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Un sistema che non crea nuovi potenziali leader non ha futuro. Chi sono i migliori talenti del vostro team? Emanuela Cavazzini, Ceo Brand-Cross, sceglie Giovanni Busacca: “perché conosce la creatività, il valore del brand e sa dare anche un contributo attivo ai progetti”

Emanuela Cavazzini e Giovanni Busacca

Emanuela Cavazzini, Ceo ed Executive Producer, presenta Giovanni Busacca, Creative Producer, BRAND-CROSS.

Emanuela, perché hai scelto Giovanni, cos’ha di speciale?

Brand-Cross non è solo una società di esecuzione produttiva di progetti, ma sin dalla sua nascita ha voluto prima di tutto essere partner di agenzie, clienti e broadcaster per sviluppare progetti in team e contenuti. Per questo motivo nella ricerca di un producer abbiamo voluto prima di tutto attingere a un bacino di giovani che conoscessero la creatività, il valore del brand e che sapessero dare anche un contributo attivo a un progetto. Imparare poi l’operatività del producer si può fare sul campo. Per questo abbiamo accolto con grande entusiasmo Giovanni, la sua esperienza in agenzie di pubblicità come art director e la sua esperienza come curatore d’arte.

Giovanni, come Emanuela e il contesto in cui operi permettono di far esplodere, se lo fanno, le tue potenzialità? 

Cercavo una persona che potesse insegnarmi e supportarmi nel desiderio di ampliare le mie esperienze lavorative per dedicarmi più alla realizzazione di progetti che fino a poco prima pensavo e scrivevo solamente. Cercavo inoltre un ambiente, oltre che altamente professionale, stimolate e al contempo friendly e sereno. Ho quindi trovato adatto il ruolo propostomi da Emanuela che, oltre ad essere una persona onesta, simpatica e molto preparata, ha il background che piace a me: completo e variegato nelle expertise professionali e di vita vissuta.

Hai un preciso piano professionale in testa? 

Il mio sogno nel cassetto è quello di diventare art director per il cinema, un ruolo che in Italia non ha un’identità ben definita a differenza di quanto succede negli USA, dove mi sono formato nel settore dell’advertising. Ritengo che il passaggio attraverso la produzione in questa nuova veste di creative producer sia il giusto compromesso per continuare il mio percorso.

Emanuela, quanto conta saper far crescere nuovi potenziali leader?

E’ fondamentale. Poter insegnare, e insegnare bene, un mestiere a chi ha la volontà e la passione di impararlo è un compito importante e prezioso. E riuscire a trasferire conoscenza, esperienza e professionalità al fine di crescere la persona come futuro leader è anche molto gratificante. Da ambo le parti.

E quindi, sarà un successo se…?

Giovanni: se continueremo a mantenere la linea di fiducia e stima che abbiamo instaurato sin da subito, ognuno limando i propri spigoli e mantenendo la leggerezza e la fantasia  che ci contraddistinguono. In questo modo vivremo di sicuro delle belle soddisfazioni. Ognuno mettendo sul tavolo le proprie esperienze e conoscenze con l’unico obbiettivo di fare bene, fare belle cose, divertirsi, e far crescere non solo il fatturato, ma anche la stima nei nostri confronti da parte del mercato.

Emanuela: sarà un successo se sarò riuscita a crescere una persona competente e preparata e se sapremo essere insieme uno il prolungamento dell’altro.

La comunicazione e tutte le professionalità che attorno a questa industry ruotano sono ancora allettanti per i giovani? 

Giovanni: ritengo che l’industry sia sempre allettante. Ma allentante non basta, bisogna prima di tutto preservare la formazione e le professionalità. Con il proliferare dei mezzi di comunicazione e soprattutto delle piattaforme social, vengono a mancare l’esperienza sul campo e il confronto interpersonale. I tempi sia di esecuzione che di percezione sono sempre più ridotti e la fretta nel generare contenuti rendono la fantasia arida e la creatività, a mio parere, più banale.

Emanuela: si è purtroppo smesso di considerare la comunicazione una professione complessa, importante e strutturata. Si sono persi quei valori ‘pioneristici’ dell’industry, quando chi sapeva comunicare era ascoltato e seguito. Adesso tutto diventa contenuto e tutti si improvvisano comunicatori. Stimo troppo il lavoro di chi fa comunicazione, dei creativi, delle agenzie, per non dispiacermi delle pressioni a cui sono sottoposti nella logica dei numeri di marketing e per questo credo purtroppo che per un giovane non ci sia più così tanta possibilità di esprimersi e di imparare come una volta. Per questo non so quanto possa essere ancora così allettante questo mondo, almeno se paragonato ad anni fa.

Cosa augurate all’industry della comunicazione e come consigliate il sistema di muoversi per realizzare l’augurio?

Giovanni: parlando dell’industry che sto vivendo in questo momento, quella italiana, ritengo che si debba avere più tempo per lavorare sulla strategia e meno sulla fretta imposta.  Evitare il continuo bombardamento di contenuti di pura presenza e lavorare molto di più sulla forza e l’efficacia del contenuto.

Mi auguro si possa tornare a fare la pubblicità, a creare un momento di racconto di valore.

Ogni anno, come si ripete da quando ho iniziato questo mestiere, il momento di condivisione dei miglior lavori del settore durante la serata del super bowl o durante il festival di Cannes, vorrei che fosse un momento di visione e approfondimento per tutti coloro che vogliono fare comunicazione.

Emanuela: mi auguro che si possa tornare a parlare di belle idee. Qualsiasi sia il mezzo e qualsiasi sia il brand vorrei tornare a vedere tanta bella creatività, vorrei vedere i brand capaci di riappropriarsi di idee e bei contenuti. Vorrei che ci fosse più fiducia per osare e ascoltare chi sa comunicare.

Quanto conta la rilevanza e qual è il modello di business – organizzativo, lo stile di direzione, lo stile di leadership, ma anche i tipi di realtà che più permettono di esprimere lavori rilevanti? 

Giovanni: ritengo sia fondamentale avere un leader che ti sproni, ti giudichi, ti sgridi se serve, ma che sappia prima di tutto darti una visone, adattabile ai cambiamenti, per non invecchiare mai nei propri preconcetti o nella propria comfort-zone. Il mio lavoro è anche il mio hobby e devo avere il piacere di andare in ufficio tutte le mattine anche quando so che la giornata si preannuncia complicata. Questo mi permette di cercare di dare sempre il meglio e cercare di essere rilevante.

Emanuela: un modello di business basato sulla squadra è sicuramente quello sempre vincente. Confrontarsi sempre con chi all’interno del tuo team sa cose diverse dalle tue è fondamentale. Le diverse esperienze professionali di noi in Brand-Cross ci rendono una squadra sempre attenta a tutte le sfumature perché ognuno vede le cose sotto una luce diversa o un’esperienza diversa. E sapere poi sintetizzare i diversi punti di vista in un’unica visione più completa è lo stile che vogliamo perseguire.

Emanuela, qual è il consiglio che senti di dare ai giovani che vogliono emergere? 

Il consiglio più vecchio del mondo: ‘volli fortissimamente volli’ (cit. Vittorio Alfieri). E quindi tanta forza di volontà, tanta passione, curiosità, fantasia. E ovviamente il tutto condito con abbondanti dosi di lettura, visione di film, tv series, pubblicità internazionali, reel di registi, di making of, etc.

Giovanni, qual è il consiglio che senti di dare ai leader per attrarre giovani e farli emergere? 

Non trascendere mai dall‘insegnare un metodo, non farsi abbagliare da quello che ora viene inteso talento perché ha tanti like o tanti post. I pensieri non diventano idee se non c’è un percorso formativo adeguato. E quando un buon leader sa individuarne il potenziale di un giovane, allora deve valorizzarlo.

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