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Wild Horse Nine, John Malkovich è l’agente Cia che svela i segreti dell’America

Il nuovo film di Martin McDonagh presentato in anteprima all’83ª edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dove John Malkovich ha vinto la Coppa Volpi come Miglior Attore, dal 5 novembre 2026 arriva nelle sale cinematografiche italiane

A volte, nella vita, ci sono cose che sembrano accadere per puro caso. Ma forse non è così. Vale anche quando il cinema, che già è magia di per sé, si intreccia alla vita. Sarà allora forse solo un caso, ma a due giorni dalla pesantissima debacle di Donald Trump alle elezioni di mid term americane, arriva nei nostri cinema Wild Horse Nine, il film Martin McDonagh con John Malkovich che a Venezia ha fatto innamorare proprio tutti. Wild Horse Nine è un film che mette pesantemente alla berlina l’America e la sua politica imperialista, le sue ‘interferenze’ – per usare un eufemismo – nella politica degli Stati esteri, la sua idea di democrazia. In questo senso, godetevi il dialogo che il nostro Chris, incredibile agente della CIA, ha con delle studentesse all’aeroporto di Santiago Del Cile. “Cosa pensate del vostro compagno presidente” “Ci piace. Piace a tutti”. “Non proprio a tutti. Godetevelo finché potete”. “Chi siete, la CIA?” “Sì, siamo qui per destabilizzare la vostra democrazia”.

Due agenti della Cia nel Cile del 1973

Come avrete capito, siamo in Cile, nei giorni precedenti al colpo di Stato del 1973, quello che avrebbe destituito Salvador Allende e avrebbe instaurato la dittatura di Pinochet. In questo scenario, seguiamo le vicende degli agenti della CIA Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell), che vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo di sezione, MJ (Steve Buscemi). Tra le iconiche statue dell’isola, mentre i due partner di lunga data lottano con i loro oscuri passati e le cospirazioni del presente, il nuovo legame di Chris con una coppia di studentesse ribelli (Mariana di Girolamo e Ailín Salas) minaccia di mandare all’aria il viaggio di tutti in questo remoto paradiso.

Una storia che vive di paradossi

“Voglio scrivere le mie memorie”. “Come fai a scrivere le tue memorie se non hai memoria?”. È uno dei fulminanti scambi di battute tra John Malkovich e Sam Rockwell, in uno dei primi momenti del film. Wild Horse Nine è un film irresistibile già per i suoi assunti di partenza. È una storia che vive di paradossi. Uno è che un uomo che sta perdendo la memoria, in realtà si ricorda benissimo di chi è, di che cosa ha fatto nella sua carriera, e che cosa ha fatto il suo Paese, gli Stati Uniti d’America. L’altro è che quest’uomo è un agente segreto che non si sa tenere un segreto neanche a morire. Ha una malattia terminale, deve prendere la morfina. Sente chiaramente di essere alla fine della sua vita. E così parla, senza freni, senza filtri. Chris ha un ruolo tipico nel teatro che è quello del ‘fool’, del cosiddetto ‘matto shakespeariano’: colui che sembra dire follie, ma in quel modo riesce a dire la verità. E quel matto, qui, ci svela la vera natura dell’America, la sua politica degli ultimi sessant’anni, il suo ruolo nello scenario mondiale. È il 1973. Ma l’America è ancora quella. Anzi, allora faceva le cose sottobanco, in segreto, oggi le fa alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti.

Un teatro dell’assurdo che assurdo non lo è affatto

Wild Horse Nine allora è un film surreale e allo stesso tempo reale. È un film tragicomico, un teatro dell’assurdo, che però assurdo non lo è affatto. Dietro a discussioni improbabili sul legame tra i formaggi, gli ‘Stati gay’ e la democrazia si parla di politica, di ideali, di valori. John Malkovich è come un clown che fa ridere ma dentro nasconde una profonda tristezza. Ha un sorriso amaro sulle labbra, e le lacrime trattenute sugli occhi. Premiato a Venezia, sia lui che il film ci sembrano seriamente in corsa agli Oscar. Come Miglior Attore Protagonista se la vedrà probabilmente con il Tom Cruise di Digger e con l’Andrew Scott di Elsinore. È una dura scelta, ma Malkovich non deve temere nessuno. E così il suo Chris, che spiattella con nonchalance i segreti dell’America è un’immagine che ci resta impressa in questi giorni di mobilitazione anti-Trump. Accanto a quella di Jennifer Lawrence che si è fatta fotografare con il tipico gesto di rivolta di Katniss Everdeen, il suo personaggio della saga Hunger Games, invitando tutti al voto. C’era anche quella di De Niro che faceva il dito medio davanti alla Trump Tower, ma era un fake. È questa l’America che ci piace.

di Maurizio Ermisino