Interactive

‘Il ruolo dell’open banking nella battaglia per la sostenibilità ambientale’: dare senso ai propri dati di spesa può aiutare a comprendere il proprio impatto ambientale

Marie Johansson, Country Manager di Tink in Italia

“Negli ultimi anni, c’è stato un interesse massivo verso abitudini più sostenibili: dalla riduzione della plastica all’uso dei trasporti pubblici, alla scelta di brand che utilizzano materiali sostenibili”, spiega in apertura del suo articolo Marie Johansson, Country Manager di Tink in Italia. “Ma si tratta solo della punta dell’iceberg. In definitiva, tutti noi – politici, consumatori ed aziende – possiamo fare di più”.

Dopo quanto ascoltato in merito ai cambiamenti climatici nel corso della COP26 – prosegue – è lecito pensare che non sia più sufficiente parlare genericamente di sostenibilità e che individui e imprese debbano trovare il modo di ridurre le proprie emissioni di carbonio. Il settore finanziario dovrebbe avere un ruolo chiave per raggiungere lo scopo, in quanto gestisce grandi quantità di dati e potenzialmente grandi quantità di informazioni.

Basti pensare che l‘EBA (European Banking Authority) ha registrato 101,6 miliardi di transazioni derivanti da carte di credito e debito nella zona euro l’anno scorso, un dato che offre interessanti spunti di riflessione e fa capire come – al di là dell’impatto che possono avere i nostri investimenti – le banche hanno la possibilità di offrire supporto relativamente a ciò che riguarda le nostre spese.

I conti correnti, infatti, sono una fonte di informazione quotidiana – anche attraverso una singola transazione, è possibile ricavare un’enorme quantità di dati relativi all’importo speso per l’energia, i viaggi o lo shopping. Aggregando, categorizzando e analizzando miliardi di transazioni, quindi, l’open banking può permettere alle istituzioni finanziarie di dare significato ai dati dei propri clienti.

Molte aziende di servizi finanziari intelligenti stanno collegando l’analisi dell’impronta di carbonio ai modelli di spesa attuali e futuri. Così facendo, le banche e le fintech – in collaborazione con le piattaforme di open banking – possono mostrare ai clienti e alle imprese come la propria spesa abbia un impatto diretto sull’ambiente.

E questo approccio è già realtà. La startup francese Greenly, ad esempio, traccia automaticamente l’impatto delle spese di un individuo o un’azienda e mostra loro quali abitudini modificare per ridurre la propria impronta di carbonio. NatWest, invece, ha dato vita ad un carbon tracker all’interno della propria app, in collaborazione con CoGo e Tink, per aiutare i propri clienti a ridurre l’impatto ambientale analizzando le proprie spese.

La startup svedese Gokind sta introducendo il primo ‘programma fedeltà per il pianeta’ al mondo. Combinando i dati di sostenibilità dei brand con le transazioni dell’utente, questi guadagnano ‘crediti di impatto’ per ogni acquisto sostenibile che fanno. E, ancora, la piattaforma tedesca di ricevute digitali epap ha sviluppato un’alternativa sostenibile alle ricevute cartacee che permette agli utenti di connettersi al proprio conto bancario e ottenere una panoramica in tempo reale di saldi, ricevute e storico acquisti.

Dare senso ai propri dati di spesa può aiutare le aziende e i consumatori a comprendere il proprio impatto ambientale e agire di conseguenza, modificando i propri comportamenti. Sfruttando l’open banking, infatti, le banche stanno diventando parte di questo cambiamento. Motivo per cui è essenziale incentivare collaborazioni intersettoriali e partnership tra banche e fintech. Lavorare insieme permetterà loro di costruire servizi che utilizzano i dati delle transazioni per potenziare le decisioni quotidiane di ogni individuo, e quindi ridurre le emissioni di carbonio. Una corretta informazione, in fondo, è il primo passo per mirare ad un reale cambiamento.