Tra le più importanti novità dell’edizione di Netcomm Forum di quest’anno vi è stata la realizzazione di Netcomm China, che presenta un interessante anticipazione del futuro. La Cina è, infatti, il Paese che sta evidenziando trend economici che si svilupperanno nei prossimi anni in tutto il mondo sviluppato. Ad esempio, il Paese del Dragone registra i più alti volumi di crescita nell’eCommerce: il comparto passerà da 636 miliardi di euro di vendite online nel 2018 a oltre mille miliardi nel 2023, con una crescita del valore delle vendite online dell’11,3% anno su anno. Mentre negli Stati Uniti, le vendite online cresceranno del 7,5% anno su anno, passando da 505 miliardi di dollari nel 2018 a 735 miliardi nel 2023. In Europa, invece, questa percentuale crescerà di circa il 7%, passando da circa 347 miliardi di euro nel 2018 a quasi 484 miliardi di euro nel 2023. Questi dati arrivano da Statista, e sono aggiornati al 2019. Tutto bene per i cinesi, quindi?
Per tentare di dare una risposta al quesito è indispensabile scindere le prospettive di breve periodo da quella di medio/lungo. È innegabile che i dati economici a breve segnalano la salute del mercato cinese, con tassi crescita annua superiori al 6% , un valore che negli Usa e – a maggior ragione in Europa – si possono solo sognare. Tuttavia, al di la dell’effettiva corrispondenza alla realtà di questi dati (non va dimenticato che i funzionari cinesi fanno carriera in funzione dei risultati delle rispettive economie per cui, secondo l’agenzia di stampa Nuova Cina: “Gonfiare il dato del Prodotto Interno Lordo (PIL) è diventata una malattia cronica”) c’è un altro problema pronto a mettersi di mezzo sulla strada verso il futuro sviluppo: quello demografico.
Perché il contesto cinese non è più quello di un paese molto giovane (l’età mediana era di 19 anni nel 1970) e in rapida crescita, in cui al governo bastava ridurre la natalità per ottenere in pochi anni gli effetti desiderati. La Cina di oggi è un paese rapidamente invecchiato, con un’età mediana di 38 anni, destinata a salire a 48 nel 2050, con un tasso di dipendenza che si avvicina rapidamente al 100%. In Cina oggi la partecipazione al mercato del lavoro in aggregato non è bassa, ma crolla rapidamente dal 50esimo anno, in parte perché i lavoratori desiderano andare in pensione presto e in parte perché i cinquantenni di oggi spesso non hanno le competenze necessarie per mantenere un’occupazione in un mercato del lavoro in rapido cambiamento. “L’invecchiamento della popolazione accentuerà questa tendenza e peggiorerà il trend negativo sull’offerta di lavoro”, secondo gli analisti dell’ISPI, che sottolineano come non ci siano facili vie di uscita da questo trend di lungo periodo che caratterizza tutti i paesi avanzati.
La strada per riuscirci è aumentare la produttività: la Cina ha fallito questo obiettivo anche negli anni di grande trasformazione delle strutture produttive e di rapida crescita del settore privato, molto più efficiente dell’enorme settore di Stato che oggi, al contrario, sta riguadagnando terreno in percentuale sulla produzione totale.
Nubi all’orizzonte per la “Cina officina del mondo” come è stata nel recente passato, e come potrebbe non essere più (o quanto meno non essere in misura analoga) in futuro.
La situazione cambia però, e di molto, quando si guarda ai consumi. Vi sono infatti numerosi fattori che spingono verso l’aumento della spesa privata, ma che si possono sintetizzare nella maggiore disponibilità economica, innanzitutto, che ha trovato nel canale eCommerce la possibilità di accesso a prodotti progressivamente di maggior sofisticazione.
L’Economist Intelligence Unit prevede che il consumo interno crescerà ad un ritmo del 5.5% annuo per i prossimi anni, portando l’economia dei consumi interni cinesi a superare quella europea entro il 2030. Da un lato si assiste a una contrazione sensibile della fetta della popolazione a basso reddito, che passerà dal 36.9% del 2015 all’11% del 2030; dall’altro lato, cresceranno i “big spender” cinesi che oggi contano per il 2.6% e che nel 2030 potrebbero rappresentare il 14.5% della popolazione. Possiamo quindi prevedere che la richiesta di prodotti premium che si allontanino dai beni di stretta necessità aumenterà in tutto il paese.
Le città di prima fascia e costiere (Beijing, Guangzhou, Shanghai, Shenzhen) continueranno a ospitare il maggior numero dei “big spender”. In particolare, a Shanghai oltre il 43% dei residenti locali avrà un reddito superiore ai 200000 RMB, raddoppiando l’attuale numero e superando il tetto dei 10 milioni.
Tuttavia sono interessanti anche le potenzialità del mercato interno, considerando anche l’obiettivo del governo nazionale di raggiungere il benessere diffuso. Ecco quindi la prevista maggiore dispersione dei cittadini a reddito alto nelle città più interne – come Chongqing, Xi’an e Changsha – e in aree meno sviluppate del paese, dove aumenterà conseguentemente la richiesta per beni di consumo.
In particolare spiccano le città di terza e quarta fascia, da dove proviene il 36,5% degli utenti che accede a internet: 130 città con una popolazione complessiva di circa 160 milioni di abitanti dove si sta sviluppando la nuova frontiera dell’eCommerce, che registra la crescita più rapida nell’ambito della connessione internet mobile dell’ultimo anno, pur in presenza di una popolazione dotata di un capacità di spesa inferiore a quella dei grandi centri.
Senza trascurare che attualmente il Il 40,4% della popolazione cinese non ha ancora accesso a internet: si tratta, tuttavia, di una percentuale destinata a ridursi velocemente, rispetto ai precedenti utenti, grazie alla tecnologia internet mobile e alla innovativa rete di navigazione cinese.
Ma sul lato dell’offerta la situazione è sempre dominata di due giganti Tmall e JD, che si dividono – sebbene in proporzioni ben diverse: il gruppo Alibaba ha oltre il 60%, mentre il suo competitor sfiora il 25% – l’85% del mercato online cinese. Riuscirà la prevista crescita numerica dei consumatori a ridisegnare il duopolio dell’eCommerce cinese? Domanda difficile da rispondere, pensando anche alle piattaforme mobili come WeChat e QQ e all’attacco portato da Taobao di Alibaba.