AI Tech Data

Francia, il divieto dei social agli under 15 è incostituzionale: Macron prepara una nuova legge

Il Conseil constitutionnel ha censurato l’articolo che vietava l’accesso ai social ai minori di 15 anni. Una restrizione ritenuta sproporzionata rispetto alla libertà di comunicazione ed espressione. L’obiettivo di proteggere i minori resta, ma il Governo dovrà trovare una soluzione diversa

Ban social media under 15

La legge francese che avrebbe vietato ai minori di 15 anni l’accesso ai social network non supera il vaglio del Conseil constitutionnel. Con la decisione del 14 agosto 2026, l’istituzione ha dichiarato contrario alla Costituzione l’articolo 1 del provvedimento, quello che introduceva il divieto per gli under 15. La restante parte della legge non è invece stata censurata. Il provvedimento era stato approvato nell’ambito delle iniziative volute dall’esecutivo francese per rafforzare la protezione dei minori online. Un tema sul quale la Francia aveva scelto una linea particolarmente netta, fissando a 15 anni la soglia per l’accesso ai social.

Ora quella strada viene fermata. Non perché la protezione dei minori sia considerata un obiettivo illegittimo, ma perché, secondo il Conseil constitutionnel, il modo scelto per perseguirlo introduceva limitazioni eccessive rispetto ai diritti tutelati dalla Costituzione.

Un divieto considerato troppo esteso

Il punto centrale della decisione riguarda la libertà di comunicazione e di espressione. Il Conseil constitutionnel ricorda che l’utilizzo dei servizi di social network rientra nell’esercizio di queste libertà e che eventuali restrizioni devono essere necessarie, adeguate e proporzionate all’obiettivo perseguito. Nel caso della legge francese, il divieto avrebbe riguardato in maniera generale tutti i minori al di sotto dei 15 anni e i servizi interessati, senza distinguere sufficientemente tra le diverse piattaforme e tra i differenti rischi ai quali i ragazzi possono essere esposti. Secondo il Conseil, quindi, il legislatore non ha realizzato un equilibrio adeguato tra la tutela dei minori e la libertà di comunicazione.

La questione non riguarda soltanto l’età fissata dalla legge. A essere messo in discussione è soprattutto il carattere generale della misura: un divieto uguale per tutti, indipendentemente dal tipo di servizio utilizzato e dalle specifiche condizioni nelle quali avviene l’accesso.

Anche la verifica dell’età pone problemi

Un altro elemento considerato dal Conseil constitutionnel riguarda la verifica dell’età degli utenti. Per rendere effettivo il divieto, infatti, sarebbe stato necessario verificare l’età degli utenti. Il Conseil sottolinea che questo avrebbe riguardato tutti gli utenti, compresi i maggiorenni, senza che la legge stabilisse condizioni e limiti sufficienti per tutelare il diritto alla vita privata.

Macron prepara una nuova strada

La bocciatura non chiude la questione. Emmanuel Macron ha già indicato la volontà di intervenire nuovamente sul tema, mentre il Governo francese dovrà ora individuare una soluzione compatibile con i principi costituzionali indicati dal Conseil constitutionnel.

Per la Francia si apre quindi una nuova fase: proteggere i minori dai rischi dei social senza introdurre restrizioni sproporzionate alla libertà di comunicazione e alla privacy. Un equilibrio che potrebbe diventare un riferimento anche per le future politiche europee sulla tutela dei più giovani online.