Partiamo da te, Maurizio Travaglini, meglio, dalla nascita del vostro team e dal perché avete sentito il bisogno di creare un workshop come L4i_Lab, ci racconti?
“Insieme al team di Architects Of Group Genius – la società di consulenza che ho fondato dodici anni fa – ho avuto la fortuna di poter lavorare per organizzazioni estremamente diverse tra loro (aziende, università, ONG, comunità, organizzazioni internazionali), ma con due importanti caratteristiche in comune: il desiderio, o il bisogno, di creare qualcosa di nuovo a qualsiasi livello, da quello ‘strategico’ (“cosa possiamo diventare?”) a quello ‘organizzativo’ (“come potremmo lavorare?”), a quello legato alla ragion d’essere dell’organizzazione (nuovi prodotti, nuovi spazi, nuovi servizi, o nuovi modi di produrre, ecc), e la convinzione che l’innovazione non dipenda dall’intelligenza di pochi, ma dalla collaborazione di molti.
Per offrire un contributo significativo al lavoro di queste organizzazioni, ci siamo focalizzati sull’analisi delle più interessanti teorie dell’innovazione, abbiamo approfondito gli studi compiuti intorno ai temi del cambiamento organizzativo, dell’apprendimento, e abbiamo anche iniziato a esplorare il funzionamento della nostra mente, e poi la combinazione ‘corpo-mente’.
Man mano che il nostro lavoro diventava più complesso, ci siamo trovati a dover comprendere a fondo svariati aspetti del fenomeno ‘innovazione’ e ad affrontarli sempre in modo diverso. Insomma, a sperimentare approcci nuovi, per teorie nuove. Ci siamo accorti che ogni progetto diventava un esperimento che generava un nuovo esperimento. E che l’uso della teoria era poco utile se non accompagnato in modo quasi simultaneo dalla pratica.
Ma, viceversa, anche che la pratica senza teoria non riusciva facilmente ad arrivare al livello di profondità necessario.
Abbiamo quindi moltiplicato i nostri sforzi per mescolare teoria e pratica, idee ed esperienze, riflessione e interazione, lavoro individuale e lavoro in squadra. Strategia e operatività. Filosofia e tattica. Cultura e decisioni. Senza combinare insieme tutti questi livelli non si può comprendere la complessità nascosta sotto la manifestazione superficiale dei fenomeni più importanti nella vita delle organizzazioni.
Inoltre, nonostante continuassimo a ribadire con convinzione “non facciamo formazione”, le persone che lasciavano i nostri ‘Lab’ erano entusiaste sia per il risultato del lavoro, sia per l’apprendimento. Il caso ha poi voluto che dal lavoro di consulenza che da anni svolgevamo ad Harvard (dove lavoriamo dal 2006 come consulenti dell’Harvard Business School e dell’Harvard University) arrivasse l’invito per fare una lezione, in seguito trasformata in un workshop di tre ore, quindi in un laboratorio di quattro giorni, poi in un programma che coinvolge per sei mesi gli studenti dell’Advanced Management Development Program della Graduate School of Design sullo sviluppo di progetti di innovazione e soprattutto sullo sviluppo della propria personale capacità di innovazione, leadership for innovation”.
Quanto in quello che oggi siete e siete in grado di offrire è contata l’Università di Harvard?
“Negli anni, la relazione con l’Università di Harvard ci ha portati a esplorare nuovi confini intorno al tema dell’innovazione: abbiamo lavorato con due professori (Nitin Nohria e Rakesh Khurana – ambedue oggi sono rettori ad Harvard) per contribuire alla definizione dello ‘stato dell’arte’ della disciplina dello sviluppo della leadership (da questo lavoro è nato il testo ‘Handbook of Leadership Theory and Practice’); abbiamo gestito il progetto ‘The Classroom of the Future’, dal quale sono nate le dieci aule più rivoluzionarie e richieste dell’Harvard Business School (gli ‘Hives’ – ‘l’alveare’); abbiamo lavorato alla realizzazione e al lancio dell’Harvard Innovation Lab, un nuovo spazio/incubator, oggi il più frequentato e ambito da laureandi e alunni”.
Come mai Harvard vi ha dato tanto credito, perdona, oggi è facile capirlo, ma agli esordi? E come il tutto si riconnette a L4i Lab?
“La relazione tra Harvard (grande, blasonata e globale) e noi (piccoli, sconosciuti e italiani) è iniziata grazie a un progetto lanciato dieci anni fa dalla professoressa Linda Hill – da tempo alla guida della Leadership Initiative di HBS, e proprio dalla medesima amicizia e collaborazione è nata anche l’idea di creare L4i.
La connessione tra noi e Harvard è nata a Davos, dove abbiamo concepito e realizzato il Davos Workspace per il World Economic Forum – l’essere riusciti a introdurre proprio al centro del meeting più formale e più strutturato del mondo uno spazio per la collaborazione, l’innovazione, l’improvvisazione, ha fatto pensare a un paio di professori di Harvard che forse potessimo riuscire a fare la stessa cosa anche per la loro facoltà. Ammetto che quando ho ricevuto l’email da Harvard che diceva “abbiamo bisogno di voi – avete del tempo da dedicarci?” ho pensato a uno scherzo…
L4i_Lab è stato concepito mettendo insieme le conoscenze sviluppate in ambito accademico dalla professoressa Hill, quelle legate alla nostra attività di consulenza e alla nostra esperienza nella progettazione e facilitazione di laboratori, e quelle che Greg Brandeau ha elaborato in ambito manageriale, lavorando all’interno di una delle organizzazioni più innovative e creative del mondo, Pixar. Lo spunto è stato offerto dal libro che Linda e Greg hanno appena pubblicato, ‘Collective Genius’. Ci siamo detti: perché non creiamo un’esperienza nuova che permetta alle persone di moltiplicare la propria capacità di generare innovazione, e di far crescere anche quella della propria organizzazione? E così è stato”.
Così, dunque, la gestazione, ma la nascita? Dove, come, quando, perché e per chi?
“Ci siamo subito immersi nel lavoro di creazione del nuovo laboratorio, l’abbiamo immaginato e inventato da zero, abbiamo applicato tutto ciò che conoscevamo su apprendimento e innovazione, progettando un’esperienza che crediamo sarà straordinaria e che oggi proponiamo in Italia.
L4i_Lab si svolgerà dall’1 al 3 dicembre presso l’UniManagement Learning and Innovation Center di Torino, uno spazio molto particolare che abbiamo creato assieme a un architetto che ha disegnato, tra gli altri, centri per l’innovazione di importanti organizzazioni, come Boeing e NASA. Il programma è dedicato a tutti coloro che intendono moltiplicare le conoscenze e le capacità necessarie per creare una ‘cultura dell’innovazione’ nei loro team e nelle loro organizzazioni. Attenzione, non si tratta di un corso tradizionale, né di un workshop. E’ un vero e proprio laboratorio, in cui sperimentare, imparare, mettere storie, esperienze, conoscenze, intuito e talento al lavoro.
Vi parteciperanno persone diversissime, che hanno in comune il livello di esperienza (la maggior parte dei partecipanti è over 40), il ruolo (sono quasi tutte persone che di mestiere devono assumersi la responsabilità della propria crescita e di quella di altri) e soprattutto il fatto di avere la parola ‘innovazione’ scritta ovunque intorno a sé. Non solo sui titoli dei libri che leggono, non solo negli articoli di cui vanno a caccia, ma soprattutto nell’atteggiamento nei confronti della realtà che affrontano ogni giorno. Persone che vivono quotidianamente assieme a queste domande: come ideare una nuova soluzione? Come far sì che la mia squadra evolva, faccia balzi in avanti? E che l’intera organizzazione possa diventare un incubator d’innovazione e miglioramento?”
Verranno persone da 12 paesi diversi, in media con 15-20 anni di esperienza. Non solo ad, ma anche un team di architetti da Nuova Delhi, un Chief Catalyst Officer da Hong Kong, un team di Strategic Innovation da Stoccolma, un gruppo di R&D dalla Germania. L’innovazione dipende dalla diversità e in questo laboratorio non mancherà”.
Un tempo innovare era prerogativa di pochi che da soli garantivano prosperità a molte organizzazioni e ai loro membri. Oggi sembra che senza innovazione non ci sia esistenza. Perché?
“Creare qualcosa di nuovo è un concetto vitale nella vita di qualsiasi organizzazione, di qualsiasi comunità di persone. Non solo quando si tratta di fare vera e propria innovazione, una nuova idea, un nuovo prodotto, strategia, servizio, ma anche quando è necessario affrontare problemi, sbloccare situazioni di stallo, dare energia ai team di lavoro. Eppure, spesso il nuovo non riesce a manifestarsi, c’è qualcosa che blocca il processo di creazione, qualcosa che molte si annida proprio nel modo di pensare, di essere e di fare delle persone.
Non è sufficiente che un leader indichi la rotta, condivida obiettivi e vision e stimoli il team a metterli in pratica, deve creare un contesto che infonda nelle persone la volontà e la capacità libera e spontanea di generare nuove idee. Deve far emergere le ‘slice of genius’, le componenti ‘geniali’ che si racchiudono in ogni individuo, e deve combinarle insieme. Questo è il genio collettivo, il Group Genius, un fenomeno estremamente potente che si manifesta quando le persone, collaborando, confrontandosi, sperimentando, mettendo insieme le proprie esperienze, le proprie prospettive, le proprie intuizioni, riescono a creare qualcosa di veramente nuovo.
Quindi, sfatiamo pure il mito del genio che risolve, dell’illuminato che ottiene successo anche solo conducendo una pletora di meri esecutori?
“C’è chi preferisce crederci. Il mito del genio solitario, dell’Individuo illuminato (recentemente ho letto una sua divertente definizione, il ‘super-chicken’), certamente sexy e affascinante, ma la nostra ricerca, il nostro lavoro e la nostra pratica, ci portano a credere a un’interpretazione meno legata alle capacità del singolo, quanto a quelle che l’individuo e il gruppo riescono a creare insieme. Ecco perché, per spiegare questa nuova interpretazione di un fenomeno antico non potevamo fare un corso tradizionale, ma abbiamo dovuto inventare un Laboratorio. Un Laboratorio per inventori”.
I lettori di Youmark interessati a partecipare potranno usufruire di uno sconto del 25% sul prezzo del Lab. Basta inserire il codice BLU (cioè scrivere la parola BLU) nel campo ‘coupon’ all’interno del form d’iscrizione, a cui si accede cliccando il banner REGISTER nella sezione JOIN del sito http://l4i-lab.com/ .