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WE ARE SOCIAL ne è certa, la produzione di contenuti non basta più. La sfida è aiutare i brand a leggere i cambiamenti culturali, intercettare le conversazioni che contano e costruire relazioni di lungo periodo.
Da 10 anni in agenzia
Francesca Pigna ne ha accompagnato l’evoluzione, avendo avuto l’opportunità di lavorare con diversi mercati internazionali, seguendo da vicino la fase di avvio delle sedi in Spagna, Amsterdam e Portogallo. Un’esperienza confrontandosi con i diversi Managing Director locali nella definizione degli obiettivi di business è oggi patrimonio fondamentale per il suo nuovo ruolo. “La conoscenza della cultura aziendale e delle dinamiche internazionali rappresentino per me oggi valore e vantaggio competitivo”.
Partner strategici
Oggi i brand non cercano semplicemente esecutori creativi, ma partner strategici capaci di accompagnarli in un contesto che evolve con estrema rapidità. Cambiano i linguaggi, le piattaforme, le abitudini di consumo e i riferimenti culturali. Comprendere quando e come inserirsi nelle conversazioni diventa sempre più complesso. Ma è qui che si misura il valore di un’agenzia, nella costruzione di relazioni di fiducia, affiancando i clienti nelle scelte e, in molti casi, contribuendo pure a definire insieme gli obiettivi di business.
Dal DNA social alla rilevanza culturale
Il Dna di We Are Social rimane ancorato ai social media, ma l’evoluzione dell’offerta va ben oltre la semplice produzione di contenuti. Il punto di partenza continua a essere l’osservazione delle persone, capire come cambiano i linguaggi, cosa cercano gli utenti, quali dinamiche culturali stanno emergendo. Per Pigna la vera sfida non consiste nel produrre una quantità crescente di contenuti, bensì nel realizzare contenuti rilevanti, capaci di inserirsi nei contesti giusti nei momenti giusti. La tempestività diventa quindi una competenza strategica, saper cogliere l’humus culturale, anticipare le tendenze e offrire ai brand l’opportunità di partecipare alle conversazioni che stanno nascendo, creando connessioni autentiche con le persone.
Il modello editoriale evolve
Proprio questa esigenza ha portato We Are Social a evolvere anche il proprio modello editoriale. Strategia, creatività e produzione non vengono più considerate fasi separate, ma componenti integrate di un unico processo. L’obiettivo è costruire contenuti che non si limitino a occupare spazio nei feed, ma siano in grado di rafforzare la rilevanza dei brand all’interno dei contesti culturali in cui operano.
L’Ai? Democratizza la produzione, non le idee
L’AI ha già reso la produzione dei contenuti molto più accessibile, abbassando significativamente le barriere d’ingresso. Ma proprio questa democratizzazione rende ancora più preziosa l’originalità delle idee e la capacità di leggere il presente. L’intelligenza artificiale si basa inevitabilmente sul patrimonio informativo del passato. Più difficile, invece, interpretare il contesto culturale mentre si sta formando, cogliere segnali deboli, anticipare le tendenze e comprendere il significato che determinati fenomeni assumono per le persone.
Sei mesi di crescita tra conferme e nuovi clienti
Sul fronte del business, il primo semestre è positivo. L’agenzia ha consolidato collaborazioni con clienti storici, da Netflix al gruppo Royal Unibrew, affiancandole a nuovi incarichi per brand come Tinder Italia, Bancomat e il gruppo Bolton.
Le persone restano il principale investimento
Guardando ai prossimi mesi, la priorità rimane lo sviluppo delle competenze. Uno dei punti di forza di We Are Social è sempre stato quello di mettere insieme professionalità diverse, capaci di lavorare in modo integrato. L’investimento sulle persone procede di pari passo con quello sul prodotto. L’evoluzione del modello editoriale, infatti, è stata possibile proprio grazie a una leadership condivisa e alla capacità delle diverse competenze di lavorare nella stessa direzione.
di Monica Lazzarotto