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Creare ‘magiche’ user-experience guidate da AI e tecnologia: la ricetta in quattro passi di Christian Behrendt, Head of Creative Innovation di Google

Christian Behrendt, Head of Creative Innovation, EMEA Creative Works di Google

“Per parlare di come sia possibile coltivare una mentalità creativa basata sull’intelligenza artificiale e come creare ‘magiche’ user-experience guidate da AI e tecnologia partirò da una schema in quattro passi che illustra il percorso, ma più che una guida vuole essere un’indicazione su in che direzione ci si deve muovere, sempre tenendo presente che per ogni brand e per ogni azienda questa via può essere diversa e unica”. Così Christian Behrendt, Head of Creative Innovation, EMEA Creative Works di Google all’evento organizzato da IAA Italia a Milano, intitolato appunto ‘The future of Creativity and Innovation – driven by an AI-first mindset’, che ha messo in primo piano il mindset, l’atteggiamento cioè, necessario per affrontare queste tematiche, che si stanno rivelando sempre più di attualità.

La ricetta di Google è tutto sommato semplice e molto chiara: quattro passi da compiere per affrontare in modo differente l’impatto che l’AI e il machine learning stanno avendo sulla creatività umana. La prime di queste ‘regole’ è “Collocarsi al di fuori della propria comfort zone“, un passo ben illustrato dal percorso personale di Behrendt, che, da direttore marketing di Sony Music minacciata, al tempo, da Napster, ha scelto di ‘tornare a scuola’ a Miami per ricostruirsi una carriera professionale, prima nelle agenzie creative di New York e poi da un tech giant come Google, arrivando ad esserne a capo dell’innovazione creativa.

Anche il secondo punto è strettamente legato agli aspetti tecnologici: ‘Enhance Technologies’, nel senso di svilupparne ulteriormente le potenzialità, non certo in quello di limitarsi a favorirne un incremento puramente quantitativo. “Qui posso portare ad esempio un dato rilevato dalle ricerche di mercato”, ha commentato Behrendt. “Il 66% dei consumatori chiede di poter avere strumenti 3D per effettuare acquisti eCommerce. Quindi la Augmented Reality diventa sempre più un elemnto connotante di questo comparto. E l’AI, insieme al machine learning, è in grado di accelerare grandemente tutti processi in questa area di business”.

Anche al terzo punto, ‘Create new ways of making’, l’esempio di Alphabet è il primo a venire in mente, perché, come ricorda il relatore, basta pensare alle molte attività sperimentali del gigante di Mountaign View, da Google X alle auto senza pilota di Waymo, alle mongolfiere per la connessione internet Loons, per avere un elenco quasi infinito di tentativi, alcuni già conclusi, altro ancora in corso, altri ancora abbandonati. Ma la spinta a trovare nuovi modi di fare le cose rimane al centro della progettualità dell’impresa, come dimostra anche il design project Sprint.

Si arriva quindi all’ultimo insegnamento dello speech di Behrendt: ‘Foster a culture of experimentation’, che trova forse il suo esempio più puntuale nel lavoro fatto in ambito fashion, cinque anni dopo il Project Muze, la piattaforma Global Fiber Impact Explorer (Gfie) che consente di avere informazioni sulle strategie di approvvigionamento sostenibile dei materia. Sviluppata in collaborazione da Stella McCartney, dal WWF e da Google stesso, poco più di un anno fa, il GFIE consente alle aziende di scegliere in maniera più oculata le proprie fonti di approvvigionamento durante la fase di rifornimento dei materiali. Una sostenibilità garantita dai numeri, dai dati di Google, che fa di questa iniziativa anche un impegno di grande valore sociale.

“Ma non basta raccontare le cose”, sono state le parole di chiusura del relatore. “Andate sul sito ‘experiments.withgoogle.com’ per scoprire tutto quello che già è stato fatto in quest’ambito. E per metter alla prova il vostro progetto!”.