Mercato

Digital Omnibus UE, IAB Italia: “Regole più coerenti per non frenare innovazione e pubblicità digitale”

L’associazione chiede un intervento urgente su AI Act e GDPR: rischio frammentazione normativa, calo dei ricavi adv fino a 50 miliardi e impatti negativi sulla competitività europea e italiana

IAB Italia, il Chapter italiano dell’Interactive Advertising Bureau, ha espresso la propria posizione nell’ambito delle Proposte di Regolamenti Ue del cosiddetto ‘Pacchetto Digitale’ o ‘Digital Omnibus’. In particolare, pur accogliendo con favore lo sforzo fatto dalla Commissione europea per semplificare il quadro regolatorio, con l’obiettivo di sostenere l’innovazione e favorire l’accesso a dati di alta qualità, l’associazione osserva come le proposte nella loro formulazione attuale non sembrano atte a conseguire tali finalità.

Il nodo della frammentazione normativa

IAB Italia richiama l’urgenza di allineare gli interventi normativi alle indicazioni strategiche contenute nel Report Draghi sulla competitività, sottolineando come anche la frammentazione e la sovrapposizione tra ‘GDPR’ e ‘AI Act’ rappresentino un ostacolo concreto allo sviluppo e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale in Europa. Analogamente, le riflessioni contenute nel report Letta sul futuro del mercato unico europeo richiamano l’esigenza di un quadro normativo che favorisca realmente la circolazione di innovazione, conoscenza e dati nel mercato unico, superando frammentazioni e incoerenze che rischiano di indebolire la competitività europea.

La richiesta di una posizione italiana chiara e urgente

È pertanto imprescindibile – sostiene IAB Italia – che le istituzioni italiane assumano con la massima urgenza una posizione chiara e decisa, al fine di evitare ingenti danni economici per il comparto digitale nazionale. Solo attraverso un intervento tempestivo e coerente sarà possibile garantire che il Digital Omnibus contribuisca concretamente ad aumentare la produttività dell’ecosistema digitale dell’Unione e, in modo particolare, dell’Italia, sostenendo l’innovazione e rafforzando la competitività del sistema Paese.

AI Act e modifiche al GDPR: primi segnali e nodi aperti

Entrando nel merito, l’associazione individua alcune necessità di intervento. Sul fronte l’AI Act, IAB Italia valuta favorevolmente la proposta di regolamento di modifica, e in particolare il differimento delle scadenze previsto dall’Omnibus sull’AI, considerandolo un segnale concreto di attenzione nei confronti delle esigenze operative degli operatori.

Circa i nuovi articoli 88 bis e 88 ter, introdotti dall’articolo 3 dell’Omnibus come modifiche rilevanti al GDPR, IAB Italia ne riconosce gli impatti particolarmente significativi sul settore, auspicando dunque un contributo di tutte le istituzioni nell’ambito del processo legislativo dell’Unione Europea per garantirne una regolazione equilibrata ed efficace.

Cookie e consenso: il rischio di ‘consent fatigue’

Con riferimento al tema dei cookie e delle tecnologie di tracciamento, l’articolo 88 bis così come formulato dalla Commissione rischia infatti di frenare l’innovazione e aggravare la cosiddetta ‘consent fatigue’. In tale prospettiva, l’associazione evidenzia l’opportunità di ampliare le esenzioni dall’obbligo di consenso per quelle attività che presentano un impatto limitato sulla privacy degli utenti, in linea con quanto espressamente raccomandato dall’EDPB/EDPS nel parere congiunto sul Digital Omnibus. Interventi in questa direzione, che includano ad esempio la gestione delle preferenze privacy, i sistemi di pagamento e accesso ai contenuti, le misure di sicurezza e prevenzione delle frodi, nonché l’erogazione di forme di pubblicità non profilata, potrebbero contribuire concretamente a migliorare l’esperienza complessiva di navigazione.

Un modello difficile da applicare nella pratica

Inoltre, le modalità di rinnovo del consenso previste dall’art. 88 bis risultano così difficilmente applicabili nella pratica – ad esempio tra servizi con o senza registrazione, su mobile, browser o TV connesse – e sono ulteriormente complicate da fattori fuori controllo come la cancellazione delle preferenze, l’uso di più dispositivi o le impostazioni dei browser, rischiando così di imporre obblighi sproporzionati senza reali benefici aggiuntivi rispetto alle tutele già previste dal GDPR.

Browser-level consent: semplificazione o nuove criticità?

Con riferimento alla proposta di gestione centralizzata del consenso tramite browser (articolo 88 ter), IAB Italia riconosce l’intento di semplificazione perseguito dal legislatore europeo, ma ritiene utile un ulteriore approfondimento degli aspetti tecnici e applicativi. In particolare, nei contesti caratterizzati da un utilizzo sempre più diffuso di dispositivi diversi e dalla presenza di molteplici operatori, emergono alcune criticità legate alla possibilità di garantire un consenso effettivamente informato e specifico, come richiesto dal GDPR. A ciò si aggiungono possibili implicazioni sotto il profilo concorrenziale, che meritano un’attenta valutazione al fine di preservare un ecosistema digitale aperto e competitivo.

Dati e impatti economici: consenso in calo e ricavi a rischio

Inoltre, è importante ricordare che il 69% degli utenti non adotta sistematicamente le stesse scelte di consenso a seconda del servizio online utilizzato, come emerge dai risultati di un’indagine commissionata dalla CNIL (Autorità privacy francese) sulle percezioni dei cittadini francesi in merito all’uso dei propri dati personali e al consenso alla pubblicità online.

Da un recente studio è emerso che l’introduzione del sistema Apple App Tracking Transparency (ATT) ha comportato una riduzione dei tassi di consenso compresa tra il 60% e il 65% in sette Paesi dell’Unione europea, dato peraltro prudenziale rispetto a modelli di consenso a livello di browser caratterizzati da un’unica scelta valida per tutti i siti web.

Con l’introduzione di un cd. ‘browser-level consent’, le stime economiche indicano una potenziale riduzione dei ricavi pubblicitari nell’Unione Europea nell’ordine di 40-50 miliardi di euro (pari al 30-35% a parità di spesa), mentre ogni ulteriore diminuzione dell’1% del tasso di consenso comporterebbe una perdita annua compresa tra 600 e 800 milioni di euro.

Equilibrio tra tutela dei dati e sostenibilità del mercato

Un impatto di tale portata appare difficilmente conciliabile con gli obiettivi di crescita, innovazione e rafforzamento della competitività europea indicati nel Report Draghi sulla competitività, che riconosce nello sviluppo dell’economia digitale un fattore strategico prioritario.

IAB Italia ribadisce l’importanza di assicurare, nell’ambito del processo legislativo in corso, un adeguato contemperamento tra la tutela dei diritti degli utenti e la concreta applicabilità delle norme, tenendo pienamente conto delle implicazioni economiche e industriali che le misure in esame potrebbero determinare sull’ecosistema digitale nazionale. In tale prospettiva, appare essenziale che il contributo italiano al dibattito europeo rifletta tale equilibrio, valorizzando sia gli obiettivi di protezione dei dati sia le esigenze di funzionamento del mercato.