Tema di cui ci siamo recentemente occupati, ma difficile da risolvere esaustivamente in una manciata d’interventi, rappresentando una delle questioni ‘calde’ della comunicazione contemporanea. Mettendo in gioco creatività, efficacia, efficienza e valore dei progetti realizzati, nonché delle professionalità coinvolte. Non a caso, l’esigenza di proporre una discussione a esso dedicata all’interno di IF! Italians Festival, per la precisione sabato 4 alle ore 12.
Tutto ebbe inizio dalla lettura di questo post Facebook del regista Ago Panini: “A volte mi capita di vedere in onda spot non girati da me, cui ho partecipato in gara, perdendola. Allora, rivelando il Nanni Moretti che è in me, vado a cercarmi il brief ricevuto e me lo rileggo, ricordandomi tutte le belle parole, tutti i punti di attenzione, tutti i riferimenti alle belle immagini ascoltate durante la conference call. E sorrido, pensando a chissà cosa deve essere successo, per far si che il punto A (il brief) sia così lontano dal punto B (lo spot in onda). E tiro un respiro di sollievo, perché se fosse toccato a me essere quello che sta in mezzo tra il punto A e il punto B sarebbe stata una sofferenza”.
Il tema, insomma, è chiaro: perché è così difficile vedere lavori che corrispondano alle aspettative? Perché tra brief e realizzazione si crea una così grande distanza?
Diverse le ipotesi:
– per l’incapacità di fare sistema, con le cdp che entrano nel flusso solo ex post e che non possono ‘sconfinare dal foglio di carta dell’idea’ elaborando non una ma più vie alternative per offrire il top.
– per il poco potere delle agenzie
– lo scarso coraggio di tutti
– il super potere dei clienti, che spesso si ergono a creativi considerando gli altri meri esecutori
– l’eccessiva democratizzazione del lavoro creativo, con tutti, test in primis, a dire la loro, penalizzando l’idea
– le procedure d’analisi dei cost controller
– i flussi, i processi
– le gare giocate sul prezzo con tempi impossibili
– la cultura, la conoscenza dei processi creativi-produttivi
– il mercato e il sistema
– e, giusto perché non può mancare, il nostro stesso paese, con molti a evidenziare il problema come una delle tante espressioni del malcostume italico?
Concludendo non vi sia un’unica ‘causa’, quanto un insieme complesso, articolato e sistemico di ragioni, spesso interconnesse. Ma non per questo irrisolvibili.
Ed ecco perché, unitamente a quello degli ospiti che interverranno con noi sul palco (Karim Bartoletti, Filmmaster; Nicola Lampugnani, TBWA\Italia; Betty Codeluppi, FromAtoZed; Giuseppe Mastromatteo, Ogilvy & Mather Advertising; e Paolo Amadori, Fattorie Osella) abbiamo bisogno anche del tuo contributo. Così, oltre a invitarti a essere dei nostri sabato, intervenendo di persona, ci piacerebbe che se hai qualche domanda, spunto, suggerimento, visione, soluzione da condividere ce lo facessi sapere, scrivendo a redazione@youmark.it, o postando qui sotto il tuo commento.
Ringraziandoti per la collaborazione, ti aspettiamo il 4 ottobre.