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L’estranea: l’Italia manda agli Oscar un grande film. In sala da giovedì 8 ottobre

Lo firma Paolo Strippoli, un regista che orgogliosamente gira film di genere e cresce a ogni nuova opera. Un motivo d’orgoglio per il nostro cinema. “Respira a fondo, respira piano. Se chiudi gli occhi il male è lontano”. È l’inizio di una filastrocca, di una cantilena che nella famiglia Colonna si usa dire per allontanare la paura, il dolore fisico, l’angoscia. È così che inizia L’estranea

L'estranea di Paolo Strippoli
© Andrea Miconi

Film presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e che l’Italia ha deciso di designare come rappresentante alla corsa agli Oscar come miglior film straniero. Che possa farcela dipende da molti fattori, soprattutto dalla concorrenza. Ma è un grande film. Uno di quelli  che di premi ne vincerà molti. Valeria Bruni Tedeschi si candida sin d’ora come Miglior Attrice Non Protagonista, sceneggiatura e regia sono di alto livello, ma lo sono anche il montaggio e il montaggio sonoro. Ma ogni aspetto è di altissimo livello. Paolo Strippoli si conferma un grande regista. Un artista che apprende le lezioni dei grandi e ne fa qualcosa di suo.

Quanto costa stringere un patto?

Sì, L’estranea è un horror. Ma è un film dell’orrore particolare. Inizia con Anna (Jasmine Trinca), che vola a Roma per raggiungere la figlia Alice (Romana Maggiora Vergano), sotto una pioggia torrenziale. Le due non si vedono da un po’. Ma, a quanto pare, la madre ha una cosa importantissima da dirle. Quando parte il racconto torniamo indietro, in un altro tempo, un altro luogo e un’altra luce. Siamo a Bari nel 1999 e il sole sembra splendere su ogni giornata. La famiglia di Anna e Walter (Adriano Giannini) è ricca e invidiata. Proprio durante un ricevimento nella loro villa accade un fatto tragico ad Alice. Per salvare la sua gamba, che rischia di essere amputata, Alice stringe un patto con un’estranea. Alice sarà salva. Ma quella scelta scatena un effetto domino.

C’è qualcosa che va al di là dell’orrore

La cosa che ci piace de L’estranea è che siamo di fronte a un horror soprannaturale e, allo stesso tempo, psicologico: un tipo di film dell’orrore che ormai si fa molto raramente. Per capirci, non è un film che cerca di spaventarti attraverso una sequenza di jumpscare, facendoti sobbalzare, né una storia che muove meccanicamente i personaggi come pedine in funzione del colpo di scena e della manipolazione dello spettatore. Qui, man mano che la storia procede, ti rendi conto che non stai provando tanto paura quanto una tensione costante, un senso di agitazione che cresce. E, ancora di più, un disagio, un malessere che nasce da una serie di temi che, al di là della cornice fantastica, appartengono profondamente alla realtà: l’emarginazione, il bullismo, i soldi, le dipendenze. E, in fondo, la paura più universale di tutte: quella di perdere le persone che amiamo.

Attenzione a cosa desiderate

L’estranea è un film che ci parla soprattutto di famiglia. Del legame che stringiamo con i nostri figli, delle nostre paure per loro, del nostro senso di protezione. E anche dei desideri e delle aspettative che proiettiamo su di loro, delle pressioni che mettiamo per sogni e desideri che spesso sono i nostri. È un film che parla dell’ossessione del controllo, non solo sulle nostre vite ma anche sulle vite degli altri, di scelte e delle conseguenze che queste hanno. E quindi del peso che ci portiamo con noi e non se ne va. È anche un film sul desiderio, sulla reputazione, sull’apparenza, nodi molto attuali della nostra era.

Usare tutti gli strumenti dell’horror e del thriller

Paolo Strippoli dimostra di saper usare tutti gli strumenti che i generi dell’horror e del thriller gli mettono a disposizione. A partire da paesaggio/stato d’animo. L’estranea è una lunga e costante escalation di tragedie, una lenta discesa agli inferi che ci trasporta dalla luce al buio, dal sole degli inizi alla pioggia da giudizio universale del finale. Per continuare con il montaggio e il montaggio sonoro, perfetti nel tenerci incollati alla storia e a portarci senza soluzione di continuità avanti e indietro tra passato e presente grazie a un oggetto, come una foto, o un suono. E ovviamente grazie alle musiche originali (di Rob) che sanno essere stranianti, spaventose, evocative, e riescono a sottolineare i momenti chiave della storia. C’è anche la musica di repertorio, una canzone in particolare, Narcotic dei Liquido, hit di fine anni Novanta, canzone energica che ha il ruolo di giocare a contrasto con il momento più tragico del film.

La lezione dei più grandi

Strippoli ha anche imparato la lezione dei più grandi, con cui gioca non per fare delle vere e proprie citazioni, ma per creare dei momenti che sono organici al suo racconto. Quel close up sul prato verde e perfetto che rivela un formicaio e delle formiche operose e inquietanti riprende la famosa prima sequenza di Velluto blu di David Lynch, dove vediamo un brulicare di insetti sotto ai fiori in un giardino. È il segnale che c’è altro dietro l’apparenza. Un presagio di qualcosa che sta per arrivare. È puramente estetico e funzionale all’atmosfera il gioco con le vetrate illuminate nella cappella che riprende i giochi di luce di Suspiria di Dario Argento.

Valeria Bruni Tedeschi spicca in un grande cast

Tutto questo però non servirebbe se Strippoli non scegliesse un grande cast, dove gli attori sono tutti in parte, ma dove, ovviamente spicca il personaggio chiave. L’estranea è Valeria Bruni Tedeschi in un look anni Quaranta fatto di un trench beige, tacchi e capelli biondi. È un personaggio sfuggente, a cui l’attrice dà infinite sfumature. È suadente, sorridente e ha dei modi gentili. Ha quell’aria sospesa, svampita, quel senso di follia che l’attrice ha mostrato altre volte ma che qui prende una declinazione diversa. Quella gentilezza in un attimo diventa sadismo, perfidia, scherno. È un personaggio che nel film appare pochissimo, quattro volte, ma ogni volta imprime un’accelerazione ulteriore alla storia. Al personaggio di Anna, che le chiede “cosa vuoi?” risponde, ed è qui la chiave del film: “Cosa vuoi tu?”.

di Maurizio Ermisino

Locandina L'Estranea