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Covid-19: ‘convinceteci che usciremo migliori da questa crisi’. E’ la sfida che lanciamo ai copy della comunicazione italiana. Un foglio bianco per dirci come saremo. Ecco il ‘dopo’ di Sergio Rodriguez

Sergio Rodriguez, WPP Global Executive Creative Director Campari:

“Prima o poi questa pazzia che respiriamo passerà. Le ambulanze torneranno nelle rimesse, i dottori alle loro ricette, la salute nei proverbi popolari, i vecchi tireranno un sospiro di sollievo, gli eredi  un sospiro di rammarico, mentre l’Inps nel frattempo archivierà la migliore semestrale di sempre. La gente tornerà ad affollare i tornelli della Metrò, le porte girevoli dei grandi Mall, le scale mobili dei cinema Multisala, i tavolini dei bar della Movida, i check point degli aeroporti, senza paura di essere insultati per uno starnuto.  Pasta e  carta igienica ricompariranno sugli scaffali, romanticamente insieme come si erano volatilizzati (chissà poi che ci trovavano l’uno nell’altro, oltre al normale excursus digestivo). Bassotti, cocker, barboncini, terrier e meticci di piccola taglia finalmente non porteranno più a spasso i loro padroni sprovvisti di stampante e quindi di giusta causa per uscire. Le ricette della nonna, della zia, dell’amica cuoca, della mamma del fidanzato, della blogger buongustaia  torneranno a languire  negli scaffali o nelle cronologie dei social.  I runner non dovranno più proteggersi la testa dal lancio di oggetti da parte dei Confinati.

Insomma si tornerà alla normalità.

E quando in tutti noi germinerà dirompente la voglia matta di guardare avanti, cosa ricorderemo di buono guardando indietro, sempre che questa esperienza di guerra ci abbia migliorati?

Ecco  3 cose  che da reduce  racconterò ai miei nipoti, se un giorno mai li avrò.

Uno. La fine del mito della donna multitasking.

Ho testimonianze di eventi incredibili:  quotati commercialisti cucinare deliziose torte salate. Direttori finanziari dipingere meravigliosi arcobaleni e appenderli alle finestre. Ceo stirarsi le camice senza arricciare il polsino. Capitani di azienda offrirsi per far la spesa alla suocera.

Due. L’amore verso i miei condomini.

Nel generale declino degli haters uniti per una volta verso un odio più grande (quello per il Covid), ecco rivalutare con enorme afflato la vicina del primo piano, quella che non paga le spese dell’ascensore. E perché mai? Perché alle 18 di ogni giorno si affacciava al balcone e sparava a tutto volume la Best of Domenico Modugno.

Tre. Ogni casa è una scuola.

Ogni mattina casa mia si trasformava nella classe di mia figlia. I professori ad insegnare via Skype imperterriti, i ragazzi ad imparare (e a cagarsi sotto) anestetizzati per qualche ora  dai bollettini di guerra e dal martellante sottofondo di  ambulanze.

Ma su tutti svetta un ricordo gigante, che si mangia i primi tre.

Quello del primo abbraccio che ho dato ai miei amici una volta che  ci siamo ritrovati tutti sani e salvi intorno a un tavolo.

L’abbraccio.

Un bene assoluto di cui questo virus ha avuto il merito di alzare le quotazioni a livelli record.

Quanto siamo stati stupidi. Ci voleva una quarantena per capirlo”

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