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Ferrari Luce divide il pubblico e fa penare la Borsa. Ma Jony Ive vorrebbe raccontare il futuro del Cavallino

La prima Ferrari elettrica sviluppata con LoveFrom, il collettivo creativo dell’ex designer Apple, segna una rottura culturale prima ancora che tecnologica. Tra entusiasmo, critiche feroci, dubbi del mercato e tensioni identitarie, il debutto di Luce apre una nuova fase per il brand
Ferrari Luce

Ci sono auto che vengono presentate. E poi ci sono auto che aprono una discussione culturale. La nuova Ferrari Luce appartiene chiaramente alla seconda categoria. Presentata come la vettura che inaugura “una nuova era di innovazione tecnologica”, la prima Ferrari elettrica della storia ha immediatamente polarizzato pubblico, appassionati e osservatori finanziari.

Da una parte entusiasmo per un progetto radicale, dall’altra critiche feroci sui social, dubbi identitari e reazioni emotive da parte dei puristi del Cavallino. Sullo sfondo, anche le tensioni del mercato e il calo del titolo in Borsa (- 8%) il giorno della presentazione. Ma forse il punto più interessante non è la vettura in sé. È chi l’ha immaginata.

Perché Ferrari ha scelto Jony Ive

Ferrari ha voluto LoveFrom, il collettivo creativo fondato da Jony Ive e Marc Newson e recentemente entrato nell’orbita creativa di Sam Altman. Una scelta che rompe con la tradizione del Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni e che racconta molto della direzione che il brand intende prendere.

Perché Ive non è semplicemente un designer. È la figura che, accanto a Steve Jobs, ha contribuito a ridefinire il linguaggio estetico e industriale di Apple attraverso prodotti come iMac, iPhone, iPad e Apple Watch. Il suo approccio – minimalista, ossessivo sul dettaglio, quasi spirituale nel rapporto tra tecnologia e oggetto – arriva da un mondo molto distante dall’automotive tradizionale.

Nel comunicato ufficiale si parla apertamente di ‘cross fertilization’, di ‘linguaggi nuovi’ e di uno ‘sguardo sul mondo del lusso’ capace di introdurre una prospettiva multidisciplinare e non convenzionale. In altre parole, Luce non nasce per rassicurare il pubblico storico Ferrari. Nasce per ridefinire cosa potrà essere Ferrari nel futuro e per attrarre chi cliente Ferrari non lo è mai stato (da non sottovalutare il prezzo dai 500.000 ai 550.000 euro).

Una Ferrari diversa da tutte le altre

La vettura monta quattro motori elettrici – uno per ruota – sviluppa 1.050 cavalli, accelera da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e raggiunge una velocità massima di 310 km/h, con un’autonomia dichiarata di 530 chilometri. Ma al di là dei numeri, colpisce soprattutto l’impostazione generale del progetto. L’abitacolo è pensato come uno spazio luminoso, arioso, quasi architettonico, con cinque posti reali e un approccio che sembra guardare più al design industriale contemporaneo e all’aerospace che alla tradizione delle supercar italiane.

Il parabrezza fluisce direttamente nel cofano, le linee sono pulite e sospese, gli interni fondono alluminio riciclato, vetro, OLED e superfici tattili in un’estetica che richiama molto più il mondo tech che quello automobilistico tradizionale.

Anche il rapporto con il suono – elemento identitario per qualsiasi Ferrari – viene completamente reinterpretato, un accelerometro cattura le frequenze naturali dei componenti rotanti, poi elaborate digitalmente per costruire una nuova esperienza sonora.

Il problema non è la tecnologia. È l’identità

Per molti appassionati, Luce rappresenta una rottura troppo forte rispetto all’identità storica Ferrari. Il peso elevato, il design percepito come ‘freddo’, l’assenza del motore termico e persino la gestione artificiale del sound sono stati letti come segnali di un allontanamento dalla tradizione. Luca Cordero di Montezemolo ha parlato anche sui social apertamente del rischio della “distruzione di un mito”, arrivando ad affermare: “Spero almeno che si tolga il Cavallino da quella macchina”.

Il mercato teme la transizione

Anche il mercato finanziario non è esultato alla svolta. Le oscillazioni del titolo successive alla presentazione riflettono una domanda che riguarda non solo Ferrari, ma l’intero settore del lusso automotive: fino a che punto un brand costruito su heritage, sound e meccanica può trasformarsi senza perdere parte della propria aura? È una tensione che attraversa molti marchi premium, ma che nel caso Ferrari assume un peso simbolico molto più forte, perché Ferrari non è solo auto, è immaginario, ritualità, appartenenza.

Una crisi di design o una crisi di transizione?

L’azienda sta provando a comunicare un messaggio preciso, il futuro del lusso sportivo sarà anche elettrico, software-driven, sostenibile e influenzato dalla cultura tecnologica contemporanea. Da qui la scelta di un profilo come Jony Ive, figura capace di rappresentare perfettamente il passaggio dall’automobile-oggetto all’automobile-esperienza.

Nel presentare Luce, l’amministratore delegato Benedetto Vigna ha parlato di “coraggio di osare” e di sfida verso “nuove tecnologie”, sottolineando come la vettura sia al centro di un ecosistema di collaborazioni tecnologiche e di oltre 60 nuovi brevetti. Anche John Elkann ha definito il contributo di LoveFrom un “punto di vista multidisciplinare non convenzionale”.

Parole che, lette insieme, chiariscono bene l’obiettivo dell’operazione: non aggiornare semplicemente Ferrari all’elettrico, ma ridefinire il linguaggio stesso del brand per i Ferraristi di oggi e di domani.

di Monica Gianotti