Mercato

I Cmo promuovono la creatività, ma pochi ne misurano davvero l’efficacia. Lo dice Gain Theory

La ricerca rivela che, nonostante un diffuso ottimismo sull’efficacia della creatività, la maggior parte dei leader di marketing non dispone di strumenti di misurazione sufficientemente rigorosi per stabilire se le proprie campagne creative stiano realmente producendo risultati

In apparenza, il sentiment è positivo. L’89% degli intervistati afferma che la creatività delle proprie campagne è stata efficace o molto efficace negli ultimi 12 mesi. Il 65% valuta come avanzata o molto avanzata la propria capacità di misurare l’efficacia creativa, mentre il 63% ritiene che il proprio approccio sia in grado di misurare accuratamente l’impatto della creatività sugli obiettivi di business. Dietro questa elevata fiducia, però, emerge una realtà più complessa.

L’81% dei responsabili marketing riconosce che creatività e media hanno la stessa importanza nel determinare i risultati di business, ma solo il 36% applica lo stesso livello di rigore nella misurazione di entrambe. Quasi quattro marketer su cinque (80%) valutano l’efficacia della creatività utilizzando metriche tipiche dei media, come copertura (reach) e impression, indicatori che però non sono in grado di dimostrare se la creatività contribuisca realmente ad aumentare le vendite. Quasi due terzi degli intervistati (62%) ammettono inoltre di investire in pianificazione media per sostenere creatività il cui reale valore non è ancora conosciuto. La metà del campione (49%) dichiara di non sentirsi sufficientemente sicura di avere prove basate sui dati per difendere o incrementare il budget destinato alla creatività nei confronti del Chief Financial Officer o di altri responsabili finanziari. Un marketer su quattro (25%) afferma che il budget dedicato alla creatività è stato ridotto negli ultimi 12-24 mesi proprio perché non è stato possibile dimostrarne il valore attraverso dati concreti. Tra i principali ostacoli alla misurazione figurano la qualità e disponibilità dei dati (68%) e la mancanza di strumenti e tecnologie adeguati (56%).

L’intelligenza artificiale sta iniziando a rispondere a queste criticità. L’87% degli intervistati utilizza già l’AI, oppure la sta sperimentando, per la produzione dei contenuti creativi, mentre oltre la metà (56%) la impiega anche per misurarne l’efficacia. Secondo lo studio, questo divario tra produzione e misurazione è destinato progressivamente a ridursi.

I marketer nordamericani mostrano un livello di fiducia inferiore nelle proprie capacità di misurazione: il 60% ritiene di avere competenze avanzate, contro il 70% registrato nel resto del mondo. Inoltre, fanno maggiore affidamento su metodologie tradizionali, come copy test e pre-test delle campagne (64% contro il 42%), e sono meno propensi a individuare nelle barriere culturali e organizzative un ostacolo alla misurazione (50% contro il 31%).

Il nuovo studio si inserisce nel percorso avviato dal report pubblicato nel 2025, che aveva evidenziato come tra il 50% e il 70% dell’incremento delle vendite generato da una campagna possa essere attribuito alla creatività, pur rilevando che la maggior parte dei brand non dispone ancora del livello di analisi necessario per misurarne e ottimizzarne efficacemente il contributo.