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The Nameless Ballad di Federico Zampaglione (Tiromancino),  musica e orrore si fondono in un unico progetto

Esce nelle sale italiane – distribuito da Filmclub Distribuzione in collaborazione con Scream Hub – dal 5 novembre The Nameless Ballad, il nuovo horror perturbante diretto da Federico Zampaglione, che torna alla regia dopo il successo di The Well, venduto in 104 Paesi nel mondo. È scritto dal regista con Barbara Baraldi, scrittrice e curatrice editoriale di Dylan Dog

“Le canzoni non si scrivono in base a chi le merita”. Sam, il protagonista di The Nameless Ballad, ha appena litigato con la sua ragazza. Memories, la sua canzone più di successo, è dedicata a un’altra donna che gli ha spezzato il cuore e non a lei. In più sono lontani. Sam è in una villa in campagna, nel nulla, in Italia, per provare a trovare l’ispirazione per nuove canzoni. Lei è in Inghilterra. L’ispirazione, intanto, non arriva. E Sam scopre un misterioso piano chiuso a chiave: quando la trova, scopre anche il diario di una donna. Federico Zampaglione è un noto musicista, con il marchio Tiromancino. Ed è anche un regista horror molto apprezzato. Qui musica e orrore si fondono in un unico progetto, intrigante da entrambi i punti di vista. Non si tratta solo di un horror con una rockstar come protagonista: qui la musica è parte integrante della storia, è un elemento narrativo fondamentale. E il percorso creativo di Sam è il motore che guida il film. È vero, allora, che le canzoni non si scrivono per chi le merita? E nel processo creativo e nel tormento di Sam c’è qualcosa di Federico Zampaglione? “C’è tanto di me” risponde. “I musicisti hanno un codice comune: approcciarsi alla musica, alla scrittura è qualcosa di universale, sono dinamiche che chi fa questo mestiere conosce. Ho trasferito tante di queste cose in questo personaggio e chi lo interpreta è un musicista. Detto questo, è vero che le canzoni non arrivano per chi le merita, ma a volte nascono anche per situazioni che ci fanno stare male e che il musicista esorcizza attraverso la musica. Mi è capitato di vivere situazioni molto dolorose e sono riuscito ad alleviarle perché è nata una canzone che mi ha fatto pensare che il dolore non è stato inutile. La musica arriva quando vuole lei”. Il film ha un cast interessante: Jamie Ward (The Gentlemen – seconda stagione), Giglia Marra, Alana Boden, Fabrizio Ferracane, Seumas Sargent, Reed Stokes, Sergio Ceglie, Mia Desando e Vincenzo De Michele

La descrizione di un attimo

Una canzone però va anche cercata. In una delle prime scene del film, Sam suona un accordo di chitarra, lo regista e lo manda in loop, cercando ostinatamente di tirarne fuori una canzone. Fare il musicista è un lavoro, un lavoro che può essere duro. “In quella scena faccio anche vedere che non trova la canzone, che ci gira intorno e non esce niente che lo convinca veramente. Subentra il mestiere, la tecnica ma non arriva la vera ispirazione. L’ispirazione la trova in un momento di grande sofferenza. Le canzoni migliori sono quelle che nascono in un attimo”. Sono ‘La descrizione di un attimo’, per citare una delle sue canzoni più belle.

L’era pre-social e l’era social

“Future star or one hit wonder?” è questo che legge Sam in rete mentre sta cercando l’ispirazione. Zampaglione, in 35 anni di carriera, ha vissuto un’era in cui non c’era internet e non c’erano i social, e poi ha sperimentato il momento attuale in cui sono così presenti. Cosa è cambiato per un artista? “Prima si facevano le cose e non c’era un immediato riscontro su come la gente le percepisse. Si sentiva più cosa pensava chi ti apprezzava. Chi non ti apprezzava quasi non lo intercettavi. Adesso spesso leggi cose che sono assolutamente contrarie a quello che fai, all’inizio è stato uno shock, c’è gente che quasi non sopporta i tuoi lavori. Ma fa parte del gioco. Non vale solo per i musicisti. Bisogna prendere una cosa con una certa sportività. I commenti possono essere molto duri e portare qualcuno più fragile a uno stato di insicurezza”.

Il lato oscuro della musica

Un grande percorso nella musica, un grande percorso anche nel cinema horror. Per la prima volta Federico Zampaglione ha davvero unito le due cose. “A un certo punto volevo fare un film più personale, raccontare una storia più vicina a una serie di cose che conosco bene. Se parli di loro riesci a raccontarne delle sfumature, in modo che altri non potrebbero fare. Raccontare la storia di un musicista vuol dire raccontare me. La musica è un campo pieno di inquietudini, di ombre. A volte dietro le luci del palco si nascondono anche dei grandi abissi di solitudine, paura, stress, isolamento. Ho voluto raccontare la parte oscura della musica e gli effetti che può avere sulle persone che hanno deciso di farne parte”.

Ai fantasmi ci devi voler credere

Zampaglione dimostra di conoscere a fondo la grammatica dell’horror: dagli jumpscare, dosati senza abusarne, ai meccanismi della ghost story. Ma soprattutto gioca con l’ambiguità, senza mai chiarire fino in fondo se ciò che accade sia reale o frutto della mente del protagonista. “È uno degli aspetti più interessanti del film: il confine tra quello che succede davvero e quello che prende forma nella testa di una persona. Non c’è una risposta definitiva, lo spettatore resta nel dubbio. L’ossessione nasce dentro il protagonista e progressivamente si espande all’esterno. Ho voluto lasciare aperta questa possibilità. In fondo, la mia idea è che ai fantasmi bisogna voler credere: se ci credi, esistono; se non ci credi, sono soltanto nella tua testa”.

Una musica può diventare un’ossessione?

La musica è un altro dei temi centrali del film. Una melodia può insinuarsi nella mente fino a diventare un pensiero ricorrente, quasi impossibile da allontanare. Un’esperienza che Zampaglione conosce bene, sia come autore che come ascoltatore. “Succede spesso mentre componi o arrangi, quella musica continua a girarti in testa. Ma può capitare anche con canzoni di altri artisti. Mi è successo più volte, con brani miei e non. Quando una melodia ti accompagna per tutto il giorno, significa che contiene qualcosa di speciale, un elemento capace di conquistare la tua attenzione e non lasciarla più”.

 La pubblicità e i videoclip

Non solo musica e cinema. Zampaglione ha sperimentato anche il linguaggio pubblicitario, come nella campagna per Negroni, in cui non si è limitato a prestare il volto al marchio, ma ha reinterpretato con ironia il celebre jingle «Le stelle sono tante…». Ho realizzato una versione divertente, una mia reinterpretazione. È stato un lavoro veloce, ma non ho avuto altre occasioni per dedicarmi alla pubblicità. Mi è capitato invece di girare videoclip: quando mi viene una buona idea per un video, generalmente preferisco occuparmene in prima persona”.

Zampaglione e l’AI

Il confronto sulla creatività non può prescindere dall’intelligenza artificiale. Per Zampaglione è uno strumento utile, soprattutto quando serve velocizzare attività e ricerche, ma non un sostituto della creatività umana. “L’AI facilita molte cose: permette di fare ricerche, consultare informazioni e ottenere rapidamente risultati. Ma se la si usa per sostituire la creatività, quello che si ottiene è un surrogato. Può funzionare, anche suonare bene, ma spesso manca l’imprevedibilità, quella capacità di uscire dagli schemi che appartiene all’uomo. Il rischio è produrre qualcosa di standard. Non credo che si possa affidare all’AI la creazione artistica, se l’obiettivo è andare oltre l’ordinario. È già successo con l’avvento della registrazione digitale e di Pro Tools: si pensava che il computer avrebbe sostituito tutto, ma gli strumenti tradizionali non sono scomparsi. Un disco realizzato interamente al computer può suonare freddo e sintetico. Il calore degli strumenti veri è un’altra cosa”.

di Maurizio Ermisino