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Torino Film Festival 2026, Marilyn Monroe e le donne al centro della 44ª edizione

Presentata oggi a Roma, all’Acquario Romano, l’edizione n.44 del Festival che va in scena all’ombra della Mole dal 24 novembre al 2 dicembre: 10 su 16 dei film in concorso sono diretti da registe, e alla diva è dedicata una retrospettiva. Tra gli ospiti John Travolta, Luc Besson, Andy Garcia, Fanny Ardant

Quando un festival nasce sotto la stella di Marilyn Monroe – che ti guarda dolce, maliziosa, accattivante, avvolta in un asciugamano come appare nel manifesto – non può che essere fortunato. E così ci sembra che il TFF – Torino Film Festival sia davvero nato bene. Marilyn è un vero filo conduttore del festival. A lei è dedicata la retrospettiva, con 24 titoli introdotti tutti da donne, ma non solo. Nel film di apertura, che è Novembre 1963 – L‘assassinio di J.F. Kennedy di Roland Joffè, nelle prime scene si esibisce una sosia di Marilyn Monroe a Dallas. Il film, in anteprima internazionale, sarà accompagnato a Torino da John Travolta, che riceverà la Stella della Mole e, dallo stesso Joffe. Ma anche in Dogman, di Luc Besson (anche per lui la Stella), il protagonista a un certo punto si traveste da Marilyn. Come diceva la pubblicità, ti piace vincere facile. “Ogni volta che vedo la fotografia di Marilyn mi interrogo” ha esordito Carlo Chatrian, direttore del Museo del Cinema di Torino che produce il festival. “Mi chiedo se questo sguardo ci sta stuzzicando, ci sta accompagnando. Sapremo essere sotto la sua aura in questi giorni di festival”. Un altro filo conduttore sono le donne: ben 10 su 16 film in concorso sono di registe, e le presidenti di giuria delle 3 sezioni sono 3 donne: Francesca Archibugi, Stefania Casini e Chiara Francini. Un possibile fll rouge è anche dato dal sesso, inteso come libertà e in tutte le sue forme.

Tutto è realizzato con un budget di 2milioni e 800mila euro

Ti piace vincere facile, certo, ma fino a un certo punto. Il TFF ha dietro un grande lavoro, fatto da giovani selezionatori – tutti under 30 – che Giulio Base ha voluto con sé per aprire il suo sguardo, che hanno scelto tra 5mila titoli. È un festival che è fatto con un budget davvero contenuto: sono 2milioni e 800mila euro, un ventesimo del costo di un grande festival e un decimo di quello di un festival medio. E, soprattutto, è il tentativo di unire star a quel carattere autoriale tipico della rassegna, con un rigore del cartellone e una chiarezza del programma. Pur nella sua proverbiale gentilezza, Giulio Base ha lanciato anche qualche frecciata. “Selezionare significa scegliere, ma anche rinunciare: l’abbondanza può essere un alibi, si accoglie tutto e non si valorizza niente” ha spiegato in apertura.  “Un Festival è una galleria d’arte dove le opere devono essere esposte e non accatastate”. Il riferimento sembra essere proprio alla recente Festa del Cinema di Roma. Ai direttori di Roma, ma anche di Venezia, sembra essere diretto quel suo “non voglio esporre il programma di un festival come un necrologio”. Anche quest’anno a Torino non ci saranno serie televisive: un’altra scelta forte. “Non è una scelta di superiorità” precisa. “Ma le serie hanno già festival celebri che le celebrano. Poesia e romanzo sono forme diverse e così è per i film e le serie”.

Fuori concorso: You Can See Everything è il film dell’anno

Ma cominciamo a raccontarvi i film, partendo dai fuori concorso, quelli che entusiasmano di più il pubblico. Accanto al film di Joffé in apertura ci sarà Bad Lieutenant: Tokyo di Takashi Miike, remake de Il cattivo tenente di Abel Ferrara, con Lily James, che vedremo anche in The Liberation di Guy Nattiv. Un grande del cinema americano sarà presente con il suo film da regista, Diamond, un noir originale con Dustin Hoffman, Bill Murray e Danny Huston: Garcia riceverà la Stella della Mole. Heysel 85 di Teodora Ana Mihai, con Paolo Calabresi che interpreta Gianni De Michelis, racconta la storia della tragedia della finale di Coppa dei Campioni del 1985. Jim Queen, di Nicolas Athane e Marco Nguyen, è una storia queer, Wishful Thinking di Graham Parkes è una commedia romantica con Maya Hawke e Lewis Pullman, due figli d’arte. Ci sarà quello che secondo Giulio Base, e secondo molti, è il film dell’anno: You Can See Everything di Nathan Fielder e Lance Oppenheim. The End Of It di Maria Martinez Bayona ci parla della nostra ossessione della giovinezza con Rebecca Hall, Gael Garcia Bernal e Noomi Rapace. Gli altri titoli sono La Libertad Doble di Lisandro Alonso, That One Beautiful Day di Melora Walters con Mira Sorvino, che riceverà la Stella della Mole, Les Rayons et les Ombres, di Xavier Giannoli, affresco della Francia sotto l’occupazione nazista, Black Church Bay di Rhys Marc Jones, Heil Jupiter!, del messicano Carlos Reygadas sulla brutalità del potere, A Long Winter di Andrew Haigh, Propeller One-Way Night Coach, il film da regista di John Travolta, Instinct de Famille di Maurice Hermet, un film girato in un unico piano sequenza, Back in Black di Ron Murphy, storia di un impresario funebre fallito perché in paese si muore poco, Moscas, del messicano Fernando Eimbke, La muerte no tiene dueno di Jorge Thielen Aramand con Asia Argento in una stupenda prova d’attrice, Stong Son di Ian Bawa, The Blood Countess di Ulrike Ottinger con Isabelle Huppert. Ci sarà un po’ di commedia, con La notte delle fragole di Alessandro Genovesi con Ficarra e Picone. Il film di chiusura punterà sull’emozione: è Villeneuve: The Rise Of A Legnd di Yan Lanouette Tugeon, biopic sul grande pilota, una storia di sogni e di riscatto.

Zibaldone: Da Pulp Fiction a Dirty Pretty Things, e rivedremo Celeste Dalla Porta

È sempre molto attesa la sezione Zibaldone che unisce restauri, chicche, riscoperte e opere in anteprima mondiale. Audrey La Mer di Levi Riso è la storia di un uomo che durante le persecuzioni razziali del ‘43 si finge una donna e diventa un’eroina, con Massimo Ranieri e Margherita Vicario. Good People di Milcho Manchevski è un documentario, la storia di una discoteca che ha preso fuoco poco tempo fa in Macedonia del Nord. È un documentario anche Sguardi di Marco Ponti: racconta CasaOz, un centro di aiuto per bambini in difficoltà, un luogo protetto dove la quotidianità si trasforma in cura e la fragilità diventa opportunità. Rivedremo il famosissimo Anni di piombo di Margarethe Von Trotta e vedremo per la prima volta Ela Olhava Sem Nada Ver, nuovo film da regista di Fanny Ardant, che riceverà la Stella della Mole. Dall’Italia ecco L’ultimo salto di Umberto Carteni con Max Tortora, Marco Giallini, Giorgio Colangeli e Giuseppe Cederna, anziani in fuga da una casa di riposo, e Under The Rain di Fabrizio Maria Cortese con Connie Nielsen. Un grande doppio colpo è Dirty Pretty Things di Stephen Frears (Stella della Mole) con Chiwetel Ejiofor, che presenterà anche il film da Oscar 12 anni schiavo di Steve McQueen. Viva di Aina Clotet parla di sessualità e ironia, con una quarantenne che vuole una nuova vita dopo la sua malattia.  Il mio nemico immaginario di Antonia Liskowa, con Fabio Volo e Loretta Goggi, è invece un fantasy immerso nella magia del natale. Ci saranno Donne Brasco di Mike Newell, Aqui di Tiago Guedes, Caro Nanni, documentario su Nanni Moretti di Pablo Maqueda, Rondolino Docet, omaggio al professore di cinema di Mimmo Calopresti, Piccolo mondo antico di Mario Soldati, appena restaurato, e Millennium Mambo di Hou Hsiao-Hsien. Da non perdere è Pulp Fiction di Quentin Tarantino, presentato da Maria de Medeiros, che riceverà la Stella della Mole. Costanera di Mauro Diez Concari è un musical che ci farà finalmente rivedere la Celeste Dalla Porta di Parthenope che canta e balla meravigliosamente. Rivedremo Uncut Gems di Benny e Josh Safdie, e quest’ultimo sarà presente a Torino. Soy Mario di Sharon Kleinberg è la storia un tassista trans scopre di essere incinto. The Last Showgirl di Gia Coppola (Stella della Mole) è il film che ha regalato una nuova carriera a Pamela Anderson. C’è anche Il paradiso è un posto bellissimo di David Ambrosini

Concorso: Thirteen in Gaza di Hosam Abu Dan in arrivo dalla Palestina

Per raccontarci il concorso partiamo dagli italiani: sono L’ora più bella di Ernesto Maria Censori, su un figlio torna in Italia dopo 20 anni in Messico per affrontare il padre, e Il primo giorno di vita di Leonardo Revelli, figlio unico, esordio di Stefano Grasso con Valeria Bruni Tedeschi, Valerio Mastandrea e Francesco Gheghi. È curioso come due film siano legati tra loro: Clarissa di Arie e Chuko Esiri è un film nigeriano che, tra i salotti di Lagos, fa rivivere Mrs. Dalloway di Virgina Wolf, stessa cosa che fa The Last Day di Rachel Rose, film americano con Alicia Wikander e Victoria Pedretti. Tra i titoli in concorso ci sono Krux di Tony Vahl, Los nadarores di Sol Iglesias, Truly Naked di Muriel d’Ansembourg, L’espèce explosive di Sarah Arnold, Paradise di Jérémy Comte, Butterfly di Itonje Søimer Guttormsen con Renate Reinsve, candidata all’Oscar per Sentimental Value, Girl In The Night di Luka Marčetić, Les Clochettes De Kaboul di Chabname Zariab, Sugar di Amira Duynhouwer. Ci sono due film in arrivo dalla Corea del Sud: The World Before di Yoon Dan-bi e The Fertilizer Home di Jeong Hyo-jung. Uno dei film più preziosi potrebbe essere Thirteen in Gaza di Hosam Abu Dan, che ci narra le ferite dei quei tettori attraverso la storia di una bambina. È il primo film di finzione girato in quei posti dopo 12 anni: la stessa scelta di fare cinema diventa un modo di resistenza. Autore e attori non potranno essere al TFF. “Il Festival di Torino continuerà a difendere la libertà degli artisti e dare spazio alle loro voci” ha dichiarato Giulio Base, seguito da un sincero applauso.

di Maurizio Ermisino