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Bot malevoli e AI, oltre metà del traffico internet non è più umano secondo il Thales Bad Bot Report 2026

La crescita dell’intelligenza artificiale generativa sta accelerando la sofisticazione degli attacchi automatizzati, rendendo sempre più difficile distinguere il traffico legittimo dalle attività malevole
Bad Bot Report 2026

Uno dei temi centrali del Report riguarda l’evoluzione dei bot grazie all’intelligenza artificiale.

Gli attacchi AI-driven sarebbero aumentati di 12,5 volte rispetto all’anno precedente, passando da circa 2 milioni a 25 milioni di richieste giornaliere automatizzate. Non si tratta più soltanto di script rudimentali: i nuovi sistemi riescono a simulare comportamenti umani, navigare siti, interagire con API e aggirare sistemi antifrode in modo molto più avanzato.

Secondo il report, internet sta entrando nell’era degli AI agents, software autonomi capaci di prendere decisioni, eseguire attività complesse e interagire direttamente con piattaforme e servizi digitali.

La conseguenza è che il problema per le aziende non consiste più semplicemente nel capire se il traffico sia umano o automatizzato, ma nel comprendere le intenzioni dell’automazione stessa.

API e backend diventano i nuovi bersagli

Il report individua nelle API uno dei punti più vulnerabili dell’infrastruttura digitale moderna.

Circa il 27% degli attacchi bot prende infatti di mira direttamente le API, mentre il 21% sfrutta vulnerabilità legate alla business logic delle applicazioni. Gli attaccanti preferiscono questi canali perché permettono di operare direttamente sui sistemi backend, bypassando le interfacce utente tradizionali e aumentando velocità e scala delle operazioni fraudolente.

Per le aziende questo scenario rende sempre più centrale la protezione delle API, soprattutto nei settori che gestiscono grandi volumi di dati e transazioni digitali.

Finance, ecommerce e travel tra i settori più colpiti

Tra i comparti maggiormente esposti emergono soprattutto servizi finanziari, retail ed ecommerce.

Secondo il report, il 24% degli attacchi bot colpisce il settore finance, che concentra anche il 46% dei tentativi di account takeover. I criminali utilizzano l’automazione soprattutto per furto credenziali, accessi fraudolenti e manipolazione dei sistemi di autenticazione.

Anche ecommerce e retail risultano fortemente bersagliati. In questo caso i bot vengono impiegati per scraping dei prezzi, abuso di promozioni, acquisti automatizzati e frodi sui programmi loyalty.

Il travel continua inoltre a essere uno dei comparti più vulnerabili, soprattutto per pratiche come prenotazioni automatiche, monitoraggio prezzi e utilizzo fraudolento di punti fedeltà.

I bot cercano di sembrare utenti reali

Uno degli aspetti più critici evidenziati dal report riguarda la crescente capacità dei bot di imitare il comportamento umano.

Il 41% dei sistemi automatizzati utilizza tecniche di impersonificazione di browser come Chrome per apparire traffico legittimo. Parallelamente, il report sottolinea come anche bot relativamente semplici continuino a funzionare efficacemente grazie alla scala automatizzata e al supporto dell’AI.

Nel corso del 2025, Thales dichiara di aver bloccato 17,2 trilioni di richieste bot malevole a livello globale.

Una sfida sempre più strategica per le aziende

La crescita del traffico automatizzato apre una nuova fase per la cybersecurity e per la gestione delle piattaforme digitali.

Secondo il report, i tradizionali sistemi anti-bot basati su CAPTCHA o regole statiche non sono più sufficienti. Le aziende dovranno investire sempre di più in analisi comportamentale, protezione API, identity management e strumenti capaci di interpretare il comportamento degli agenti AI.

Il dato più rilevante del report non riguarda soltanto il volume degli attacchi, ma il cambiamento strutturale di internet stesso: il web sta diventando un ambiente in cui l’automazione AI sarà sempre più presente, sia nelle attività legittime sia in quelle malevole.

Per piattaforme digitali, media company, ecommerce e servizi finanziari, la sfida non sarà più soltanto bloccare i bot, ma imparare a convivere con un ecosistema online in cui gli utenti umani non rappresentano più la maggioranza del traffico.