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George Michael: The Faith Tour. Il racconto di come nasce una popstar, ma non solo

Arriva nelle sale dal 6 novembre il film concerto George Michael: The Faith Tour, diretto da Andy Morahan e David Austin. Sono le immagini restaurate in 35mm di due storiche date parigine al Palais Omnisports di Bercy, registrate nel 1988 con quattordici telecamere. Intanto la tendenza dei concerti al cinema continua con successo

Il concerto di George Michael si apre e si chiude con il famoso suono dell’organo che faceva da introduzione a Faith, lo storico album del 1987. Un telo con la scritta Faith si alza e davanti alla popstar e alla band si apre una gabbia che contiene il palco e i musicisti. Alla fine dello show la parete frontale di quella gabbia si chiuderà. È un momento altamente scenografico per un concerto rock. Ma è anche una sequenza simbolica. Perché in quell’immagine e in quel ruolo in cui era raffigurato in Faith George Michael sarebbe rimasto ingabbiato a lungo. Il film George Michael: The Faith Tour è un momento molto intenso per rivivere quegli anni tra il 1987 e il 1988, ma anche un modo per riflettere come in quel periodo, più ancora di oggi, si costruivano icone, brand, personaggi. Dai quali però era difficile uscire. E se per una marca mantenere una certa immagine paga, per un artista è qualcosa di difficile da accettare.

Faith: nasce l’icona George Michael

Nel 1986 George Michael aveva lasciato gli Wham. La sua carriera solista, già iniziata quando era ancora nella band, doveva prendere una svolta. Nell’estate del 1987 era uscito un primo singolo, I Want Your Sex, che aveva iniziato a costruire una nuova immagine dell’artista. Ma era stato con Faith, il secondo singolo e la title-track di un album che avrebbe scalato ogni classifica di vendita, e con il relativo video, che fu codificato lo stile di George Michael, l’icona, la popstar mondiale. Un giubetto di pelle nera marchiato BSA, brand di motociclette storico; i jeans chiari Levi’s; gli stivali con punta e tacco d’acciaio, che nel famoso video battevano contro un juke-box; gli occhiali Ray-Ban a goccia. E una chitarra acustica d’epoca. Una nuova popstar mondiale era definitivamente nata, andando oltre le t-shirt e i pantaloncini corti degli Wham. Ma mentre il mondo per questo nuova immagine impazziva, lui dentro sé l’aveva già superata.

Non solo popstar, ma autore

Già Faith per George Michael non era solo successo commerciale. Come spiega nel cortometraggio Finding Faith, firmato da Mary McCartney, che anticipa il film, George voleva essere considerato un grande artista, un grande autore. I suoi modelli e i suoi punti d’arrivo erano Prince e Michael Jackson. Scrisse tutte le sue nuove canzoni, decise di suonare da solo tutti gli strumenti perché solo lui poteva capire il feeling giusto che doveva avere ogni brano.

Un’immagine che diventa una gabbia

Torniamo all’immagine che lo aveva consacrato icona. Era un’immagine da biker, decisamente anni Sessanta, un po’ il Marlon Brando de Il selvaggio, un po’ James Dean. Il macho, l’uomo che non deve chiedere mai, il sex symbol. Non solo il look, ma anche i testi di canzoni come I Want Your Sex, Faith e Father Figure, i relativi video, le coreografie provocanti che ritroviamo anche in questo concerto dal vivo, andavano in quella direzione. Il sesso ha sempre venduto, e lo fa anche oggi (vero, Sydney Sweeney?). Ma gli anni Ottanta, nella musica, sono stati in questo senso l’apoteosi. E infatti George Michael, ancora di più che nel periodo Wham, era l’idolo indiscusso delle ragazze di tutto il mondo. ma tutto ciò era diventato una gabbia. Non gli permise di dichiarare la sua omosessualità, cosa che è riuscito a fare dopo molto tempo, così come di essere considerato, prima di tutto, un cantautore, un artista vero.

Come si distrugge un’icona

Il Faith Tour racconta George Michael in un momento di grazia, al culmine del successo. Ma negli anni successivi l’artista avrebbe fatto di tutto per demolire quell’immagine. Con Listen Without Prejudice Vol. 1 sceglie di non apparire nei video di Praying for Time e Freedom! ’90. In quest’ultimo affida la scena alle top model più celebri dell’epoca e mette letteralmente a fuoco i simboli dell’era Faith: il celebre giubbotto di pelle brucia, il jukebox esplode. Una dichiarazione di rottura, prima ancora che un videoclip.

Il futuro artistico

Nello show del 1988 trovano spazio tutte le grandi hit di Faith: da I Want Your Sex a Father Figure, da One More Try a Monkey, fino alla title track, un brano che continua a vivere anche oggi, come dimostra il suo utilizzo in House of Gucci di Ridley Scott. Ben dosati anche i successi degli Wham!, tra cui Everything She Wants e I’m Your Man, e i primi classici solisti, da Careless Whisper, con il suo inconfondibile assolo di sax, ad A Different Corner. Ma a raccontare molto del futuro artistico di Michael sono soprattutto le cover scelte per il concerto: Love Is in Need of Love Today di Stevie Wonder, Play That Funky Music dei Wild Cherry e Lady Marmalade di Patti LaBelle. Una selezione che rivela le sue radici musicali, tra soul, funk e black music. In quel concerto, in fondo, c’è già tutto il George Michael che verrà.

I film concerto: un trend ormai acclamato

Il futuro, ma in realtà già il presente del cinema, passa sempre più dai film-concerto. In un momento in cui il dibattito sul futuro della sala è aperto, la musica si rivela una risorsa preziosa. I documentari musicali continuano a trovare il favore del pubblico – il prossimo appuntamento è Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, al cinema come evento speciale dal 26 novembre al 2 dicembre – ma è soprattutto il concerto sul grande schermo a dimostrare la propria forza. Il meccanismo funziona: si intercettano fanbase consolidate e si fa leva sull’emozione. Chi ha assistito allo spettacolo vuole riviverlo, chi lo ha perso ha l’occasione di recuperarlo. È successo con Vasco Rossi al Circo Massimo, con Ultimo a Tor Vergata e ora con George Michael. Il film-concerto diventa così il naturale seguito di un tour, ma anche uno strumento per riportare sul grande schermo momenti entrati nella storia della musica. Prima di The Faith Tour è arrivato Hungarian Rhapsody: Live in Budapest, che restituisce i Queen al loro apice nel 1987. L’11 dicembre sarà la volta di Black Sabbath & Ozzy: Back to the Beginning, dedicato allo storico concerto d’addio della band. La nuova frontiera, però, è la diretta in sala. È il caso di Stray Kids World Tour ‘Run It’ – Live Viewing, che sabato 7 novembre porterà nei cinema di tutto il mondo lo spettacolo del gruppo al Tokyo Dome. E qui c’è un altro dato significativo: per eventi di questo tipo i biglietti possono arrivare a costare 25 euro, ben oltre il prezzo di una normale proiezione. La FOMO che ha trasformato i concerti dal vivo in eventi imperdibili si è dunque trasferita anche al cinema. E per le sale, in cerca di nuove occasioni per riportare il pubblico davanti al grande schermo, è un’opportunità tutt’altro che secondaria.

di maurizio Ermisino