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In Australia l’Office of Trade Representative statunitense si schiera al fianco dei Big Tech contro la legge che prevede un ‘equo compenso’ per i media locali

Il governo degli Stati Uniti ha chiesto all’Australia di abbandonare una proposta di legge mirata a garantire che le piattaforme digitali, tra cui Facebook e Google, concordassero un pagamento ragionevole per ottenere l’accesso (e la distribuzione) alle notizie prodotte dei media locali.

In una udienza, tenutasi la scorsa settimana di fronte alla Commissione del Senato australiano incaricata di rivedere la legge, infatti, l’Office of Trade Representive degli Stati Uniti ha espresso preoccupazione per l’impatto competitivo che la legge proposta avrebbe sulle società statunitensi, le più grandi in Occidente del comparto.

In altri termini, ha chiesto all’Australia di abbandonare i tentativi di legiferare in merito, schierandosi invece a favore di un codice volontario sviluppato in “un processo aperto e trasparente“, come è scritto in una nota diffusa in Australia.

Il progetto di legge era stato presentato al Parlamento all’inizio di dicembre dell’anno scorso, dopo una revisione di 18 mesi da parte della Australian Competition and Consumer Commission e – in generale – vuole garantire che Google e Facebook abbiano stipulato accordi con editori locali per poter condividere i loro contenuti.

In mancanza di questi accordi, sarà la legge stessa ad attivare un arbitrato per determinare la tariffa appropriata da pagare. Nella loro obiezione, gli Stati Uniti non hanno negato che una Legge potrebbe essere necessaria per avviare indagini su specifiche violazioni, ma hanno hanno sostenuto che il progetto di legge australiano “sembra essere prematuro in assenza di ulteriori studi“, come recita la presentazione in Commissione, e manca dei “criteri oggettivi” in base ai quali determinare quali società sarebbero soggette alla nuova normativa, criticando anche il processo di arbitrato pianificato.

Il Ministro della Finanze australiano, Josh Frydenberg, ha ribadito all’agenzia Reuters che il governo è impegnato a far approvare una Legge che includa forme di obbligatorietà della retribuzione. Sull’argomento, in passato si era già registrata la contrarietà di Facebook, che aveva in precedenza minacciato di bloccare la condivisione di notizie sui propri servizi, e di Google, che aveva sottolineato la possibilità di ricadute negative sui risultati di ricerca e sui servizi prestati gratuitamente.