Perché in più di uno degli interventi sul palco di questa edizione 2016 è emersa forte la richiesta. Basta, insomma, con il cavalcare la notiziabilità dei ‘drammi’, sì a sostenere l’economia, i nostri prodotti, le nostre imprese, il Paese.
Dichiarando pure il vero. Sintomatico, tra gli altri, il dato sul tasso di omicidi espresso da Marzio Barbagli, sociologo e accademico dell’Università di Bologna, che in Italia decresce, specie al Sud, contrariamente a quanto avrebbe lasciato presupporre la crisi. Ma non solo, pure la percezione di soddisfazione per la propria situazione economica riserva sorprese. Con i lavoratori a reddito fisso non così penalizzati, mentre a risentire maggiormente il peso della decrescita sono imprenditori e liberi professionisti.
Il che non significa vedere stupidamente rosa, ma imparare a razionalizzare anche il bicchiere mezzo pieno. Tanto, si sa, la ripresa non sarà da capogiro. Francesco Daveri, professore ordinario Università Cattolica, riassume le varie previsioni sul Pil (da quella più ottimistica del Governo +1,2% nel 2016 e 1,4% nel 2017, alle più tiepide di Fmi e Ue, comunque sempre concordi con l’ordine di grandezza vicino all’1%) ricordando soprattutto che sarà la domanda interna a trainare la crescita. Il che non lascia scuse. Le imprese devono agire. E l’impellenza è pure dimostrata dall’analisi dei settori che già oggi hanno maggiormente beneficiato della ripresa, grazie a strategie e innovazione. Dal wellness all’alimentare, rispetto al non. Perché, mettiamocelo in testa, l’inerzia non porta da nessuna parte. La ripresa in atto, graduale e diseguale per aree geografiche e categorie, è troppo tiepida per garantire risultati, apre invece possibilità.
Ed è dall’intervento di Christian Centoze, consumer analytic solutions european manager Nielsen, che capiamo come la forza su cui puntare sia la tecnologia. Non certo il fattore demografico (Italia 5° paese per aspettative di vita, ma 213° per tasso natalità) e nemmeno la forza trainante dell’economia (Italia 8° paese più ricco al mondo, ma 210° per crescita Pil).
Insomma, che si benedica la tecnologia e chi la saprà ‘sfruttare’, facendo sistema e agganciandosi a chi già possiede competenze e piattaforme ideonee (interessante la partnership Google-Illy a tal proposito finalizzata. Ma anche l’invito di Amazon Prime Now.
Per rivitalizzare vecchie abitudini, ma anche per crearne di nuove. A partire dal ruolo primario del mobile. Sapendo stabilire relazioni con i propri clienti, perché non è solo importante se acquistano o meno i nostri prodotti o servizi, lo è altrettanto cosa ne pensano e come lo esprimono in rete. Alla stregua di una storia d’amore, ci vuole impegno, passione, condivisione. I dati? Ok i big, ma trasformiamoli da problema a soluzione. Concentriamoci sugli smart, che permettono di essere utilizzati, che fanno decidere, quindi agire. Perché, sappiatelo, non vince l’organizzazione più potente e forte, ma quella più agile e flessibile.
