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Faccia a faccia con imprenditori e Ceo della comunicazione. Massimiliano Gusmeo: alla comunicazione servono relazioni ad alto livello. Proposte rilevanti e ad alto valore e impatto sociale. Compattezza, fare squadra per obiettivi comuni

Qual è la tua visione per affrontare il futuro, su quali paradigmi fondi il tuo credo?

Guarda, se mi consenti voglio citare una frase che disse David Ogilvy ‘La maggioranza degli uomini d’affari sono incapaci di pensiero originale perché non possono liberarsi dalla tirannia della ragione.’ Quindi, da uomo d’affari che lavora in un’azienda di comunicazione ritengo che noi imprenditori dovremmo spendere il nostro tempo su ciò che ci compete, tralasciando il resto. Proprio per questo Different vuole essere differente: perché ogni singola persona all’interno dell’organizzazione ha un ruolo e, responsabilmente coerente al ruolo che ricopre, ha il compito di portare e condividere un alto contributo. Noi imprenditori, anche quelli con tanta esperienza nel mondo della comunicazione, non vogliamo fare i ‘tuttologi’, ma dobbiamo lasciare spazio e ascoltare i contributi di chi ha focus, talento e tenacia.

Cosa ti è maggiormente dispiaciuto constatare nell’anno appena trascorso?

La prevalenza della bugia, spesso inconsapevole. Mi spiego. È stato un anno certamente difficile, straordinariamente difficile e, spero, irripetibile, eppure, anche in quest’anno così turbolento si sono aperte un mondo di opportunità. La bugia, che spesso raccontiamo a noi stessi, è la conseguenza della paura: eri sul punto di affrontare un problema o cogliere un’opportunità, ma poi la paura dell’ignoto, del cambiamento, della solitudine, il timore e l’incertezza ti hanno impedito di agire e ti sei adeguato. Quante persone conoscete che non prendono mai una decisione? Succede anche in ambito imprenditoriale. Preferiscono rimandare per poi non decidere mai, adducendo a mille scuse, e quella è la più grande bugia che ci si racconta. Ecco quest’anno mi è dispiaciuto constatare che molte persone in difficoltà hanno preferito raccontare a se stessi bugie, invece di provare a trovare soluzioni.

Se fossi ceo o cmo di un brand che investe in comunicazione come agiresti, insomma, potendo dare consigli quali senti di dare al mercato dei clienti?

La risposta potrebbe essere scontata: investite in comunicazione, investite e investite ancora. Difficile dare suggerimenti quando sei dall’altra parte della ‘barricata’. Ci provo comunque, penso che la direzione giusta sia investire in progetti giusti e rilevanti. Magari meno progetti ‘a pioggia’ che non hanno rilevanza, ma fanno tanto bene all’ego delle persone che, in primis, lavorano nelle società o nelle agenzie che li propongono, ma progetti più coraggiosi che lasciano il segno e che si ricordino in futuro. Consiglierei di essere lungimiranti nell’individuare quali proposte possano funzionare per il brand, senza seguire le mode del momento.

Ritieni di essere riuscito a concretizzare per la realtà che capitani il modello di business ideale, se sì perché, se no, idem e se in parte a che punto del percorso sei?

Assolutamente no, se così fosse avrei finito già oggi di lavorare e io non voglio affatto smettere. Il modello di business ideale, per me, non esiste: i modelli sono fatti per essere pensati e poi smontati ed è questo il più grande divertimento e allo stesso la più grande sfida per noi imprenditori, l’abbiamo visto proprio quest’anno! Il mio percorso è ‘appena iniziato’, in fondo, sono passati solo 25 anni da quando ho fondato la mia agenzia e, ora, mi trovo ad affrontare una nuova sfida super eccitante.

Si chiude il 2020. un anno non facile, cosa ha rappresentato per te?

Non vorrei essere irriverente, oppure offendere chi ha avuto difficoltà, ma per me è stato un anno da incorniciare sotto tutti i punti di vista. La cosa più importante è stata sicuramente la nascita di mia figlia, poi i risultati di True Company, che ha vissuto il miglior anno di sempre sia a livello economiche sia qualitativo per i progetti realizzati, e, infine, la fusione con Acqua Group e Young Digitals e la nascita di Different che apre nuove sfide e nuovi orizzonti. Insomma cosa chiedere di più sia a livello personale, sia professionale?

Essere oggi leader: qual è la principale dote che bisogna possedere?

Saper far star bene le persone del team. Fare in modo che i tuoi collaboratori si curino di ciò che fanno ed essere  consapevoli che tutti coltivano il desiderio di essere apprezzati e sentirsi utili. Se riesci a far emergere le qualità, che tutti dentro sè hanno, i tuoi collaboratori ti seguiranno per sempre e daranno il massimo senza neppure chiedersi il perché.

Successi, progetti, quali vuoi menzionare come emblematici della tua impostazione?

In realtà è un progetto unico che è iniziato 25 anni e oggi si chiama Different: portare le persone che lavorano con te ad essere orgogliose di appartenere all’azienda, di sentirsi parte di un grande progetto dove non esiste il ‘padre padrone’ e poi tutti gli altri. Spero davvero di esserci riuscito; il resto, i singoli progetti e i riconoscimenti, sono importanti ma vanno e vengono.

Il tema della rilevanza del mercato della comunicazione: è un tema? Ossia perché non sempre si è tenuti in alta considerazione, da governo, aziende, opinione pubblica? Una questione di carenza di ‘carismatiche star’?

Una questione complicata. Secondo me, in parte potrebbe derivare anche dalla mancanza di ‘nomi di grido’ rilevanti non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Spesso oggi, infatti, vengono interpellate figure che non appartengono direttamente al mercato della comunicazione (come architetti, designer ecc.) ma che vengono comunque ritenute rilevanti. Per uscire da questa ‘fase di non considerazione’, a mio avviso, servono tre cose principali:

– Capacità di avere relazioni ad alto livello, in fondo noi insegniamo ai brand come comunicare e vendere, ma raramente sappiamo venderci bene.

– Fare poche proposte ma molto rilevanti e ad alto valore e impatto sociale.

– Essere compatti, e questo è un grande problema per noi Italiani: spesso preferiamo criticare il nostro vicino, piuttosto che fare squadra per raggiungere un obiettivo comune.

Massimiliano Gusmeo, Ceo DIFFERENT.

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