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La guerra del cloud. Amazon, Microsoft e Google affilano la armi per conquistare il mercato del futuro. Aspettando le decisioni dell’Antitrust statunitense

Prima la notizia, ufficializzata settimana scorsa: Google (per meglio dire la divisione Cloud di Google) ha acquistato Looker, startup attiva nel settore del cloud computing, dei Big Data analytics e dei software di business intelligence. Un ‘acquisizione importante, al di là della definizione societaria di startup, pagata 2,6 miliardi di dollari da Mountain View, la terza acquisizione più rilevante dopo quelle da 12 miliardi di Motorola (rivenduta poi a Lenovo) e di 3,2 miliardi di Nest Lab nel 2014, che ha dato vita alla (quasi) omonima linea di home appliance Google Nest.

Ora c’è da attendere la dovuta clearance dell’acquisto da parte delle autorità federali, e poi Google sarà pronta a scendere in guerra con Amazon e Microsoft, attuali dominatrici del cloud computing con le loro divisioni Amazon AWS e Microsoft Azure.
La prima in classifica è senza dubbio AWS, con un fatturato 2018 di 25,7 miliardi di dollari e un primo trimestre 2019 ancora in crescita: 7,43 miliardi, con tasso del +45,3% sullo stesso periodo dell’anno precedente.
Al secondo posto si colloca Microsoft Azure, ma il dato esatto del fatturato non è stato rivelato da Redmond, che preferisce annacquare il dato nell’insieme di servizi cloud forniti sotto il brand Office 365, fissato un poco sopra i 25 miliardi di dollari. Tuttavia la crescita si mantiene molto elevata: l’ultimo trimestre a chiuso a +76%, il 2018 a oltre 90%. Il rallentamento, ha sottolineato maggioranza degli analisti, non è preoccupante, poiché è dato per scontato che alla crescita dimensionale del business si accompagni un raffreddamento percentuale della sua espansione.

Google Cloud si colloca quindi terzo tra i grandi occidentali, con revenue e tassi di crescita non diffusi, ma che una reputata società di analisi del mercato, Canalys, stima valga a 6,8 miliardi il fatturato di Google Cloud Platform.
Abbiamo scritto “grandi occidentali” perché preferiamo riservare un altro articolo all’esame del mercato cinese, in ebollizione come la loro economia, al momento impegnata in confronto commerciale senza esclusione di colpi – si va dei dazi alle diffide, dal land grabbing africano alla controllo statale delle imprese coinvolte nello sviluppo del 5G – con la controparte americana. Un mercato dove i grandi operatori cloud come Alibaba non mancano, ma che risponde a logiche proprie e originali, certamente non sbagliate se hanno fatto diventare WeChat e Tmall un duopolio di fatto, in una nazione-continente 1,4 miliardi di consumatori.

Comunque la si voglia definire, l’acquisizione di Looker da parte di Google sembra un ulteriore passo in avanti lungo la strada intrapresa da Mountain View nel cloud, quella della BI applicata a qualsiasi servizio il cliente preferisca utilizzare. Un approccio opposto da quello dei due maggiori concorrenti, Amazon e Microsoft, basato sulla fornitura del cloud e – a richiesta – dei sistemi di analitica, di data management e di AI su specifica richiesta del cliente.
Non che il mondo del cloud si possa articolare solo su queste due proposte: IBM, il quarto fornitore al mondo, spinge sul proprio cloud ibrido, dopo aver acquistato Red Hat, fornitore di software open source basato su Linux, per ampliare la propria gamma di soluzioni, proprietarie o di libera adozione. Oppure vi è anche Salesforce e la sua proposta Saas, con il CRM che nato come programma in house è migrato sulla “nuvola”.
Ma l’acquisizione di Looker va nelle direzione di quella che è stato definita, da Thomas Kurian, ex-Oracle e nuovo Ceo di GCP ( Google Cloud Platform), “la possibilità di migrare facilmente i dati da un cloud all’altro”, una scelta che trova sempre più spazio tra i grandi player e che riduce i rischi di dipendenza da un solo fornitore, rischi anche giudiziari se si dovesse andare verso il “frazionamento” di Alphabet/Google, come è successo in passato ad altri colossi di settore diversi, quali Standard Oil (nel 1911!) o il più raffinato sistema Bell/AT&T, scorporato su indicazione delle autorità nel 1984.

Qualunque sarà l’esito, comunque, va detto che con Looker la proposta multipiattaforma di Google acquista una consistenza maggiore, che fornirà una spinta rilevante al terzo giocatore della sfida, una posizione inconsueta per Mountain View, abituata ad essere leader del mercato di riferimento.
Ma chissà, il domani potrebbe essere diverso.