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Ferie illimitate: anche Microsoft si aggiunge a Salesforce, LinkedIn, Oracle e Netflix all’insegna del ‘Discretionary Time Off’

Dopo Salesforce, LinkedIn, Oracle, e Netflix (oltre a Goldman Sachs ma solo per i dipendenti senior) le ‘ferie illimitate’ sono arrivate anche alla Microsoft (casa madre di LinkedIn da qualche anno), che non richiederà più ai dipendenti negli Stati Uniti di registrare formalmente le ferie. La nuova e più flessibile gestione del tempo libero del personale, nonostante l’esultanza con cui viene pubblicizzata dalla maggioranza della stampa italiana, è per il momento limitata ai soli Stati Uniti, e non è priva di effetti negativi, a guardare bene.

L’annuncio è arrivato tramite una mail ai dipendenti americani, firmato da Kathleen Hogan, Chief People Officer di Microsoft, che fa riferimento a un piano denominato ‘Discretionary Time Off’ (Dto) che sarebbe a dire, traducendo letteralmente, ‘Tempo libero discrezionale’: si tratta di permessi da usare liberamente dal lavoratore, senza dover prima accumulare i giorni da utilizzare.

“È cambiato radicalmente il come, il quando e il dove si svolge il nostro lavoro”, ha spiegato Hogan nella nota interna. “Considerando la nostra trasformazione, il modernizzare la nostra politica sulle ferie, introducendo un modello più flessibile, è stato un passo naturale”.

Questi cambiamenti prenderanno il via a partire dal 16 gennaio e interesseranno anche i neoassunti che non dovranno più aspettare per accumulare ferie. Oltre alle ‘ferie illimitate’, Microsoft offrirà 10 festività aziendali, permessi, assenze per malattia, salute mentale, lutto familiare o presenze in giurie, statali o federali. Previsto anche un bonus, di cui non è stata ancora stabilita l’entità, per le ferie accumulate e non godute, che sarà versato ad aprile una tantum. La nuova politica DTO rientra nel welfare di Microsoft che dal 2021 ha scelto di puntare sullo smart working in tutto il mondo

Si tratta di un modello di impiago dei lavoratori che presenta luci e ombre. È sicuramente vincente in termini di employer branding: a chi non piacerebbe disporre di ferie illimitate, in un periodo in cui questo non solo non è un diritto, ma vede alcuni importanti manager globali, quali Elon Musk o Bob Iger su posizioni nettamente contrarie, a favore di ‘ritorno in ufficio’ che assume sapori novecenteschi. Ma può essere una complessità in più da gestire per i team di lavoro, particolarmente quando l’attività è più intensa e le assenze potrebbero essere scoraggiate (eufemismo).

Poi vi è la questione del ‘livello teoricamente accettabile’ di ferie, che il superiore a riporto è disposto a considerare normale: qui il pericolo è un contrazione delle ferie per ‘fare bella figura’, concetto tipicamente italiano ma traducibile in tutte le lingue. Che questo pericolo sia presente lo conferma la stessa Microsoft, che ha comunicato di aver preso in considerazione i possibili difetti di un sistema di questo tipo e di lavorare per garantire un minimo di giorni di ferie.

Vi è poi la questione di stabilire dei parametri di produttività, che in assenza di una contrattazione efficace si potrebbero trasformare in una sorta di ‘lavoro a cottimo 3.0’, con la fissazione di traguardi irraggiugibili in cui anche il godimento della ferie sarebbe inconsciamente subordinato. Il tempo libero illimitato può infine anche essere un vantaggio per i datori di lavoro: richiede meno burocrazia e attività amministrative oltre al fatto che i dipendenti che si dimettono o vengono licenziati non sono risarciti per le ferie accumulate e non godute.