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La comunicazione conta. La comunicazione ha responsabilità. La comunicazione deve alzare la testa. La comunicazione deve ‘educare’ al bello. La comunicazione deve essere rilevante. Dettare legge per competenza. Ci sono campagne che non vorremmo più vedere. E pure strategie globali che voltano le spalle ai consumatori, quelli di ogni Paese, che esigono attenzione su misura

Questione di budget, questione di momento? Che sta succedendo alla comunicazione? Due sono gli assi della riflessione che l’attualità ci porta ad analizzare.

Da un lato il fenomeno di spot globali, pianificati anche in tv e non solo online, belle storie realizzate ma avulse dal contesto locale, il più delle volte ‘made by’ brand che possono permettersi di fare la tendenza (è il caso per questo Natale di Amazon ‘The Show must go on’, ma anche Pandora), e anche di investire, distonici da quella che poteva sembrare l’eredità del primo esordio della pandemia, il territorio e il bisogno di ‘vicinanza’ ai suoi specifici consumatori, incarnando una purpose a loro dedicata, quale must per dichiarare l’importanza che le marche a ognuno di noi e ai nostri contingenti temi dedicano.

Dall’altro la perplessità che campagne a stampo sociale-istituzionale così trattate generano in chiunque mastichi un minimo di cognizione di causa in area creatività-comunicazione e pure crafting. Ma possiamo tranquillamente dire in chiunque abbia un minimo di buon senso e gusto. Qualche esempio? Telefono Azzurro o Regione Lombardia – Ristori.

E nella carrellata degli orrori, impossibile non allargare anche alla scivolata di un brand del calibro di Lamborghini che appropriandosi dell’Italia e di Palermo fa precipitare entrambe in una caduta di stile vertiginosa, ovviamente capitanata dalla stessa marca, che in un attimo abdica al costruito di anni.

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