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The Greatest, Muhammad Ali begins: la serie arriva su Prime Video dal 4 novembre

È stata presentata il 29 settembre la prima serie autorizzata sulla straordinaria vita del campione di pugilato e icona mondiale, girata anche a Roma. È una serie dal respiro cinematografico

The Greatest, Prime Video
The Greatest: Marco Foroni, Jaalen Best, Giovanni Ribisi e Ben Watkins

“La medaglia d’oro non ti rende bianco”. A Louisville, Kentucky, è stata appena fatta una parata in onore di Cassius Clay, fresca medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960. Lui ha indossato orgoglioso la medaglia, ha messo un bel vestito e ha deciso di sfidare le regole. È andato a un ristorante, si è seduto al bancone e ha ordinato il Gold Medal Burger, che quel ristorante ha creato in suo nome. Ma tutto questo non è sufficiente a farsi accettare, a farlo pranzare accanto ai ‘bianchi’.

È una delle scene più forti del primo episodio di The Greatest, la serie su Muhammad Ali che vedremo su Prime Video dal 4 novembre con 8 episodi. Già da questo inizio si capisce che sarà una serie non solo sull’Ali sportivo, ma anche sull’Ali attivista, politico, leader, simbolo. Perché Muhammad Ali è stato ‘the greatest’, il più grande, non solo per la boxe. E la sua storia è importante anche oggi.

“Ancora dobbiamo fare tanta strada riguardo a come trattiamo gli altri”, ha spiegato lo showrunner ed executive producer Ben Watkins. “Ci sono persone alle prese con oppressione e diseguaglianza. Muhammad Ali ha avuto la capacità di mettere insieme le persone. Un modello così è importante oggi in America. Ci sono tensioni, divisioni. Muhammad Ali può essere un’ispirazione per tutti”.

“Una volta erano questioni di vita o di morte, non di dire qualcosa sui social media”, aggiunge Giovanni Ribisi, che interpreta il manager. “Quando qualcuno diceva qualcosa di importante rischiava di mettersi contro il proprio ambiente. Muhammad Ali ha rischiato di finire la propria carriera, è stato disprezzato”.

“Ha spinto la comunità a riunirsi, a combattere: dovevi schierarti con o contro Muhammad Ali”, ricorda Jaalen Best, che dà il volto al campione. “Siamo alla costante ricerca di leader, di persone che combattano insieme. Ai nostri leader continuiamo a chiedere di fare qualcosa. Le domande non cambiano, le persone sì: come possiamo creare uguaglianza?”.

Da Roma verso la Storia

The Greatest inizia alle Olimpiadi di Roma, nel 1960, quando l’allora Cassius Clay (questo il suo vero nome) vince la medaglia d’oro. Il suo coach, tornando in America, gli dice che la sua vita è cambiata. Ma nessuno, neanche Cassius, può immaginare che cosa potrà arrivare. L’impegno civile, il cambio di religione, il cambio di nome, il famoso Rumble In The Jungle, a Kinshasa, contro Foreman. Qui tutto deve ancora accadere. The Greatest è un ‘Ali begins’, un romanzo di formazione, un’origin story.

“Abbiamo scelto di mostrare questo ragazzino che è all’inizio di quel viaggio, tutto quello che è avvenuto dietro le quinte, tutto quello che l’ha formato”, spiega il creatore.

The Greatest, Jaalen Best
Jaalen Best

Qualcosa di diverso

La boxe è il più cinematografico degli sport, e ci ha regalato capolavori come Rocky, Toro scatenato, altri solidi film come Cinderella Man e lo stesso Ali, il famoso film dedicato al grande pugile diretto da Michael Mann. Ma evitiamo subito i confronti. Qui si è voluto fare qualcosa di diverso, proprio per non ripetere quello che è già stato fatto.

“Ali è una delle persone più note della storia: ci sono film, documentari, spettacoli a Broadway, cartoni animati. Cosa potevo fare di diverso?”, riflette Watkins. “Tutto quello che c’è nel documentario non poteva essere in questo show, era già visto. Ho deciso che dovevo rendere tutto più intimo, raccontare la prima parte della sua vita”.

Il rapporto con il padre

Nella storia intima di Muhammad Ali c’è il rapporto con il padre e con la madre. Soprattutto con un padre-padrone che è un po’ come quello di Michael Jackson visto in Michael con cui, alla fine del primo episodio, c’è uno scontro dopo che lui ha picchiato la madre.

“Anche se lascerai la casa porterai sempre il mio nome, Cassius Marcellus Clay Jr.”, dice al ragazzo il padre. Si sbagliava. “Il rapporto con suo padre è stato conflittuale”, ci svela Watkins. “Ma è stato per lui una grande fonte di ispirazione. Più si avvicinava a raggiungere il suo sogno, più si ricordava che il padre non aveva raggiunto il suo”.

The Greatest è cinema

The Greatest ci è piaciuto da subito, perché, in un periodo in cui gli streamer sembrano puntare su storie facili, sicure, semplici, la serie su Ali ha il respiro del grande cinema, è una storia complessa, lunga (la storia copre il periodo dal 1960 al 1964, ma il progetto sembra perfetto per proseguire con altre stagioni), ambiziosa e girata con una grande ricchezza di mezzi. E con un grande lavoro dietro per l’attore protagonista. Jaalen Best ha dovuto perdere circa 15 chili per interpretare il giovane pugile e poi prendere 10 chili per diventare un peso massimo alla fine della stagione, che è ambientata quattro anni dopo.

Float like a butterfly, sting like a bee

“Questo ragazzo fa cose che non ho mai visto prima”, sentiamo dire al personaggio interpretato da Giovanni Ribisi. E già dalle prime scene di combattimento abbiamo visto in Jaalen Best i movimenti tipici di Ali, quel suo caratteristico gioco di gambe, quel modo unico di saltellare che ha portato a coniare il motto “float like a butterfly, sting like a bee – his hands can’t hit what his eyes can’t see”, cioè “galleggia come una farfalla, pungi come un’ape – le sue mani non possono colpire quello che i suoi occhi non possono vedere”.

“È stata una grandissima responsabilità interpretare Ali”, commenta Best. “La prima cosa è stata somigliargli fisicamente. Ho pensato che se avessi colto questo aspetto, sarebbe stato un primo passo. Ci sono molte risorse per un attore per interpretare un grande come Muhammad Ali. YouTube è stato il mio miglior amico: ho potuto vedere i suoi combattimenti i suoi allenamenti, come si muoveva, come si comportava. E mi sono fatto allenare da uno che ha vissuto la sua epoca”.

Roma: aprire gli occhi su un nuovo mondo

Alcune scene sono girate a Roma, e The Greatest è la prima serie ad aver effettuato delle riprese dentro al Colosseo. È qui che inizia la serie: “Ali ha vinto la medaglia d’oro a Roma, nel luogo in cui si trovava il Colosseo”, commenta Ben Watkins. “I pugili sono i nuovi gladiatori e il pugile più importante del mondo ha vinto la medaglia nella Mecca dei gladiatori. Quando un giovane Cassius Clay arriva qui e ha il senso di qualcosa di imperituro”.

Ma a Roma scopre una cosa particolare: in una chiesa bianchi e neri pregano insieme. Quella Olimpiade ha significato qualcosa. Tornato a casa dice al fratello: “sai che lì bianchi e neri stavano insieme, pranzavano insieme?”. “Un’altra delle ragioni per cui è stato importante partire da Roma è che mi sono reso conto di quanto importante è stata per lui questa esperienza”, conclude lo showrunner. “È entrato in contatto con il modo in cui le cose potevano essere. Era un ragazzo cresciuto nella segregazione. E Roma è stata aprire gli occhi su un nuovo mondo. Le Olimpiadi sono esempi di qualcosa per cui dovremo lottare: trovare le cose in comune e non le differenze”.

di Maurizio Ermisino