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Trump Mobile, dati dei clienti esposti online durante le prime spedizioni del T1 Phone

Il caso evidenzia una vulnerabilità legata a un provider terzo. Tra i dati accessibili: nomi, email, indirizzi e informazioni sugli ordini
Trump Mobile

Trump Mobile torna al centro dell’attenzione dopo le prime spedizioni del T1 Phone, il dispositivo annunciato lo scorso anno e arrivato sul mercato con diversi mesi di ritardo, al centro di una nuova controversia legata alla gestione dei dati dei clienti.

Secondo quanto riportato da diverse fonti internazionali, una serie di informazioni sensibili relative agli acquirenti sarebbe risultata accessibile online, sollevando interrogativi sulla sicurezza dell’infrastruttura digitale utilizzata per supportare le operazioni della piattaforma.

L’esposizione dei dati e le prime segnalazioni

Il caso sarebbe emerso dopo le segnalazioni di alcuni creator ed esperti di sicurezza informatica, che avrebbero identificato la presenza di dati liberamente accessibili dopo aver effettuato un ordine del dispositivo. Le informazioni coinvolte includerebbero nomi, indirizzi email, recapiti telefonici, indirizzi postali e identificativi degli ordini.

I tentativi di segnalazione diretta alla piattaforma non avrebbero ricevuto riscontro immediato, fino a quando la vicenda non è diventata pubblica attraverso la diffusione sui social e la copertura di testate specializzate.

Il nodo del provider terzo

Un rappresentante della società avrebbe confermato l’esposizione dei dati, chiarendo tuttavia che non si sarebbe trattato di una violazione dei sistemi interni di Trump Mobile, ma di un problema legato a un provider terzo che supporta alcune operazioni della piattaforma. La società starebbe ora valutando eventuali obblighi di notifica nei confronti degli utenti coinvolti.

Un lancio già complesso tra ritardi e aspettative

Il T1 Phone era stato presentato nel 2025 come dispositivo “proudly designed and built in the United States”, con un prezzo di lancio di circa 499 dollari e una fase di preordini che avrebbe coinvolto centinaia di migliaia di utenti. Il progetto, inizialmente previsto per l’estate dello stesso anno, ha subito diversi ritardi prima dell’effettivo avvio delle spedizioni a maggio 2026.

Nel frattempo, alcune analisi indipendenti hanno sollevato dubbi sulla reale origine del dispositivo, evidenziando somiglianze con modelli prodotti in Asia e venduti a prezzi significativamente inferiori.