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Il provvedimento prevede che, entro sei mesi dall’eventuale entrata in vigore della legge, il Ministero della Salute, insieme ai Ministeri dell’Istruzione e della Famiglia, adotti Linee guida nazionali per evitare l’esposizione ai dispositivi digitali dei bambini fino ai 36 mesi e definire, per le fasce d’età successive fino ai 18 anni, tempi massimi di utilizzo e modalità di accompagnamento a un uso progressivo e consapevole.
La proposta rafforza inoltre il ruolo di corsi preparto, punti nascita, consultori, pediatri e medici di medicina generale, chiamati a informare i genitori sui possibili effetti di un’esposizione troppo precoce agli schermi e a fornire indicazioni durante i bilanci di salute dei bambini.
Le evidenze scientifiche alla base della proposta
L’iniziativa nasce da un crescente numero di studi che collegano l’esposizione precoce ai dispositivi digitali a possibili effetti sullo sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale dei bambini. In particolare, la revisione della letteratura scientifica realizzata dalla Commissione Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria, che ha preso in esame 78 studi, evidenzia come ogni 30 minuti aggiuntivi di esposizione quotidiana agli schermi possano raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio. Le ricerche richiamate segnalano inoltre possibili ricadute sulle capacità attentive ed esecutive, sulla regolazione emotiva, sul sonno e sulla qualità della relazione tra adulto e bambino.

I quattro pilastri della proposta
- Linee guida nazionali per proteggere la salute digitale
La proposta prevede che, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, il Ministero della Salute, insieme ai Ministeri dell’Istruzione e della Famiglia, adotti Linee guida nazionali basate sulle evidenze scientifiche per evitare l’esposizione ai dispositivi digitali di bambini al di sotto dei 36 mesi e, per le età successive fino ai 18 anni, indicare i tempi massimi giornalieri e le modalità di accompagnamento educativo a un uso graduale e consapevole.
- Una rete intorno alle famiglie: ostetriche, neonatologi, pediatri e consultori
La proposta prevede l’introduzione, nei corsi di preparazione al parto e di accompagnamento alla nascita, di moduli dedicati all’impatto delle tecnologie digitali sui neonati e all’importanza di non utilizzare i dispositivi come strumenti abituali di sedazione o intrattenimento passivo. Consultori familiari, punti nascita e servizi per la prima infanzia dovranno distribuire materiali informativi alle famiglie. Pediatri di libera scelta e medici di medicina generale dovranno integrare nei bilanci di salute una consulenza specifica sull’uso dei dispositivi tra zero e tre anni.
- De-digitalizzare i servizi per l’infanzia: più relazione, gioco e movimento
Per i servizi educativi pubblici e privati destinati ai bambini da zero a tre anni, la proposta prevede il divieto di utilizzo dei dispositivi digitali nelle attività educative. I progetti educativi dovranno privilegiare la relazione, il gioco libero, il movimento e lo sviluppo del linguaggio. La proposta prevede inoltre una formazione specifica del personale educativo sui rischi dell’esposizione precoce.
- Formare chi si prende cura dei bambini
La proposta prevede l’integrazione dei piani di studio universitari e dei programmi di formazione continua con moduli sulla neurobiologia dello sviluppo e sui rischi digitali. La formazione riguarderà pediatri, ostetriche, educatori, assistenti sanitari e assistenti sociali, affinché tutti i professionisti che incontrano bambini e famiglie possano riconoscere precocemente le situazioni di rischio e offrire indicazioni coerenti e fondate sulle evidenze scientifiche.
Un Tavolo permanente sulla salute digitale dei minori
La proposta prevede infine l’istituzione, presso il Ministero della Salute, di un Tavolo tecnico nazionale permanente per la salute digitale dei minori, con il compito di monitorare l’attuazione della legge, aggiornare periodicamente le linee guida sulla base delle nuove evidenze scientifiche e promuovere attività di ricerca sugli effetti dell’esposizione ai dispositivi digitali. È prevista inoltre una relazione annuale alle Camere sullo stato di attuazione delle misure.
Obiettivo: costruire un sistema di prevenzione
La proposta di legge, assicurano i promotori, non nasce per demonizzare la tecnologia, ma per definire un approccio più consapevole al suo utilizzo, soprattutto nei primi anni di vita.
La senatrice Simona Malpezzi sottolinea come il provvedimento punti a rafforzare informazione e formazione, in particolare rivolte ai genitori, per favorire una maggiore consapevolezza nell’uso di strumenti che fanno ormai parte della quotidianità. Per la Società Italiana di Pediatria, nei primi anni il cervello dei bambini ha bisogno soprattutto di esperienze reali – relazione, contatto, movimento, gioco e interazione con l’adulto – e il ruolo dei pediatri può essere determinante nell’accompagnare le famiglie, intercettare eventuali situazioni di rischio e offrire indicazioni basate sulle evidenze scientifiche. Terre des Hommes, infine, evidenzia la necessità di costruire una rete stabile di professionisti e una governance capace di aggiornare nel tempo linee guida e interventi, affinché la normativa non resti un principio astratto ma diventi uno strumento concreto di tutela dell’infanzia.
L’obiettivo dichiarato è quindi creare un vero e proprio sistema nazionale di prevenzione, coinvolgendo famiglie, sanità, scuola e servizi educativi per accompagnare i bambini verso un rapporto graduale e consapevole con il digitale.