenzione ai podcast sia solo dovuta all’aggressività di Spotify (e alla potenza di Android). Mentre Apple era ancora la prima piattaforma a raggiungere 1 milione di podcast disponibili, Spotify ha ottenuto lo stesso risultato numerico solo 10 giorni dopo
Come con qualsiasi tipo di media che inizia senza pubblicità, può essere una battaglia in salita conquistare in seguito consumatori disposti ad accettare la pubblicità. Tuttavia, come il settore sa bene dagli ultimi anni, il podcast è abbastanza aperto agli annunci pubblicitari. Quasi la metà (44%) dagli ascoltatori afferma di prestare attenzione agli annunci nei podcast più di ogni altro media, e il 37% di loro afferma che il podcasting è il modo migliore per un brand di raggiungerli.
E non solo: la pubblicità in programmatic è stata in crescita del 137% anno su anno alla fine del 2019, e tale crescita è continuata anche nei primi cinque mesi di quest’anno. Da gennaio, pubblicità il programmatic all’interno della rete di Voxnest è aumentata del 65%, mentre brand e agenzie, vedendo l’accettazione e l’impegno continui degli ascoltatori, stanno superando la fase di test per immergersi più in profondità in questo comparto. Mentre è facile concentrarsi sulla mecca degli ascolti dei podcast, il mercato nordamericano, crescono anche gli ascoltatori globali. Mentre non è sorprendente vedere molti paesi di lingua spagnola (e portoghese) nell’elenco nell’elenco dei paesi più attivi, grazie all’aumento della loro creazione di podcast, è abbastanza interessante vedere paesi come Turchia, India, Filippine e Nuova Zelanda sono tra i primi 10 mercati podcast in più rapida crescita.
Durante i primi giorni della pandemia, iniziammo immediatamente a seguire, all’interno della Rete del pubblico di Voxnest , il cambiamento dei comportamenti d’ascolto: specialmente per la grande presenza di Spoxer (di proprietà di Voxnest) in Italia e Spagna, l’azienda prevedeva di poter fornire alcuni spunti davvero preziosi, poiché quelli sono stati i primi due paesi in cui il mondo occidentale è stato bloccato dalla pandemia.
Mentre i dati più interessanti provengono dall’esplorazione delle modifiche relative alle categorie in particolare, sono stati evidenziati comunque i comportamenti d’ascolto generali: a marzo, in Italia, abbiamo visto inizialmente aumenti del 10%, quindi dopo aver riesaminato nuovamente i dati alla fine di aprile, abbiamo assistito a una massiccia crescita che nel frattempo è diventata globale. Gli ascoltatori di podcast mondiali sono aumentati del 42% e gli ascoltatori europei sono aumentati a loro volta del 53%. Come accennato in precedenza, sono stati tracciati in modo specifico i due paesi che si erano messi in quarantena per primi, rilevando che l’ascolto è aumentato del 29% in Italia e del 25% in Spagna. Nello stesso periodo di tempo, al contrario, gli Stati Uniti hanno mostrato un calo del 20%, con l’eccezione però di enormi aumenti per alcune specifiche categorie, quali il Design, il Food e la Medicina.
Di fronte a questo scenario ancora piuttosto confuso, è difficile fare previsioni per il resto del 2020, ma grazie all’agilità del podcasting, esiste ancora potenziale per il settore di rispettare le proiezioni dello IAB sulle entrate degli annunci podcast, che vedevano raggiungere il miliardo di dollari entro il 2021. Cifre e dati a parte, quest’anno è stato anche confermato quanto sia efficace il podcasting, come media, per informare e mobilitare le persone, dal momento che il suo formato può effettivamente facilitare la profondità di analisi necessaria per affrontare problemi complessi.