Mercato

L’inflazione dei media si sposta sul digitale. La previsione WFA per il 2027

I canali digitali guidano ora la crescita dei prezzi, mentre la televisione rallenta. A determinare l’andamento sono la scarsità di spazi pubblicitari premium, più che la domanda degli inserzionisti

E’ quanto emerge dall’ultima indagine Outlook della World Federation of Advertisers (WFA), che stima per il 2026 un incremento del 4,5%, rispetto al 4,4% previsto nell’indagine pubblicata ad aprile. Le stime escludono i mercati caratterizzati da iperinflazione, come Turchia e Argentina.

Il digitale guida la crescita dei prezzi

Per il 2026, la WFA prevede un’inflazione del 5,4% per il paid search, del 5,2% per il retail media, del 4,4% per i social video e del 4,1% per i social display.

Diversa la situazione della televisione lineare. La precedente indagine di aprile indicava un incremento dei prezzi del 7,7%, sostenuto dal calo delle audience e dalla domanda legata ai Mondiali di calcio. Le nuove stime sono più contenute, anche se la riduzione del pubblico continua a determinare pressioni sui prezzi in alcuni mercati, soprattutto per le audience difficili da raggiungere e gli spazi pubblicitari premium legati agli eventi sportivi.

Nel Regno Unito, in particolare, il progressivo spostamento delle audience difficili da raggiungere dalla televisione lineare contribuisce ad accentuare le pressioni sui prezzi. Per la Connected TV, invece, la crescita delle audience e il trasferimento dei budget pubblicitari verso lo streaming aumentano la domanda degli inserzionisti, ma l’espansione dell’inventario disponibile contribuisce a contenere gli aumenti.

Stati Uniti al centro delle pressioni inflazionistiche

Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali fattori alla base dell’inflazione globale dei prezzi dei media. Per il 2026, la previsione è salita al 4,6%, rispetto al 4% stimato ad aprile, con pressioni particolarmente significative nel paid search e nei social display.

Le aspettative sono aumentate anche in Germania, Messico ed Emirati Arabi Uniti. In Messico, l’incremento è associato alla crescita degli investimenti nel retail media e alla maggiore concorrenza tra le principali piattaforme di commercio, oltre all’impatto dei Mondiali di calcio dell’estate 2026.

In altri mercati, invece, le previsioni si sono ridimensionate, tra cui Regno Unito, Corea del Sud, Spagna, Francia, Belgio e alcune aree dell’Asia-Pacifico. L’India rimane tra i principali mercati con l’inflazione più elevata, intorno al 9%, ma al di sotto della previsione del 9,5% pubblicata ad aprile.

La disponibilità degli spazi influenza i costi

Secondo la WFA, la disponibilità dell’inventario pubblicitario assume un peso crescente nella determinazione dei prezzi. In India, il mercato della Connected TV combina una domanda pubblicitaria in rapida crescita con una disponibilità limitata di spazi premium. In Corea del Sud, il retail media presenta uno squilibrio analogo tra l’aumento degli investimenti e la scarsità di inventario premium sui siti.

Nel Regno Unito, il calo delle audience della televisione lineare continua a ridurre la disponibilità di pubblico, anche mentre i ricavi pubblicitari e i budget si spostano verso i canali digitali.

Per gli inserzionisti, questo significa che anche in mercati caratterizzati da una crescita economica o pubblicitaria debole, il costo per raggiungere specifiche audience può aumentare sensibilmente.