“Sinceramente, in Italia, cosa è davvero quello che dovrebbe essere? Siamo un paese divertente, caciarone, che vive di complicazioni e infrastrutture per gestire/generare queste complicazioni. Tutto è difficile in Italia. Non si sa perché. Quindi è difficile, tra le altre cose difficili, avere un dialogo semplice, ovviamente.
E’ difficile dire le cose come stanno, si va subito sul personale. Se dici, secondo me questa idea non è un granché, subito c’è dietro qualcosa, secondo la nostra tipica dietrologia (dove dovrebbe stare la dietrologia, se non dietro?) che fa si che tu legga questa cosa come una velata accusa, che io chissà cosa volevo dire, che penso di essere meglio di te, che infondo mi stai antipatico, eccetera eccetera.
E se poi devo mandare un preventivo? Dall’altra parte sicuramente c’è qualcuno che pensa che ci sia un margine di sconto, perché sicuramente ‘ce stò a provà’. E mentre faccio il preventivo (che poi io manco faccio il produttore…) devo pensare che di là mi chiederanno lo sconto (perchè loro ‘ce stanno a provà’), che dovrò spalmare sui miei costi, o più spesso sulle persone che lavorano con me, sapendo che forse è vero che ho caricato un po’ di più per poter togliere e allineare.
E le idee? Magari quello che deve presentare l’idea al capo magari mica l’ha capita, in trentasette mail in cui c’è in cc tutto il mondo, con quei bei colori che significano vari livelli di citazione che tu dovresti essere un detective per capire davvero cosa è rivolto a te. Quindi la racconta male, oppure la corregge, l’aggiusta, fa la faccia del ‘secondo me non va, ma questo è’. Poi c’è sempre un altro capo che la pensa diversa. Anzi che tu devi cercare di pensare come la pensa lui per poter dare la tua risposta, speculando su quello che lui potrebbe dire/fare/baciare/lettera/testamento…
Insomma, il perché de La Grande Distanza, si sa benissimo dove sta. Sta in come siamo noi. Che infondo siamo parecchio distanti da grandi semplicità che ci circondano.
A Francoforte sono più sereni? Non credo. Sono meno in ansia per il lavoro? Certamente no. Semplicemente c’è meno casino intorno, meno persone che parlano, che devono giustificarsi, coprirsi, quindi le linee sono meno intasate, ci sono meno cc nelle mail, e meno caos. E, si sa, il caos è terra fertile per l’ansia. Che quindi cresce, come una nebbia logica che ottenebra i pensieri. E quindi partono mail (rigorosamente in cc) che lanciano dubbi sull’idea, come granate antiuomo, che germogliano e crescono (ovviamente in cc), allontanando sempre di più la A dalla B. E via discorrendo, fino al film in tv.
Questo meccanismo, in Italia, si trova ovunque. Nel ‘mondo del cinema’, per esempio, si esprime in una lentezza senza senso. Nel magico mondo del cinema, questo caos fa si che una mail, per essere letta, e per avere risposta, ci metta non meno di 15/20 giorni. Ovviamente ci si domanda cosa di così importante viene fatto in quei venti giorni da non avere il tempo per dire, giallo, rosso, verde, o qualunque sia la riposta che quella mail chiedeva.
In politica, che ve lo dico a fare.
Insomma, la grande distanza sta dentro di noi. Ed è anche un po’ la grande distanza che ci separa dal resto del mondo. Noi siamo orgogliosi di essere ‘diversi’ di avere un ‘italian way’ per vedere le cose. Spesso ci fa ridere, quando si lavora con gli americani, la loro disarmante ‘semplicità’. Che ci fa spesso pensare di essere più svelti, più scaltri.
Duemila e passa anni di storia, faranno o no la differenza? Dipende solo da dove si decide di guardarla.
Il mio post di qualche giorno fa – A volte mi capita di vedere in onda spot non girati da me, cui ho partecipato in gara, perdendola. Allora, rivelando il Nanni Moretti che è in me, vado a cercarmi il brief ricevuto e me lo rileggo, ricordandomi tutte le belle parole, tutti i punti di attenzione, tutti i riferimenti alle belle immagini ascoltate durante la conference call. E sorrido, pensando a chissà cosa deve essere successo, per far si che il punto A (il brief) sia così lontano dal punto B (lo spot in onda). E tiro un respiro di sollievo, perché se fosse toccato a me essere quello che sta in mezzo tra il punto A e il punto B sarebbe stata una sofferenza -, rimbalzato da Karim, era una constatazione, col sorriso sulle labbra, di questa grande distanza.
Certo, c’è molto spazio per migliorare le cose. Ma guardare il tutto con un angolazione ‘semplicemente’ pubblicitaria, sarebbe riduttivo. La pubblicità italiana è come il paese in cui vive e germoglia, cui si riferisce, da cui trae ispirazione. Sarebbe bello cambiare e migliorare, ridurre la distanza tra A e B. Ma occorre partire dall’Italia”.