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La scelta non arriva peraltro da un’azienda che si affaccia per la prima volta sul tema. Sono ormai trascorsi quasi cinque anni da quando Lush ha deciso di interrompere l’utilizzo commerciale di Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat e X, prendendo posizione nei confronti del modello con cui le piattaforme social raccolgono e monetizzano l’attenzione degli utenti.
Una campagna contro il ‘costo nascosto’ dei social
Safer Socials parte da una considerazione semplice: le piattaforme possono essere utilizzate senza pagare un abbonamento, ma questo non significa che siano realmente gratuite. Per Lush, il prezzo viene pagato attraverso il tempo trascorso online, la raccolta dei dati e l’attenzione degli utenti. A questi elementi il brand aggiunge questioni più ampie legate al benessere delle persone, alla diffusione dell’odio online e all’impatto che le piattaforme possono avere sui processi democratici. Tra i fenomeni citati nella campagna c’è anche il doomscrolling, ovvero la tendenza a continuare a scorrere i contenuti del feed senza una reale intenzione di farlo. Un comportamento che, secondo Lush, non può essere considerato soltanto una questione individuale, ma va letto anche alla luce di come le piattaforme sono progettate e dei meccanismi che ne sostengono il modello di business.
L’obiettivo dichiarato non è però invitare semplicemente le persone ad abbandonare i social, quanto aprire una riflessione su come sono costruiti e utilizzati e su quali strumenti possano permettere agli utenti di esercitare un maggiore controllo.
Il sito per passare dalla denuncia all’azione
Una parte centrale dell’iniziativa è rappresentata dal sito Safer Socials, pensato da Lush come uno spazio in cui raccogliere organizzazioni internazionali e locali impegnate sui temi dei diritti digitali, della sicurezza online e di un utilizzo più consapevole delle piattaforme. L’idea è mettere in contatto le persone con associazioni e risorse concrete, dando loro la possibilità di approfondire i temi affrontati dalla campagna e di partecipare alle iniziative di chi lavora quotidianamente per un ambiente digitale più sicuro.
Il sito raccoglie inoltre una cronologia delle attività portate avanti da Lush negli ultimi dieci anni sui diritti digitali, inserendo Safer Socials all’interno di un percorso che il brand considera quindi parte integrante della propria identità e non un’iniziativa isolata.
Anche un prodotto per sostenere il progetto
Durante le due settimane della campagna Lush propone anche Ctrl, un prodotto Giving sotto forma di gommoso da doccia, sviluppato per richiamare simbolicamente la necessità di ‘staccare’ dagli algoritmi e recuperare il controllo del proprio rapporto con le piattaforme digitali.
In Italia, il 75% del prezzo del prodotto, al netto dell’IVA, sarà devoluto a Sloweb APS, organizzazione impegnata nella promozione di un uso più sicuro e consapevole degli strumenti digitali. I fondi contribuiranno anche alla realizzazione di un opuscolo destinato a ragazze e ragazzi tra i 10 e i 15 anni, pensato per spiegare come vengono progettati i social e quali meccanismi possono influenzare il modo in cui li utilizziamo. La pubblicazione è prevista entro la fine dell’anno e sarà distribuita gratuitamente con licenza aperta.
Andrew Butler, Campaign Manager Lush
“Per molti di noi i social media sono nati come uno strumento apparentemente innocuo per entrare in contatto con le persone, documentare e condividere momenti della nostra vita. Col tempo, però, il loro ruolo è profondamente cambiato e le logiche di profitto sembrano aver preso il sopravvento sul benessere degli utenti. Allo stesso tempo, la diffusione dell’incitamento all’odio online solleva interrogativi sulla responsabilità delle aziende che gestiscono queste piattaforme. Con questa campagna vogliamo aprire una conversazione su ciò che sono diventati oggi i social media e su come costruire insieme un futuro digitale migliore e più sicuro”.