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Machismo e sessismo nutrono il rap, ma non solo, li abbiamo trovati e li troviamo nelle canzoni, italiane e no, nelle serie tv, nell’advertising, nei film. Junior Cally a Sanremo porta ‘No grazie’ e ottiene il massimo punteggio dalla critica che ascolta in anteprima i brani in lizza, ma si scatena la polemica per i testi dei suoi pregressi successi

Il tutto all’interno di un Festival che cavalca l’onda del politically uncorrect (dalla presenza di Rita Pavone a quella di Rula Jebreal, dal commento di Amadeus sulla ‘bellezza che sta un passo indietro’ di Francesca Sofia Novello a Jelly Cally) che troppo sa di trovata marketing per convincere, specie quando la squadra in campo è tutt’altro che neofita, le diatribe politiche italiane impazzano e il mondo ha i fari puntati su ragionamenti post mee too che spaccando animano la partecipazione. Perché si sa, nulla unisce più dell’essere contro.

Così si scatena la discussione. E anche la comunicazione vuole poter dire la sua, attenta com’è ai temi dell’equality e dell’inclusione. Il punto, infatti, non è sparare a zero contro un artista di 29 anni, che peraltro non fa eccezione nell’universo rap a cui appartiene, ma ragionare sul sistema e sul business dell’entertainment che sfrutta i fenomeni lasciandosi alle spalle l’eticità, o meno, del loro presupposto.

Insomma, quello che sconcerta è il dio audience a tutti i costi che immola sull’altare dei numeri. Nessuno, fatta salva l’organizzazione, ha ancora ascoltato la canzone ‘No grazie’, ma ci viene da scommettere che poco avrà a che fare con gli altri imputati testi, rendendo l’accusa sessista espediente, pretesto per ragionare su un allargato senso.

Le parole hanno peso e valore. Così prima di chiedere il vostro pensiero, leggiamo a emblema quelle di ‘Strega’ del sopracitato Junior Cally:

“Robin Hood, deruba ricchi
Malibù, limone a spicchi
Si fanno le storie con quaranta fighe
Ma poi arrivo io quindi tu non ficchi
Dentro al gioco, chiappe strette
Amici rapper, solo marchette
Voglio vedere la vostra faccia sopra i pacchetti delle sigarette
Sì, li ho uccisi tutti quanti io

Sì, li ho uccisi, signor maresciallo
Gliel’ho servita come han fatto loro
Gliel’ho servita sopra a un piatto caldo
Testa alta quando ti parlo
Guardami in faccia quando ti parlo
Mi hanno sfidato, è stata una cazzata
Come quando scopi e ti togli il ritardo
Lei si chiama Gioia, ma beve poi ingoia
Balla mezza nuda, dopo te la da
Si chiama Gioia perchè fa la troia
Sì, per la gioia di mamma e papà
Questa frate non sa cosa dice
Porca troia, quanto cazzo chiacchera?
L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa
C’ho rivestito la maschera

Vieni a vedere che bella la Luna da sopra i palazzi
Siamo la voce della libertà per questi ragazzi
Sono la strega che fa
Sono la strega che fa

Sono la strega che fa “Shu-shulala!”

Siamo le streghe libere di bere per tutta la noche (ya, ya)
Beviamo, cantiamo, corriamo, moriamo veloce (ya, ya)
Ci bruciano in piazza, ma tanto lo sai che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)

La gente che giudica, piccola
Dentro il cervello, frà, briciola
Rispondi a parole che bene assestate possono spezzare la loro mandibola
Ho fatto un’orgia frate dentro casa
Dentro casa, frate dentro casa
Ma a succhiarmi il cazzo non c’erano grupie ma metà della scena italiana (ya!)
Comandati, frate schiavizzati dagli apparecchi digitali
Medici privati costano troppo
Come cazzo faccio coi medicinali?
Fanculo lo stato, fanculo l’Italia
Fanculo ogni membro della polizia
Ci entro dentro con lo sguardo di mio padre che entra dentro una farmacia

Siamo le streghe libere di bere per tutta la noche (ya, ya)
Beviamo, cantiamo, corriamo, moriamo veloce (ya, ya)
Ci bruciano in piazza, ma tanto lo sai che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Siamo le streghe libere di bere per tutta la noche (ya, ya)
Beviamo, cantiamo, corriamo, moriamo veloce (ya, ya)
Ci bruciano in piazza, ma tanto lo sai che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)

Che resuscitiamo… ”

Certo, è una canzone. E’ espressione artistica, è finzione. Eppure quello che a nostro avviso sconcerta è che trattasi di specchio dei tempi. L’arte respira e ritorna quello che l’artista sente e vede e quello che pensa di dover comunicare. Quindi, oltre qualsiasi moralismo e censura, su cosa dobbiamo efficacemente interrogarci? Quanto il marketing può e quanto e come fa per incidere sul mondo reale impostando un eco che lo migliori anziché galoppare qualsiasi cosa in nome del solo risultato di business?

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