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Lo scorso anno ha dato il via alle danze con il nuovo Superman. Ora è il turno di Supergirl, la nota eroina della Dc Comics, cugina di Superman e protagonista dell’omonimo film al cinema da ieri, 25 giugno, distribuito da Warner Bros. Pictures
Una grande festa
Il compleanno di Supergirl è un riferimento del film. E Warner Bros. ha colto lo spunto per organizzare un grande evento di lancio ieri sera al The Space Moderno al Parco Leonardo, fuori Roma. Nella grande hall della multisala, un party con d.j. set ispirato alle musiche del film (abbiamo ascoltato Call Me dei Blondie, la band di cui la protagonista indossa fieramente una t-shirt) e con un bar ricreato ad arte, traendo ispirazione dai pub stellari che la nostra eroina frequenta. Il pub serviva Negroni analcolico (un ossimoro…) Poco prima della hall, all’entrata, la possibilità delle photo opportunity con le figure degli eroi a grandezza naturale. Tra gli inviati, giornalisti, ospiti e influencer, molti dei quali vestiti a tema, con magliette e top con la classiche ‘S’ del costume dei supereroi. Anche il personale dell’accoglienza era a tema, con dei lunghi mantelli rossi. Le luci al neon degli allestimenti hanno portato tutti nell’atmosfera di una space opera retrofuturistica, come è il film.
DC Extended Universe
Prima di parlarvi del film, però, è necessario un passo indietro. Supergirl è il secondo capitolo della nuova versione del DC Extended Universe, l’universo condiviso di tutti i supereroi di DC. Il primo universo della casa dei supereroi era partito nel lontano 2013, sotto l’egida di Zack Snyder, sempre con un film di Superman. Era Man Of Steel e provava a portare il noto supereroe in un mondo più oscuro, adulto, un po’ sullo stile di quello che aveva fatto Christopher Nolan con Batman. Il nuovo corso, che avrebbe condotto al film collettivo Justice League, sarebbe dovuto essere questo, ma qualcosa andò storto: Snyder fu sostituito, dopo averne girato gran parte, alla regia di Justice League. E la DC cominciò a raccontare i propri eroi con i toni più leggeri della Marvel. Proprio per impostare i nuovi film in questo senso, è stato chiamato James Gunn, regista del Marvel ‘I Guardiani della Galassia’.
Le scelte di James Gunn
La ripartenza è stata totale: nuovi interpreti, una nuova visione e un tono decisamente diverso, più leggero, ironico e irriverente. Anche questa volta il punto di partenza è Superman, proprio come era accaduto con il precedente universo DC. La differenza, però, sta nel modo in cui Gunn sembra voler costruire la nuova saga. Invece di introdurre subito gli altri due pilastri della Justice League, Batman e Wonder Woman, la scelta è ricaduta su Supergirl, che sarà il secondo tassello di questo nuovo corso. Solo in seguito arriverà il secondo capitolo di Superman, mentre gli altri eroi e i grandi film corali entreranno in scena più avanti. Una decisione che ha anche una motivazione pratica. Warner e DC stanno infatti portando avanti, in parallelo, un’altra linea narrativa dedicata a Batman, inaugurata con The Batman di Matt Reeves e interpretata da Robert Pattinson. Si tratta di un universo separato da quello di Gunn, e l’obiettivo è evitare sovrapposizioni che possano confondere il pubblico. Ma c’è anche un’altra possibile chiave di lettura. Tecnicamente questi film sono dei reboot, cioè una ripartenza completa della saga. Eppure arrivano a distanza di pochi anni dai precedenti, tanto da sembrare quasi dei sequel. Per questo è probabile che Gunn abbia deciso di non riproporre subito personaggi e storie che sono ancora molto presenti nell’immaginario degli spettatori, preferendo concentrarsi su figure meno sfruttate e lasciando che Batman e Wonder Woman aspettino il momento giusto.
Ma com’è Supergirl?
La storia è questa. Quando un avversario inaspettato e spietato colpisce troppo vicino a casa, Kara Zor-El, alias Supergirl, è costretta a stringere un’improbabile alleanza con una giovane che ha perso i genitori intraprendendo un’epica avventura interstellare all’insegna della vendetta e della giustizia. Ora, quella che vediamo in scena è una classica storia di vendetta. E queste storie portano con sé un certo pathos, una voglia di rivincita che trascina il pubblico. Pensiamo a quello che, con un plot di questo tipo, ha fatto Quentin Tarantino in Kill Bill. Qui, invece, in una storia piena di azione e divertimento, il film non riesce mai a dare il giusto peso al tema che ne è al centro. Il problema di Supergirl è soprattutto di sceneggiatura. Gli spunti ci sono, due ragazze orfane costrette a diventare adulte troppo presto, il traffico delle spose bambine. Ma tutto rimane sullo sfondo, lasciando spazio a lunghi, interminabili combattimenti, probabilmente anche per introdurre il personaggio di Lobo. La storia c’è, il personaggio anche, ma manca quasi del tutto l’introspezione. C’è poi un problema di tono. Se per gran parte del film si cerca continuamente la battuta e il sorriso, si finisce per svuotare il racconto del suo pathos. Così, quando arriva il momento di essere drammatico o commovente, il pubblico è già uscito emotivamente dalla storia. Si dice che più è riuscito il cattivo, più è riuscito il film. E il villain di Supergirl, purtroppo, è davvero poco interessante.
Milly Alcock e le polemiche dei fan
Se il film convince solo in parte, il personaggio invece funziona. La Kara interpretata da Milly Alcock è credibile e ben costruita, nonostante il limitato approfondimento psicologico. E probabilmente darà il meglio di sé nei prossimi capitoli della saga, a partire dal secondo Superman. Milly Alcock ha una bellezza insolita, perfetta per il ruolo: occhi piccoli e uno sguardo di ghiaccio, un volto da eterna ragazzina imbronciata, capelli ricci e spettinati. La sua è una donna che si muove in un mondo di uomini violenti e non accetta mai di subire, reagendo a ogni sopruso. Non sono mancate le polemiche sui social, dove i soliti fan l’hanno giudicata inadatta o non abbastanza bella per interpretare Supergirl. Nell’era di internet accade anche questo. L’attrice, però, ha trasformato quelle critiche in uno stimolo, costruendo un personaggio grintoso e perfettamente coerente con la storia.
Supergirl non è Superman al femminile
Il film si ispira a La donna del domani (2021-2022), la miniserie scritta da Tom King e disegnata da Bilquis Evely. È una storia che racconta un’eroina molto diversa dal solito: fallibile, fragile, che incontriamo in un pub mentre festeggia il suo ventunesimo compleanno ubriacandosi, cosa impossibile sulla Terra perché il sole annulla gli effetti dell’alcol. L’idea è interessante. Sia nel fumetto sia nel film emerge il ritratto di una ragazza in crisi, in un perenne hangover. A differenza di Superman, Supergirl ha alle spalle una storia più dolorosa e tormentata, e quei traumi continuano a definirla. È scortese, ruvida, e non possiede l’incrollabile fiducia nell’umanità né il senso assoluto del bene che caratterizzano Superman.
Nel nome del Superman di Christopher Reeve
A proposito di Superman, i nuovi film mantengono un forte legame con quelli diretti tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta da Richard Donner, con l’indimenticato Christopher Reeve. Nel recente Supermancompariva in un cameo proprio il figlio di Reeve. In Supergirl, invece, per realizzare il costume sono stati utilizzati gli stessi tessuti impiegati per il costume originale di Superman indossato da Reeve. Un modo elegante e significativo per mantenere vivo il legame con il passato.
di Maurizio Ermisino