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#CloudMarketing, Gruppo DigiTouch: un mercato sempre più ‘tech’ e ‘data’ driven si sposta verso l’adozione di logiche SaaS

A ognuno il suo hashtag: un tema, un protagonista. È questo lo spirito della nostra iniziativa che accompagnerà i nostri lettori fino a Natale per stimolare una discussione sull’anno ormai trascorso e una visione per il futuro di un settore, quello del ‘Digitale’ che, mai come quest’anno, ha dimostrato di essere il vero ago della bilancia dell’intero mercato del marketing e della comunicazione.

Intervista a Simone Ranucci Brandimarte, Presidente Gruppo Digitouch

Come avete affrontato il 2020 e quali cambiamenti strutturali avete dovuto implementare?
La digitalizzazione, che è stata l’esplosione (ai fini imprenditoriali) di questo 2020, ha investito l’intero settore, ma in GRUPPO DIGITOUCH eravamo pronti sin dall’inizio al cambiamento: avevamo già adottato lo smart working come benefit per i dipendenti da svolgere alcuni giorni al mese da alcuni anni, per cui gli aspetti organizzativi interni sono stati marginali, mentre l’organizzazione esterna ha richiesto una trasformazione più complessa. Abbiamo introdotto in particolare i Client Partner, figure professionali su cui investiamo moltissimo come formazione e sviluppo, che hanno una specializzazione per industry ma anche una competenza trasversale, capace di tagliare orizzontalmente i tre principali servizi che offre la nostra azienda: marketing, tecnologie e servizi eCommerce. La nostra offerta, di conseguenza, è ben integrata e mirata a soddisfare end-to-end i bisogni di strutture medio-grandi.

A conferma della relativa tranquillità con cui è stato gestito questo periodo, c’è stata l’importante acquisizione portata a termine a maggio, quella di Conversion-Nextmove mentre altre operazioni sono allo studio. Siamo circa 300 professionisti al lavoro oggi e la domanda da parte dei clienti si è in qualche misura modificata. Possiamo riassumere l’andamento segnalando che sono diminuite le richieste nell’advertising online e negli ambiti a esso correlati, mentre si sono impennate quelle relative alle tecnologie, che ci hanno di fatto accompagnato nella transizione. Il mercato dei servizi digitali che ne sta emergendo è sempre più tech driven e data driven, e in questa area la nostra presenza – o integrando i servizi acquistati all’esterno o sviluppando le soluzioni tecnologiche al nostro interno – è sempre più rilevante. A tendere vediamo la domanda dei clienti spostarsi verso la richiesta di partner che siano in grado di servirli a tutto tondo.

Ma quindi che direzione sta imboccando il mercato e quali sono le nuove esigenze delle aziende?

Il Covid-19 ha accelerato un processo che era già in atto e questo apre grandi percorsi di cambiamento. Sintetizzandoli, vediamo tre driver principali.

Il primo è l’accelerazione inattesa dell’implementazione di tecnologie e soluzioni digitali, oltre qualsiasi previsione, sia nel privato sia nel pubblico. In secondo luogo, vi è l’emergere della necessità, da parte delle medie-grandi aziende, di trovare non fornitori di servizi specializzati, ma partner strategici capaci di gestire una pluralità di competenze. Terzo cambiamento è la tendenza crescente dei clienti ad affidare parte del proprio business in outsourcing: d’altra parte la gestione dell’eCommerce, o dell’outbound, o dei dati, richiedono investimenti crescenti che si rivelano di particolare complessità.

Di qui la necessità di trovare partner che possano farsi carico di intere value chain all’interno dell’organizzazione del cliente stesso. Una gestione più efficiente, che richieda un minor impegno economico e assicuri il massimo dell’innovazione pratica: questo è un cambiamento di grande spessore, che rivoluzionerà la catena dei fornitori e darà spazio a nuovi e più rilevanti ruoli degli stessi. Sarà la stessa gestione dell’innovazione che determinerà il nuovo ruolo dei partner.

La stessa dizione ‘investimento in tecnologia’ non ha più senso già ora: questi sono running costs, che devono rientrare tra i costi per le operazioni correnti, tanto più per l’adozione, sempre più diffusa, di logiche SaaS, Software as a Service.

La crescita di questi partner strategici sta dando vita alla nascita di poli, tanto esteri quanto italiani, e DigiTouch vuole essere uno di essi, un polo aggregante capace crescere di 5 o 10 volte la stime attuali, investendo sulle acquisizioni e sulle competenze oltre che sulla pervasività del nostro portafoglio di offerta per i clienti.

Per chiudere, qual è la sua visione sul futuro del mercato?

Questi anni saranno centrali: dal digitale arriva la spinta per la crescita economica del sistema paese. Anche la Pubblica Amministrazione, attualmente un po’ indietro nella digitalizzazione, dovrà essere della partita. D’altra parte basta guardare al Regno Unito o alla Germania, dove la PA è al vertice dell’innovazione, per veder lo spazio destinato a essere occupato in fretta.

Di conseguenza sono molto ottimista sull’evoluzione del mercato in Italia nei prossimi anni: d’altra parte il motore del cambiamento sarà il consumatore digitale, il consumatore del futuro. Purché cambi il modo di ragionare delle aziende, che dovranno passare da una logica di investimento a una logica di service. Ma non c’è più molto tempo da utilizzare per adottare soluzioni innovative: perché non dimentichiamo che nella pandemia vi sono ancora comparti industriali non in grado di servire un’offerta realmente digitalizzata e data-driven. Se non provvedono nei prossimi 12/24 mesi, il rischio di un allargamento irreversibile del gap diventa reale.

 

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