Una categoria da poco creata e premiata. Rispetto all’anno scorso, aumentano le iscrizioni e la loro qualità?
Premiare la comunicazione pubblica significa riconoscere alla creatività un ruolo centrale nel rapporto tra istituzioni e persone. La categoria è nuova, ma i temi di cui si occupa incidono da sempre sulla nostra vita e meritano ambizione creativa, pensiero strategico e cura nell’esecuzione. La qualità c’è, ma ha allo stesso tempo degli ampi margini di crescita nel coraggio delle idee, nella capacità di parlare un linguaggio vicino alle persone e di trasformare l’attenzione in partecipazione.
Veniamo al vincitore, ci dici tutto sulle motivazioni?
Abbiamo deciso di premiare Pin The City di Milano&Partners, un progetto che ci ha colpiti come cittadini, prima ancora che come giurati. La sua forza è stata quella di aver trasformato un gadget desiderabile in uno strumento per contrastare l’overtourism, attraverso un linguaggio nuovo e accessibile. Un’idea che ha difeso l’identità delle città e dei loro quartieri, coinvolgendo i turisti, ma anche dei cittadini che li abitano, rafforzando il loro senso di appartenenza.
Quanto nel pubblico c’è bisogno di creatività e di strategia?
Moltissimo. La comunicazione pubblica si occupa spesso di temi complessi, delicati, che chiedono alle persone attenzione e a volte un cambiamento. La strategia serve a capire quale ostacolo dobbiamo superare, a chi stiamo parlando e cosa possiamo chiedergli davvero. La creatività trova il modo di far arrivare quel pensiero. Avere qualcosa di importante da dire non significa avere automaticamente l’attenzione di qualcuno. L’attenzione va conquistata, anche quando a parlare è un’istituzione.
Le discussioni più accese sono nate in merito a?
Bella domanda! Il confronto si è acceso già nella call conoscitiva, prima ancora della giuria in presenza. Tutto è iniziato quando i giurati si sono chiesti se contasse di più il valore della causa o quello dell’idea. Un dubbio quasi amletico, perché in questa categoria dovrebbero andare di pari passo. Da lì ho proposto di valutare i progetti seguendo un ordine di priorità: prima l’idea, poi la rilevanza rispetto al tema e al contesto, infine il suo impatto. L’obiettivo era capire quale contributo concreto avesse dato la creatività alla causa. Una valutazione che richiede lucidità, soprattutto quando il tema ci tocca personalmente.
Un giudizio complessivo e sintetico sul lavorio della tua giuria?
Ho avuto il piacere di lavorare con una giuria attenta, imparziale, appassionata e capace di mettersi in discussione. Ho apprezzato soprattutto la disponibilità ad ascoltare e a cambiare idea. Qualità preziosa per chi fa il nostro mestiere. Abbiamo cercato lavori capaci di esprimere la responsabilità della creatività e di alzare l’asticella per i progetti che verranno.
di monica lazzarotto