Possiamo dire figlia d’arte. Un padre produttore. Ma una scelta, quella di volare all’estero. Perché?
“Ho un ottimo rapporto con mio padre, mi ha dato preziosi suggerimenti e consigli, ma ho sempre cercato di essere indipendente di ‘cavarmela da sola’, anche di sbagliare, nel caso, ma da sola. Ho iniziato il mio percorso professionale in una grande casa di produzione, ma non quella di mio padre. La scelta di volare a Los Angeles è stata molto istintiva. E’ scattato il bisogno di alzare l’asticella e provare a raggiungere ambiziosi risultati. Forse proprio l’essere figlia d’arte mi ha spinta a cercare di affermarmi in un altro posto. Los Angeles poi è stata una sfida stimolante, penso che per chi fa questo lavoro sia il luogo ideale e di maggior riferimento”.
Ci fai un bilancio dei pro e contro del modo di fare film (catena cliente – agenzia – cdp) e di essere producer lì?
“Premettendo che il mio desiderio sarà un domani di tornare in Italia, che sono qui per fare un’esperienza che ritengo mi sarà estremamente utile e che se ci saranno occasioni interessanti, potrei pensare di prolungare la mia esperienza negli Usa, credo che la produzione qui segua le stesse regole basiche del resto del mondo. Rispettare il budget, cercando di dare la miglior qualità, fare saving, risolvere problemi, o ancora meglio prevenirli, comunicare in maniera chiara e mantenere questo filo di comunicazione costante, senza perdere mai pezzi.Il grande vantaggio, però, è che a Los Angeles il livello di produzione e di professionalità è altissimo, il più alto del mondo. Questa città con la sua storia, che si respira ovunque, ti fa crescere professionalmente, hai sempre qualche cosa da imparare, sia che si affronti una piccolissima e semplice produzione che le più complesse”.
Youmark si era occupata di intercettare i registi italiani che lavorano all’estero e li abbiamo intervistati. Ti è capitato di lavorare con uno di loro?
“Conosco alcuni dei registi italiani che lavorano qui ma non ho ancora avuto l’occasione di lavorare con nessuno di loro. Mi piacerebbe, ma la maggior parte è in esclusiva con altre case di produzioni. Non escludo però future collaborazioni!”.
Tra i progetti che hai realizzato quello che ti sta più a cuore?
“Tutti i progetti su cui ho lavorato mi stanno a cuore ed è sempre difficile sceglierne uno, ogni progetto ti lascia qualcosa. Da ‘migrante’ sentimentale però ne citerò due di quelli fatti quando ero in Italia e tutte due fatti quando ero in The Family (un abbraccio a tutti i familyani!). Lo spot girato in Sardegna per Birra Ichnusa, regia di David Holm, è stato quello più particolare, molto tosto, macchina a mano, troupe fantastica, girato solo con persone del posto e non attori. Il pastore, la signora di Orgosolo e di tutti i posti in cui siamo andati erano puramente sardi, a scarpinare con troupe leggera e molto spirito di squadra. Un’altra produzione che mi sta a cuore è quella per S. Pellegrino girata in Thailandia con Anders Hallberg, una produzione internazionale , complessa, anche per la gestione di tutto e tutti, con declinazioni di versioni per tutto il mondo, tanti giorni di shooting, una troupe numerosissima. E’ stata molto intensa, ma una grande soddisfazione”.
Prossime sfide?
“Vivo ogni progetto un pò come una sfida, quindi potrei rispondere che tutti i progetti futuri saranno le mie prossime sfide. Parlando di obbiettivi mi piacerebbe lavorare su una serie TV. Sto anche buttando giù idee per un progetto che vorrei produrre. Molte le idee ma ci vorrà tempo”.
A proposito di Me Too, com’è la situazione Usa delle donne, insomma ce ne sono ai vertici delle principali Cdp o il top è un posto il più delle volte maschile?
“Sono cambiate molte cose, ho partecipato a molte serate ed eventi con Cdp, produttrici e produttori qui e penso ci sia, oggi giustamente, una particolare attenzione all’argomento. Restano ancora alcuni atteggiamenti sessisti, anche da un punto di vista di trattamento e gestione del ‘potere’, ma lentamente sta migliorando. Io sono in un oasi felice, la casa di produzione in cui lavoro, la Contagious LA, ad esempio, è una realtà piccola, ma tosta, siamo praticamente solo donne e la capa, Fondatrice ed Executive Producer, Natalie Sakai, non per essere di parte, ma è una donna davvero incredibile. Un grande esempio”.