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Faccia a faccia con imprenditori e Ceo della comunicazione. Marco Faccio: il modello di business ideale? I miei obiettivi sono esprimere creatività in funzione del vivere bene. Rispetti, vivi meglio, lavori meglio, raggiungi stabilità economica. Insomma, i conti tornano

Qual è la tua visione per affrontare il futuro, su quali paradigmi fondi il tuo credo?

Inizierei col dire che è stato un anno difficile ma abbiamo vinto noi! Il mio credo si fonda proprio sul concetto di “noi”. Non si tratta di sterile retorica, chi è in HUB09 BRAND PEOPLE lo sa, ma della profonda convinzione che se fai vivere bene le persone vivi meglio anche tu e l’agenzia prospera. Rispetto e senso di squadra sono alla base di tutto ciò che facciamo. Anche il progetto POLO297 che ci porterà presto a cambiare sede, ha come obiettivo primario la vivibilità degli spazi e della quotidianità, nonché una profonda volontà di collaborazione con altre strutture.

Cosa ti è maggiormente dispiaciuto constatare nell’anno appena trascorso?

Nulla. Sono orgogliosissimo di quello che siamo riusciti a fare, di come ci siamo adeguati alla nuova realtà e soprattutto di come siamo riusciti a mantenere intatti i rapporti umani tra noi e i clienti. Così come sono orgoglioso di aver chiuso un anno terribile come questo con un’azienda in crescita rispetto al 2019 che già era stato il nostro miglior anno della storia. Certo, se la tua domanda non si limita ad HUB09 e alla pubblicità ma si allarga al mondo, allora sono state talmente tante le cose che mi sono dispiaciute che manco provo a elencarle. Una per tutte? L’odio crescente in rete.

Se fossi ceo o cmo di un brand che investe in comunicazione come agiresti, insomma, potendo dare consigli quali senti di dare al mercato dei clienti?

Agire velocemente e adeguare la propria realtà a un mondo che non potrà né dovrà più tornare quello di prima. Rispetto per le persone e per il pianeta sono gli asset su cui fondare il futuro se vogliamo che un futuro esista veramente.

Ritieni di essere riuscito a concretizzare per la realtà che capitani il modello di business ideale, se sì perché, se no, idem e se in parte a che punto del percorso sei? 

Io non so se esista un modello di business ideale. I miei obiettivi sono esprimere creatività in funzione del vivere bene. Il COVID ha radicato ancor di più in me questa convinzione. Dobbiamo trovare un modello che si basi sul rispetto. Rispetto tra persone, tra agenzia e cliente, tra cliente e mercato. Io sono felice se la gente è felice di lavorare con me. Ovviamente tutto questo è aleatorio se i conti non tornano, ma nel nostro caso tornano eccome e non è un caso, è tutto correlato: rispetti, vivi meglio, lavori meglio, raggiungi stabilità economica.

Si chiude il 2020. un anno non facile, cosa ha rappresentato per te?

Tanto. La consapevolezza di avere una squadra innamorata dell’agenzia e del nostro lavoro, capace di adattarsi al nuovo a una velocità insospettabile. Abbiamo scoperto che si può stare insieme anche così, che si possono avere sogni comuni e crescere perseguendoli. Ho una squadra di persone fantastiche.

Essere oggi leader: qual è la principale dote che bisogna possedere?

La credibilità. Banale? Non credo. Io spesso lancio iniziative che possono sembrare folli, che richiedono, per rivelarsi efficaci, di tanti sacrifici e tanto spirito di adattamento da parte di tutti. Io vedo che le persone che lavorano con me credono in questi progetti. Questo è un regalo grande, è tutto.

 Successi, progetti, quali vuoi menzionare come emblematici della tua impostazione?

MGM (Movimento Grandi Minuti) è stato sicuramente il progetto più vicino a ciò che adoro fare. Un insight potente e un’idea lanciata sulla rete, guidata, canalizzata, gestita e poi lasciata andare. Io credo che le idee non siano nostre, credo che le idee nascano da noi ma poi diventino di tutti; bisogna saperle lasciar andare, crescere, camminare con le proprie gambe. Un successo vero non è quando ti applaudono i colleghi, ma quando si trasforma in partecipazione e successo popolare, quando i media non possono fare a meno di parlarne. Questa è la nostra firma.

Il tema della rilevanza del mercato della comunicazione: è un tema? Ossia perché non sempre si è tenuti in alta considerazione, da governo, aziende, opinine pubblica? Una questione di carenza di ‘carismatiche star’? 

No, per me non è un tema. Il nostro settore è specchio del Paese, non ci sono grandi leader, tutti parlano di tutto, tutti si fanno la guerra e nessuno ha fiducia negli altri. Un popolo polarizzato e addestrato all’odio. E’ per questo che sostengo la necessità di un futuro basato sul rispetto. Se non partiamo da questo non abbiamo diritto di lamentarci di niente e di nessuno. Se ognuno di noi iniziasse a trattare bene il pezzo di terra che gli è stato affidato, si impegnasse in modo scrupoloso nel proprio lavoro e nelle proprie relazioni e ponesse il rispetto alla base della propria vita, allora tutto migliorerebbe.

Marco Faccio, HUB09 BRAND PEOPLE.

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