Indice dei contenuti
Dopo quindici anni di lavoro sull’identità raccolti nella mostra Humanscape e nell’omonima monografia pubblicata da Silvana Editoriale nel 2018, la serie Eclipse del 2020, il Premio alla Carriera ricevuto nel 2022 al Festival di Fotografia Effetto Ghergo e la curatela della mostra dedicata a Franco Moschino per ADCI nel 2024, Giuseppe Mastromatteo si esprime ora con Euforia- Fotografia come terapia, un libro prima ancora di un progetto fotografico. Una scelta, racconta, nata quasi per necessità: “Quando ho presentato questa storia al curatore Dennis Curti, la prima cosa che mi ha detto è stata: ‘Devi raccontarla, devi scriverla’. Non avevo mai pensato di scrivere un libro, ma è stato proprio da lì che tutto ha preso forma”.
Una storia personale che diventa ricerca artistica
Euforia prende origine dalla storia della sorella Gabriella, affetta da schizofrenia paranoide, e da una vicenda familiare rimasta per decenni quasi completamente taciuta. È la madre, molti anni dopo, a consegnargli le cartelle cliniche e le trascrizioni mediche che la ricostruiscono dando corpo al bisogno di trasformare una memoria privata in lavoro artistico. “Credo che l’arte sia un modo terapeutico per rimettere un po’ in luce delle ombre. Erano ombre importanti nella mia famiglia e dentro di me. Non un racconto di denuncia, ma un tentativo di dare forma a qualcosa che fino a quel momento non aveva trovato un linguaggio”.
Ricostruire il tempo perduto
Le immagini che accompagnano il progetto non sono realizzate con l’intelligenza artificiale. Mastromatteo sceglie una strada molto più autentica. Attraverso scanner tridimensionali e fotografie conservate negli archivi di famiglia vengono ricostruiti i volti suoi, della madre e della sorella così come erano quarant’anni fa e nascono delle vere maschere prostetiche. “Queste immagini rimettono al centro il tempo. Un tempo che non abbiamo vissuto”.
La distanza fa trovare una propria grammatica
A sei anni Mastomatteo lascia la famiglia e vi farà ritorno soltanto da adulto. Eppure, parlando del passato, non c’è mai vittimismo. “Non credo che il tutto mi abbia lasciato dei traumi particolari. Quando sei solo sei molto in ascolto di te stesso e probabilmente è lì che ho trovato la mia grammatica. Personale e creativa”.
L’inventario
Accanto alla narrazione c’è una parte del libro che cambia completamente registro. L’inventario è una cronologia essenziale degli episodi che hanno segnato la vita della sorella e della famiglia dal 1974 agli anni Novanta. Un elenco asciutto, quasi clinico. “Io vi ho raccontato il mio punto di vista. Poi ci sono i dati. E dai dati non si scappa. Una scelta narrativa che lascia ai fatti il compito di raccontare la complessità della malattia e le conseguenze che ha avuto su tutti noi”.
La fotografia è bugia
Durante la conversazione con Mastromatteo nasce spontanea una riflessione sul linguaggio fotografico. Per lui la fotografia non coincide mai con la realtà. E’ una grandissima bugia. Le fotografie di famiglia, da cui prende avvio anche Euforia, mostravano sorrisi e serenità, una sorta di maschera da mettere in mostra. Inevitabile pensare anche alle immagini prodotte e condivise sui social oggi, dove la rappresentazione continua a prevalere sulla realtà.
L’autenticità come valore, nell’arte e nella comunicazione
Il dialogo si chiude inevitabilmente sull’intelligenza artificiale e sul suo impatto nella produzione delle immagini e non solo. Mastromatteo non assume una posizione di rifiuto. Parla di una tecnologia con cui è necessario confrontarsi. “Ma sono più affascinato dagli autori, dalle storie. Nell’arte oggi vale sempre di più il punto di vista autentico. Quando una storia è vissuta da un essere umano crea empatia, adesione.”