In Italia, due lavoratori ogni tre soffrono di burnout, una sindrome riconosciuta solo due anni fa che consiste in uno stato di esaurimento emotivo, fisico e mentale legato allo stress cronico da lavoro. Dal 2020 a oggi, per via della pandemia e del lavoro smart, questo numero è cresciuto di circa il 20%.
Stanchi d’ignorare il problema, e sulla base di esperienze vissute in prima persona, i ragazzi di Odd Socks Studio , uno studio di comunicazione di Milano, hanno pensato che il primo passo verso il cambiamento fosse l’informazione. Hanno così ideato It’s okay not to be okay, creativity!. Parliamo di un questionario, rivolto ai lavoratori del mondo della comunicazione, che cerca risposte alle loro domande: RAL, orari di lavoro, straordinari, salute mentale, work-life balance, ritmo lavorativo: è così ovunque?
L’obiettivo è quello di creare uno strumento che possa restituire ai lavoratori uno spaccato reale dell’ambiente creativo e indagare sui temi che spesso vengono ritenuti un taboo. Non, quindi, un jacuse contro le agenzie, ma la ricerca di una nuova consapevolezza che abbracci l’intera filiera. Perché senza i congrui budget non ce la si fa. E questa è sostenibilità, responsabilità sociale, valore.
Il tempo di compilazione del questionario è di meno di tre minuti, e non viene richiesto alcun dato sensibile. Al termine del sondaggio, a ogni partecipante viene restituito un documento con in chiaro i risultati aggiornati e in forma anonima di chi, come lui, ha deciso di partecipare. Si ha accesso alle ore lavorate dalle persone, quanto si guadagna in ciascun ruolo, in quali posti il work-life balance è più difficile da raggiungere si ha la possibilità di leggere le storie personali di tantissimi colleghi.
In una settimana sono state raccolte 870 risposte e considerazioni personali. Non appena saranno raggiunte le 1.000 risposte, numero statisticamente significativo, si inizieranno a incrociare i dati e a instaurare una conversazione pubblica sulla tematica.
L’approccio adottato è il tipico approccio del settore: siamo al momento della ricerca e si aspetta, per tirare le somme ed evidenziare gli insight, dai quali far partire azioni concrete.
Attualmente alcune considerazioni interessanti riguardano le differenze di salario tra Nord Italia, Sud Italia ed estero; la poca uniformità con gli anni di esperienza; la maggiore remunerazione per chi cambia più spesso luogo di lavoro; la proporzione inversa tra il work-life balance e il ritmo lavorativo e la percentuale di persone che hanno avuto problemi legati alla salute mentale.