Interviste

ADCI Awards ’26. Copywriting – Radio & Audio: manca un copywriting che dia la voglia di essere letto

Il presidente di giuria Alessandro Sciortino, Chief Creative Officer, McCANN, non ha dubbi sono categorie che ha senso mettere insieme, ma la nostalgia per un copiwriting di livello c’è

Partiamo da un dubbio. Ma come possono partecipare allo stesso tavolo tre categorie apparentemente così diverse?

Sì sono categorie differenti, pertanto chi iscrive può ragionare in modo indipendente e anche noi abbiamo cercato di tenere fede alle categorie. Ha senso metterle insieme? Beh, tecnicamente sì. Sono discipline affini e, con un’attenta selezione dei giurati, mescolando le competenze si può raggiungere un giudizio equilibrato per ciascun pezzo. Dopodiché, alcune cose possono ricadere in più categorie contemporaneamente creando qualche difficoltà. Lì forse bisogna appuntire di più le descrizioni della CFE. Come di fatto accade ogni anno, vista la complessità crescente del nostro settore.

Veniamo al vincitore. Il progetto Coredown. Perché, in cosa era superiore a tutto il resto?

Ha vinto Coordown per la qualità complessiva, il valore del copywriting, la capacità di raccontarsi ogni volta in modo diverso eppure sempre coerente. E sono andati bene i progetti che avevano effettivamente un contenuto interessante da seguire. I giurati si sono appassionati ai contenuti che davvero potevano essere ascoltati – online ad esempio – dando molto valore all’effetto che faceva il lavoro nella realtà, più che la videocase.

Nessun dibattito infuocato?

È stata una giuria molto compatta, qualche lavoro ci ha fatto discutere un po’, più che altro perché poteva essere collocato in più sotto-categorie e magari non era preciso da nessuna parte. Il nuovo sistema di votazione funziona bene a agevola la chiarezza.

Il tuo giudizio sul livello dei lavori?

 Il livello medio non era altissimo. Si sente molto la mancanza di un copywriting che ti dà il piacere di essere letto. Più che altro abbiamo ascoltato. La shortilist, di conseguenza, non è lunga e prova a rappresentare una fotografia varia del lavoro.

Consigli all’industry per fare meglio?

Si può sempre fare di più. Si può valorizzare il lavoro di “crafting intellettuale” a cui il copywriting ci obbliga. Un lavoro di ispirazione e precisione. Si può tornare, nel nostro ambito, a scrivere per il piacere di leggere.

di monica lazzarotto