“Lavorare in agenzia significa viverci e morirci. Tutti i giorni quando arrivo in ufficio mi sembra di rientrare a casa dopo una notte passata fuori. L’orario di lavoro flessibile si è tramutato in orario di vita flessibile perché vivere al di fuori dell’agenzia può diventare molto impegnativo. Il weekend dite? Beh non esistono i weekend quando si è in gara. E la cosa più antipatica è che ci piace. Perché vivere in agenzia significa avere una seconda vita. Feste, cocktail, sesso e aperitivi. C’è gente che si incontra, si sposa, ha figli e gli stessi figli a furia di starci dentro imparano ad usare photoshop. Insomma, in agenzia si sta bene. E poi c’è il lavoro e ci sono gli account e i manager ancora intenti a districarsi su chi sia più senior dell’altro e chi mettere in copia o meno nelle mail. Ci sono i copy che bazzicano su vimeo e twitter perché youtube e facebook sono troppo sdoganati. E infine gli art pronti a mostrare l’ultimo prodotto apple appena sfornato e spulciare il web alla ricerca di t-shirt con sopra impresse le locandine dei film retrò ridisegnate in maniera minimalista. Un’agenzia è come uno zoo senza gabbie, un posto pieno di specie diverse che devono convivere e sopravvivere tutti i giorni. Talvolta però un paio di gabbie non farebbero male”.
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