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Faccia a faccia con imprenditori e Ceo della comunicazione. Debora Magnavacca e Luca Fanfani: il mercato sta cambiando, la comunicazione sta cambiando e il nostro sguardo al futuro è attento, ma a noi fare la ‘reclame’ piace tanto

Qual è la vostra visione per affrontare il futuro, su quali paradigmi fondate il vostro credo?

Il nostro credo è da sempre il gioco di squadra, ricevi la palla, passi la palla, ma se non c’è la squadra che gioca con te fare canestro diventa difficile. La fiducia è il primo ingrediente necessario, in una squadra tutti hanno un ruolo rilevante e fidarsi che ognuno farà la cosa giusta è importante. Il concetto dell’agenzia che vuole vincere il premio, del regista che vuole il film da reel, del cliente che vuole solo vendere, della cdp che vuole solo fare mark up, sono superati. La squadra lavora per vincere e se lavora confrontandosi il risultato finale sarà ottimo per tutti e ognuno porterà a casa i frutti che desidera. La visione futura è lavorare insieme, cdp, agenzia e cliente, creare un flusso di lavoro che non sia pieno di lunghi passaggi, e molta comunicazione che spesso si perde per strada con tante mail inoltrate. Il confronto è importante, dialogare e creare insieme, avere intuizioni da condividere senza timori. Il cliente lancia la palla, l’agenzia la riceve e insieme costruiamo la migliore squadra per fare centro!

Cosa vi è maggiormente dispiaciuto constatare nell’anno appena trascorso ?

Beh come prima cosa le difficoltà che la pandemia ha creato a tutto il mondo da tutti i punti di vista umani, economici e politici. Noi “divulgatori” avremmo potuto usare la comunicazione in modo più efficace, ma in un momento così difficile ognuno ha fatto tutto ciò che poteva fare seguendo anche le policy necessarie e molto restrittive.

Se foste Ceo o Cmo di un brand che investe in comunicazione come agireste, insomma, potendo dare consigli quali sentite di dare al mercato dei clienti ?

Le risposte sono due, quella del desiderio e quella della realtà. Il desiderio dice di divertirsi di più, di recuperare leggerezza, la tv ormai si guarda poco ed è importante usare codici che entrino nelle case con una buona energia, insomma farsi sentire con più coraggio e impatto. La realtà invece dice di migliorare i contenuti fidandosi anche del punto di vista del regista che certamente non mastica il marketing ma sa come far arrivare un contenuto. Un Ceo ha certamente la conoscenza della sua azienda e del suo prodotto, più riesce a trasmetterla a noi e al regista scelto più avrà ciò che desidera con il giusto equilibrio, non parlando solo di numeri, ma di concetti, contenuti, strategie.

Ritenete di essere riusciti a concretizzare per la realtà che capitanate il modello di business ideale, se si perché, se no, idem e se in parte a che punto del percorso sei ?

Vogliamo rispondere di si senza paura, siamo riusciti nonostante il difficile periodo a lavorare nel miglior modo possibile concretizzando il modello nel quale crediamo. Mercurio ha da sempre un’energia forte che va verso la ricerca del nuovo, considerando ogni brief non più uno spot ma un progetto a 360 gradi, una comunicazione che gira in tv, nella rete, nei device, come un unico contenitore e servono talenti che abbiano chiaro questo concetto. Abbiamo lavorato molto per mettere insieme ciò che erano le nuove esigenze del mercato, tv-digital non c’è più differenza, stesso valore, stessa forza nei contenuti, non c’è serie A o serie B.

 Si chiude il 2020, un anno non facile, cosa ha rappresentato per voi?

Il 2020 ha rappresentato la possibilità di rallentare forzatamente lasciando spazio alla riflessione, alla consapevolezza. Noi Mercuriani siamo stati molto vicini nonostante il Covid, abbiamo lavorato sulla ricerca, sul futuro e sull’ottimizzazione, cercando di non avere paura. E poi abbiamo fatto e ricevuto cose belle, tanti premi per Averna, un film stupendo per Translated, un film energizzante per Aperol, abbiamo fatto un bel film per la Cina e per l’India, scoprendo culture e modi di comunicare diversi. Insomma tra un tampone e l’altro non ci siamo fermati.

Essere oggi leader: qual è la principale dote che bisogna possedere

Non pensiamo ne basti una, crediamo molto nei giovani e nella loro visione, parlare con le nuove generazioni è sempre un bellissimo confronto, parlando di social, di musica, di arte e di tutto ciò che può alimentare la nostra conoscenza. E’ fondamentale per noi stare al passo, guardare, essere curiosi, cercare di restare con la mente aperta e sforzarsi di capire anche quello che per nostra natura facciamo fatica. Poi c’è l’intuito, una straordinaria dote che se si impara ad ascoltare è un grande alleato.

Successi, progetti, quali volete menzionare come emblematici della vostra impostazione?

Li abbiamo già citati in altre interviste, non vogliamo ripeterci, ma augurarci che ce ne siano altri e, che MERCURIO CINEMATOGRAFICA abbia messo un bel segno con questo modo di lavorare insieme.Ci piace pensare che si possa continuare ad usare il Noi e non, ‘il cliente ha detto’, ‘l’agenzia ha fatto, il regista vuole questo’. Lanciata la palla in campo si gioca insieme.

Il tema della rilevanza del mercato della comunicazione: è un tema? Ossia perché non sempre si è tenuti in alta considerazione, da governo, aziende, opinione pubblica. Una questione di carenza di ‘carismatiche star’?

E’ un tema complesso che non si limita al piccolo, ci sarebbe da parlare di comunicazione per giorni e richiederebbe molto tempo. Il mercato della comunicazione è fondamentale e merita sicuramente molta più a considerazione. Non crediamo si tratti di carismatiche star ma di farsi sentire più seriamente, magari iniziando ad aprire dei tavoli di confronto, ma come ogni cosa per essere fatta bene richiede tempo e studio.

Debora Magnavacca e Luca Fanfani, MERCURIO CINEMATOGRAFICA.

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