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Che cos’è la “bola negra”? È una piccola palla in pietra nera, probabilmente di onice, che viene usata nelle votazioni. Chi vota con la palla nera esprime un voto contrario. Chi sceglie la sfera bianca invece dà un voto positivo. Ne La bola negra, il grande film di Javier Ambrossi e Javier Calvo, noti come Los Javis, a votare sono un gruppo di notabili di un paese della Spagna e stanno decidendo in merito all’ammissione al casinò di un giovane uomo del paese. Ricco, di buona famiglia, elegante, Carlos ha tutto per entrare nell’élite del posto. Ma, man mano che si dichiarano i voti, cominciano a fioccare i no. Bola negra, bola negra, bola negra. Non vogliono ammettere Carlos perché, in paese, gira la voce che non sia abbastanza uomo. Siamo nel 1932, i tempi, e il clima politico, sono quelli che sono. Poco prima avevamo assistito alle vicende di un altro ragazzo, Sebastian, in paesino sperduto della Spagna nel 1937, bombardato dall’esercito italiano che attendevano come liberatore. Siamo in piena Guerra Civile di Spagna. Sebastian si arruola nell’esercito, dove farà la conoscenza di un prigioniero che gli cambierà la vita. Le storie dei due ragazzi, apparentemente lontanissime, sono in realtà intimamente collegate. E sono collegate a quella di Alberto, che vive nel 2017, che riceve da un notaio un lascito testamentario dal proprio nonno. Il filo conduttore è il grande autore spagnolo Federico Garcia Lorca: La bola negra è il titolo di un suo racconto incompiuto. E oggi è uno dei film dell’anno: presentato a Cannes, dove ha vinto il Premio per la Miglior Regia, è il candidato della Spagna all’Oscar come miglior film straniero, dopo che in patria ha portato al cinema 5 milioni di persone. È arrivato alla Festa del Cinema di Roma, dove abbiamo incontrato i due registi. In Italia uscirà il 14 gennaio 2027 con Movies Inspired. Nel cast ci sono due grandi star come Penelope Cruz e Glenn Close.
Guardare indietro per guardare avanti
La storia de La bola negra è intricata, misteriosa. È un gioco a incastri in cui tutto il quadro è chiaro e visibile solo alla fine, quando tutto acquista senso. Ed è un senso dirompente. Los Javis dirigono con mano sicura e un grande senso pittorico e cinematografico quello che è un film vitale, furioso, eccessivo. Ma anche terribilmente concreto. È una storia che guarda nel passato ma che è incredibilmente attuale. “C’è una battuta che mi piace di un’opera di Garcia Lorca, Así que pasen cinco años” ci spiega Javier Calvo. “Un uomo anziano dice ‘dobbiamo ricordare, ma verso il domani’. Dobbiamo guardare indietro per guardare avanti, altrimenti commetteremo gli stessi errori del passato”. “E credo che abbiamo imparato questo dalla nostra serie tv La Mesias, in cui ci sono fratelli e sorelle che cercano di ricostruire il loro passato e andare oltre il loro trauma per curarlo” aggiunge Javier Ambrossi. “Ricostruire il tuo passato è un modo per curare la tua anima. Io sono andato in terapia per 10 anni. Storicamente, nelle famiglie e nelle relazioni, andare all’origine del dolore è liberatorio. La bola negra è un film sui pericoli dell’incomunicabilità. Oggi abbiamo bisogno di parlare anche a livello collettivo: la gente va a vedere questo film con le famiglie e con gli amici. Lo abbiamo girato per il grande schermo, e non come una serie, per avere questa catarsi collettiva”.
Come una grande opera letteraria
La bola negra è un film storico, un dramma in costume, un mèlo, a tratti un musical. Ed è anche un thriller dell’anima, per come i legami tra le varie storie, e quindi il loro senso, vengono svelati a poco a poco. La costruzione del mistero è così sapiente che, al di là di quella che è la potenza delle immagini, si resta incollati allo schermo per scoprire dove arriveranno le storie. E il momento dello svelamento è una vera rivelazione. È un film che ha il respiro di una grande opera letteraria. “La letteratura è la nostra maggiore fonte di ispirazione” spiega Ambrossi. “Questo film è grande, complesso, poetico, va in tante direzioni” aggiunge Calvo. “E non spiega tutto. È una forma molto libera di creare”. “Se avete letto Los detectives salvajes di Roberto Bolaño o i libri Borges, nelle loro opere entrano ed escono dalla storia principale, poi ci ritornano” continua Ambrossi. “La letteratura non ha paura di essere nuova, di assumere nuove forme”.
Diverse linee narrative, diversi stili
Questo andirivieni tra presente e passato e tra vari generi è stato girato con una grande attenzione allo stile. “Abbiamo girato in pellicola, in 35mm” spiega Calvo. “Abbiamo avuto diversi approcci alle vare linee narrative. Per il presente abbiamo usato grandi lenti, come per i documentari abbiamo seguito i personaggi che erano liberi di improvvisare. Nel 1932 la ripresa era più statica, volevamo una camera che osservasse la bellezza, l’orrore, il dolore. Nel 1932 le macchine da presa stanno vicino ai personaggi perché è un dramma teatrale. Usiamo il grandangolo, ad esempio per riprendere il casinò, per vedere la grandezza dell’ambiente”.
Qualcosa di nuovo nelle storie LGBTQ+
La bola negra è il nome dell’opera di Federico Garcia Lorca che scaturisce a un certo punto del racconto. “Un’opera che possa aiutare persone come te e come me più giovani a non sentirsi così” dice il grande autore con riferimento alla propria omosessualità. E’ un film che parla di omofobia, del trattamento barbaro che veniva riservato agli omosessuali negli anni Trenta. Ma il film dialoga anche con l’oggi e si chiude con questo messaggio destinato ai posteri. “Alla fine ci lascia con una speranza” riflette Calvo. “Con il desiderio di lasciare qualcosa in più. Di prendere la mia vita e di fare qualcosa con passione. Credo che non sia un film pessimista”. “È un film vitale, un tributo alla gente che ha combattuto prima di noi” fa eco Ambrossi. “Ho la sensazione che dica alle persone: ‘che cosa farete della vostra vita? Che cosa farete ora?’ E credo che sia qualcosa di nuovo nelle storie LGBTQ+ anche se è tragico, non sono tanti i drammi che sono epici, con una portata così ampia. Credo che sia un film per tutti”.
Volevamo essere gay e grandi senza scuse
Quella di Garcia Lorca era un’opera che doveva servire nel futuro, aiutare tante persone, cambiare le cose. Ed è quello che vuole fare il film de Los Javis. “Federico Garcia Lorca voleva scrivere La bola negra perché voleva creare un personaggio esplicitamente gay per la prima volta nella sua carriera” spiega Javier Ambrossi. “Ed è questa cosa che mi ha colpito. E così ho voluto essere coraggioso, esplicito, grande anche con la musica e con le storie. A volte le storie queer si vergognano un po’ di se stesse, non vogliono dare fastidio, si suppone che siano per piccole audience. Noi volevamo essere gay e grandi senza scuse. E coraggiosi. Se i registi etero fanno cose ambiziose, se mescolano i generi, tutti dicono: ‘wow! Francis Ford Coppola!’. Se lo fa un regista queer o una regista le chiedono: ‘perché lo hai fatto così? Perché hai fatto un film così grande?’ Perché volevo farlo così. E Garcia Lorca voleva farlo”.
Un film incoraggiante per il futuro dei filmmaker spagnoli
La bola negra, clamoroso e inaspettato successo in Spagna, è un incoraggiamento agli artisti, ai registi, agli attori che verranno. “La cosa speciale è che lo abbiamo scritto, prodotto e girato, non c’è stato nessuno nel mezzo” spiega Javier Ambrossi. “Non abbiamo dovuto fare dei test. È la cosa che volevamo fare nel nostro cuore. Credo che sia il terzo maggior successo nella storia spagnola. Ed è incoraggiante per il futuro dei filmmaker. Possono giocarsi questa carta. ‘I film queer non sono richiesti’: La bola negra. ‘Non potete usare attori gay ma solo etero’: La bola negra. ‘Non potete fare film troppo grandi’: La bola negra. È come il biglietto d’oro di Charlie in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”.
di Maurizio Ermisino