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Alla caccia dell’autorevolezza, il peso della SERP di Google e le sanzioni per money anchor e altre forme di link non naturali. La ricerca di SEMrush

Oggi più che mai è essenziale per un qualsiasi business online, elaborare strategie volte a migliorare la propria reputazione, il che dimostra la crescente attenzione per gli aspetti SEO, in cui il posizionamento SERP è centrale per una corretta indicizzazione di base. Capita, ed è più frequente di quanto si possa pensare, che scelte errate possano ottenere l’effetto opposto a quello desiderato, come emerge dalla ricerca effettuata da SEMrush, la principale piattaforma SaaS per la gestione della visibilità online e il content marketing, a cui si affida oltre il 25% delle aziende di Fortune 500.

Ecco allora che la meticolosa indagine, durata circa due anni e che ha preso in esame oltre 830 siti web, porta a informazioni molto interessanti sui link ‘tossici’ in entrata, sulla loro valutazione e sulle sanzioni di Google. Perché è inutile nascondercelo: questa è l’unica fonte considerata dalla stragrande maggioranza delle persone quando devono ricercare qualche cosa online. La situazione sta molto lentamente evolvendo, per la crescita del mobile e degli assistenti digitali, e in futuro il contesto potrebbe mutare, basti considerare lo scenario tracciato dalle risposte ‘uniche’ fornite da Alexa o dall’Assistente di Google. Il database delle penalizzazioni era invece composto da casi di utenti SEMrush e di forum del settore, i cui siti web sono stati colpiti dalle sanzioni di motore di ricerca, e l’obiettivo dello studio era scoprire i fattori esatti che scatenavano le penalizzazioni e la loro frequenza, per fornire consigli agli esperti di marketing su come evitare le sanzioni di Google, o farle rimuovere nel caso fossero stati già colpiti.

Lo studio ha portato a identificare alcuni elementi fondamentali, che sono presenti nella maggior parte dei casi presi in esame. Innanzitutto le money anchor e i link sponsorizzati (o a pagamento) in articoli e blog post rappresentano la causa di oltre il 50% dei casi di penalizzazione rilevati. Parole come ‘Sponsorizzato da’, ‘Le informazioni sono state fornite da’, ‘Contenuto pubblicitario’, ‘Messaggio pubblicitario per conto’ e simili, possono frequentemente diventare motivo di sanzione.

La seconda causa più frequente di una sanzione, poi, è la pubblicazione di guest post e i comunicati stampa, che pesano per il 45% dei casi.
Va detto inoltre che le penalizzazioni applicate da Google per link in entrata non naturali sono concrete e tangibili, e che Google monitora ancora attivamente la conformità dei siti alle sue linee guida per i webmaster e verifica manualmente i casi di spam.

Inoltre la policy prevista in questi casi non si allarga fino a indicare il (o i) link oggetto della sanzione per cui è spasso arduo identificarli e rimuoverli, azione indispensabile prima di richiedere una rivalutazione.

Anche tecniche manipolative di link bilingue datate, quali PBN e reti di link, spam nei forum e blog e link da directory web continuano a essere le cause di un ban manuale anche effettuato in tempi recenti, come mostrano alcuni esempi della ricerca: Google non distingue i link tossici recenti da quelli vecchi.
Infine, va sottolineato che Google tratta tutti i siti web allo stesso modo: non fa alcuna differenza da dove provengano i link al sito sotto esame, che si tratti di siti web spam, siti web dubbiosi o media affidabili. Il risultato, quanto a penalizzazione, è sempre lo stesso.

“Siamo il principale software di visibilità online e di content marketing, non possiamo sottovalutare l’importanza della SEO, che è il vero fondamento della visibilità online”, dichiara nella nota Eugene Levin, Chief Strategy Officer di SEMrush. “Nel momento in cui una presenza online di successo è l’unica strategia possibile per la maggior parte delle aziende, è importare rivedere i principi fondanti della visibilità in rete. E, naturalmente, un profilo backlink sano può essere la chiave per crearla o, al contrario, distruggerla. Pertanto, incoraggio tutti coloro che vogliono costruire una reputazione solida, a prendere in considerazione i risultati della nostra ricerca e ad avviare azioni finalizzate a risolvere e migliorare alcuni problemi SEO”.

Chi fosse interessato trova l’intera ricerca a questo link