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California al voto sulla tassa ai miliardari: la proposta di un’imposta del 5% divide la Silicon Valley

A novembre gli elettori decideranno su una misura una tantum sui patrimoni oltre il miliardo di dollari. Il gettito sarebbe destinato soprattutto alla sanità, mentre cresce il confronto sugli effetti per l’attrattività dello Stato

California State Capitol

La California si prepara a un voto che potrebbe aprire un nuovo capitolo nel dibattito sulla tassazione dei grandi patrimoni negli Stati Uniti. Il Segretario di Stato Shirley N. Weber ha annunciato che un’iniziativa per introdurre una tassa una tantum fino al 5% su determinati patrimoni superiori a un miliardo di dollari sarà sottoposta agli elettori nelle elezioni del 3 novembre 2026. La misura, che dovrà quindi essere approvata tramite referendum, prevede un’imposta su individui e trust con attività considerate imponibili superiori alla soglia stabilita.

Una tassa straordinaria sui grandi patrimoni

Secondo il testo ufficiale dell’iniziativa, la tassa riguarderebbe asset come partecipazioni societarie, titoli finanziari, opere d’arte, oggetti da collezione e proprietà intellettuale, mentre sarebbero esclusi gli immobili e alcune forme di previdenza e pensione. Le entrate generate dalla misura sarebbero destinate per il 90% al settore sanitario e per il restante 10% a programmi di assistenza alimentare o legati all’istruzione.

Secondo la stima del Legislative Analyst e del Director of Finance della California, il provvedimento potrebbe generare decine di miliardi di dollari distribuiti nell’arco di diversi anni, anche se potrebbe comportare una riduzione delle entrate derivanti dalle imposte sul reddito.

I grandi patrimoni tech nel mirino della misura

La misura interessa una platea molto ristretta di contribuenti, ma potrebbe coinvolgere alcuni dei più importanti patrimoni nati nell’ecosistema tecnologico californiano. Tra i possibili interessati figurano alcuni protagonisti del settore, da Larry Page e Sergey Brin di Google a Mark Zuckerberg di Meta, fino a Jensen Huang di Nvidia e Larry Ellison di Oracle. L’applicazione effettiva dipenderebbe tuttavia dalla residenza fiscale dei singoli individui e dalla composizione degli asset soggetti all’imposta.

Proprio il possibile impatto sui grandi patrimoni ha aperto un confronto tra sostenitori della misura, che vedono nella tassa uno strumento per generare nuove risorse pubbliche, e critici che temono effetti sull’attrattività economica dello Stato. Alcuni imprenditori e investitori hanno infatti espresso preoccupazione per il rischio che la nuova imposta possa spingere parte della ricchezza verso altri territori, con conseguenze sulla capacità della California di attrarre capitali, talenti e nuove imprese.

Un possibile precedente negli Stati Uniti

Se approvata dagli elettori, la misura rappresenterebbe un caso senza precedenti negli Stati Uniti. Per questo il referendum californiano sarà osservato anche oltre i confini dello Stato, come possibile indicatore del futuro dibattito americano sul rapporto tra grandi patrimoni, innovazione tecnologica e finanziamento dei servizi pubblici.