Non si è mai veramente amici di un regista. Ti prende l’idea, te la manipola come gli pare, ti dice che non è abbastanza cinematica, che le transizioni non sono chiare, che il prodotto non deve essere l’eroe della storia, che il cliente adesso lo convince lui, ti condisce il tutto di premi vinti, di silenzi liturgici, di riferimenti più alti dei tuoi e addio: quando ti restituisce l’idea non è più la tua, ma la sua. Con questo pregiudizio in testa una sera del 2002 sono volato a Roma per incontrarti, Alessandro.
Te lo ricordi? Tenevo in mano una paginetta scritta da me che in realtà poteva rappresentare un possibile accesso a una fase diversa della mia vita professionale: lo script per una marca di thè freddo in cui una coppia di giovani sposi a letto incappano nel classico gioco di ruolo in un asfissiante pomeriggio estivo. E lei, la protagonista femminile, che si trincera dietro un no elegante ma riottoso: “Antonio fa caldo” continua a ripetergli. Diciamo una trama decisamente coraggiosa per l’epoca e per la tipologia di cliente: la Coca Cola. Eppure ero lì nudo di fronte a te, nel momento più fragile per un creativo, e cioè quando presenti un’idea in cui credi molto a uno già famoso.
Ricordo ancora i tuoi grandi occhi blu che si illuminano. “Ma che hai scritto” mi fai. Ecco ci siamo, penso io. “A Sé, con questo soggetto famo il botto” e giù gli schermi, le difese, la guardia alta. Di fronte a me c’è il tuo sorriso, inclusivo, disarmante, riflesso di un artista onesto che non entra in competizione con un altro artista ma che prende a cuore un’idea non sua e si impegna a farla vibrare nell’immaginario popolare.
Ho un altro ricordo di me e te, questa volta insieme, di fronte a una giovane Luisa Ranieri che si presenta al casting e recita la parte con una naturalezza dirompente. Questa volta siamo in due a dirci “Con ‘sta attrice famo il botto”.
Sai Alessandro, questa è un’epoca storta perché si è perso il gusto di ringraziare. Allora lo facciamo il botto un’altra volta? Grazie Alessandro. Soprattutto per aver insegnato a me e a tanta altra gente a restare sempre un pochino studente, anche quando hai tutte le carte in regola per fare il professore.
Volevo che la gente lo sapesse. Magari pensano che tu sia solo un grandissimo regista.
Con gratitudine. Sergio (Rodriguez)