Indice dei contenuti
In Nuova Zelanda, McDonald’s ha trasformato uno dei tagli di capelli più iconici e controversi in un’idea di prodotto e di comunicazione, lanciando il McMullet: un cheeseburger con una fetta di formaggio ‘in più’ che sporge dal retro. La campagna è firmata da McCann New Zealand, insieme a FleishmanHillard Aotearoa e OMD New Zealand, e nasce come un test a edizione estremamente limitata attorno a un’idea diventata virale.
Dal meme al menu (anche se per poco)
Tutto parte dai social. Tra video, commenti e contenuti generati dagli utenti, prende forma un’idea subito virale: aggiungere una fetta di formaggio extra sul retro del panino. La community si accende, gli utenti iniziano a replicarla e gli influencer amplificano la conversazione. È in questo contesto che nasce il nome McMullet, rapidamente adottato online. A quel punto, il brand sceglie di intervenire non per guidare la narrativa, ma per seguirla: trasformare un insight social in attivazione reale. L’idea si estende così a un ecosistema più ampio che, oltre ai social e agli influencer, include anche attivazioni fisiche e una componente OOH mirata, pensata per amplificare la conversazione nel mondo reale.
Un pop-up per veri ‘mulleteer’
La risposta arriva offline. Per un giorno, il ristorante McDonald’s di Penrose diventa un pop-up interamente dedicato al McMullet. La dinamica è semplice: chi si presenta con un mullet riceve gratuitamente il cheeseburger ‘con la coda’. E per chi non è ancora pronto a sposare il look, barbieri in loco trasformano l’esperienza in un invito all’azione, completando il makeover. Un meccanismo che sposta la campagna dal digitale allo spazio fisico, rendendo la partecipazione immediata e condivisibile.
